Elezioni britanniche 2015: ancora ambiguità nei sondaggi.

I sondaggi per definizione sono inattendibili e spesso confusi, ma qui si esagera. Da mesi, ormai, i media britannici sottolineano come la situazione politica d’oltremanica sia estremamente difficile da decriptare.

Dalla fine del 2014 i sondaggi premiano oggi il Labour, domani i Conservatori del premier Cameron. Spesso il vantaggio dell’uno sull’altro si riduce a pochissimi punti percentuali, altre volte addirittura emerge una situazione di parità quasi assoluta tra gli elettori di Miliband e i Tories.

Negli ultimi due giorni (15-17 marzo) sono stati pubblicati due sondaggi molto importanti. Sono condotti da YouGov sulla committenza del Sun. I risultati sono al’insegna della solita ricorrente ambiguità:

Primo sondaggio su un sample di 1683 persone:

Labour 35%
Conservatori 33%
UKIP 13%
Liberaldemocratici 7%
Verdi 7%
Altri 4%

Secondo sondaggio, stavolta su 1830 persone:

Labour 36%
Conservatori 34%
UKIP 12%
Libdem 7%
Verdi 6%
Altri 5%

In entrambi i casi, il Labour ha un vantaggio reale di soli 2 punti percentuali, davvero troppo pochi se Miliband vuole sfrattare il governo Cameron dal 10 di Downing Street.
L’UKIP, ancora, si conferma terzo partito britannico nei sondaggi, con un risultato lontano da quel 32% ottenuto nelle scorse elezioni europee. Certamente però, se mettiamo a paragone il dato dei sondaggi con il risultato delle elezioni politiche generali del 2010 (3,1%), gli elettori dell’UKIP si sono moltiplicati.

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Il Regno Unito verso le elezioni 2015: aggiornamenti e previsioni di governo.

Partiti britannici

Il 55° parlamento britannico vedrà la sua naturale scadenza il 30 marzo 2015. Ancora non è stata fissata una data certa per le elezioni politiche britanniche, anche se i quotidiani oltremanica indicano il 7 maggio come plausibile polling day per i quasi 50 milioni di elettori. I membri della Camera dei Comuni di Londra che dovranno essere eletti saranno 650, come da tradizione nonostante i numerosi tentativi del governo Cameron di portarli a soli (si fa per dire) 600.

In altre occasioni abbiamo già parlato della corsa verso la soglia magica dei 326 deputati necessari per avere la maggioranza e spazzare via la paura di un nuovo hung parliament come quello degli ultimi 5 anni. Ad oggi la partita è più aperta che mai: il sondaggio di Populus eseguito tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio su un significativo campione di oltre 2000 persone ha evidenziato un margine di vantaggio per il Labour sempre più risicato (+3%) sui conservatori di Cameron.

Lo stesso sondaggio ha ribadito il totale annichilimento dei Liberaldemocratici di Nick Clegg, partner dei conservatori nel governo uscente, che si attestano intorno ad un deludente 7%. Il sistema tipicamente britannico, ironicamente definito dall’Economist ‘dei due partiti e mezzo’, sembra essere al tramonto. Dal 1922 gli elettori britannici hanno, alternativamente, premiato come primo partito Conservatori o Laburisti con dietro, sempre in terza posizione, l’eterno partito liberaldemocratico. Il crollo di consensi di Clegg nei sondaggi e soprattutto l’irresistibile ascesa dell’arcinoto UKIP (secondo Populus intorno al 14%) mettere fine dopo quasi un secolo a questo monotono sistema politico.

Giusto per darvi un’idea di quanto sia liquida la situazione elettorale: i Libdems di Clegg avevano ottenuto il 23% nelle elezioni del 2010 rischiando addirittura di diventare il secondo partito britannico, mentre l’UKIP raggranellava un misero 3,1% non riuscendo ad eleggere parlamentari.

Lo SNP in Scozia.
Partiti maggioritari nelle circoscrizioni scozzesi. Il giallo è l’SNP.

Se si parla del collasso del ‘sistema a due partiti e mezzo’ non si può non citare la crescente importanza dei Verdi (dati tra il 5 e l’8%), ma soprattutto del dominio incontrastato dello Scottish National Party a nord del confine inglese. Lo SNP della nuovissima prima ministra scozzese, Nicola Sturgeon, vola oltre il 50% nei sondaggi e, nonostante l’ormai nota sconfitta al referendum per l’indipendenza, ha oltre 20 punti in più del secondo partito in Scozia (i laburisti).

Sembra, comunque, dato per scontato da tutti gli analisti che ci ritroveremo nuovamente di fronte ad un hung parliament, dove però l’assenza di un cospicuo gruppo di libdems potrebbe costringere un rieletto Cameron a venire a patti con l’UKIP. Malelingue, invece, mormorano che ci sia già una bozza di accordo orale per una ‘grande coalizione’ tra Laburisti e conservatori in caso di hung parliament.

Elezioni nel 2015: Podemos & UKIP alla riscossa

Il 2014 è già quasi alle spalle. Difficile prevedere cosa accadrà il prossimo anno. Molti sono gli appuntamenti politici/elettorali del 2015.

Regno Unito General Elections 2015

Abbiamo già analizzato alcuni sondaggi per le elezioni in Gran Bretagna del 2015. Gli ultimissimi trend vedono un leggero vantaggio del Labour di Miliband (+4%, secondo il sondaggio del The Sun del 22 dicembre) e alcune increspature del supporto popolare di Cameron (comunque alla rincorsa dei laburisti).

Nigel FarageLa grande novità sarà molto probabilmente l’UKIP di Nigel Farage (nel frattempo eletto britannico dell’anno dal magazine Times).

L’UKIP è attestato tra il 15 ed il 20%, un dato che-se confermato- potrà costringere David Cameron a venire a patti per formare un nuovo governo di coalizione.

Gli attuali alleati di Cameron, i Liberaldemocratici di Nick Clegg, sono praticamente inesistenti (6%) e si avviano verso una disfatta senza precedenti. Nelle scorse elezioni europee, i libdems sono riusciti a perdere dieci degli undici seggi che avevano all’Europarlamento.

Nick Clegg (LibDems) in crisi
Nick Clegg (LibDems) in crisi

La leadership di Clegg è stanca e fortemente compromessa con il governo Cameron. Clegg si era presentato nel 2010 come l’innovatore liberale raccogliendo moltissimi consensi soprattutto tra studenti e intellettuali per poi ricoprire solo il ruolo di cane da guardia di Cameron (molti ringhi, ma nessun morso). A meno di una strepitosa rimonta (che comunque sarà improbabile se verrà confermato Clegg alla guida del partito), i voti liberaldemocratici saranno di ben poco aiuto ai Conservatori.

Sicuramente di ben più facile lettura il dato scozzese. Il referendum sull’indipendenza ha fatto letteralmente scoppiare il consenso del partito nazionalista (SNP) che nei sondaggi è saldamente il primo partito in Scozia con oltre il 40% dei voti (alle scorse elezioni europee il partito raccolse il 29%). Secondo in Scozia rimane il Partito Laburista che ha recentemente eletto il nuovo segretario, Jim Murphy.

galles politicaMolto noioso, invece, le proiezioni politiche in Galles. L’unica ‘mosca bianca’ rimane il Partito indipendentista gallese Plaid Cymru. Difficilmente, secondo i sondaggi, il PC potrà superare il 12-13% uscendo così dal trend negativo che lo ha caratterizzato negli ultimi anni. Non c’è stato l’effetto referendum Scozia. Il Galles sembra piuttosto scettico a riguardo, confermando un 36%, un 23% ai Conservatori e un ottimo 18% per Farage e i suoi.

Per l’Irlanda del Nord non ci sono obiettivamente dati precisi e affidabili. Molto probabilmente il DUP, il maggiore partito unionista, confermerà il primo posto e lo Sinn Fèin (ex braccio politico dell’IRA) arriverà immediatamente dietro. Buone prospettive ci sono per il partito inter-comunitario di Alliance. I risultati del 7 maggio poco cambieranno il panorama politico nordirlandese. L’unica sfida interessante da seguire sarà quella per il seggio di East Belfast: tradizionalmente feudo unionista che Alliance strappò nel 2010 addirittura al primo ministro nord irlandese Peter Robinson.

Spagna alle elezioni politiche. I sondaggi.

Di tutt’altro tipo l’aria che si respira in Spagna. Il governo conservatore di Mariano Rajoy che aveva vinto nel 2011 con il 44.6% è oggi attestato solo al 26,5%. In pratica il suo governo è riuscito a dimezzare i propri consensi elettorali.
Gli avversari tradizionali, i socialisti, non si sono ancora ripresi dalla sconfitta di Zapatero-Sànchez e riscuotono un timidissimo supporto nei sondaggi (18-20%).

Gli spagnoli condannano così sia il governo conservatore, sia l’opposizione socialista.

Che sta succedendo?

Abbiamo delineato sopra la situazione politica emersa dai sondaggi in Gran Bretagna: partito governativo (Conservatives) vs partito d’opposizione (Labour) con il pericolo dell’outsider (UKIP). Questa situazione tripartita la ritroviamo ingigantita in Spagna, probabilmente per colpa del crisi economica che qui ha battuto con più virulenza che in Inghilterra.

Il grande vincitore (per adesso solo nei sondaggi) è Podemos, partito populista di sinistra recentemente costituito. Secondo i nuovi sondaggi, rilasciati a dicembre, non solo Podemos potrebbe mettere in difficoltà i partiti tradizionali, ma rischierebbe perfino di diventare primo partito di Spagna.

podemos

Molto simile per costituzione associativa, ma molto diverso per contenuti, Podemos può essere messo a confronto con il Movimento 5 Stelle italiano. In realtà questo nuovo movimento si connota decisamente come un partito di sinistra (tant’è che i 5 eurodeputati siedono con l’eurogruppo di Sinistra Unitaria Europea), ma eredita la lotta contro la casta tipica dei grillini nostrani.

Le elezioni spagnole sono fissate per il 20 dicembre, ma secondo molti commentatori si potrebbe arrivare velocemente alle elezioni anticipate.

Media dei sondaggi in Spagna
Media dei sondaggi in Spagna: blu conservatori, rosso socialisti, viola Podemos.

Podemos sta erodendo molti consensi anche ai partiti catalani. Nella sola Catalunya (Catalogna) Podemos è attestata intorno al 20%. Se confermato il dato, si tratterebbe della prima forza politica entro i confini catalani. A risentirne maggiormente sono Convergència i Unió (Convergenza e Unione) che comunque mantiene un 18,8% ca e Esquerra Republicana de Catalunya che cala notevolemente al 17,5% (a settembre i sondaggi la accreditavano al 21%).

Importante notare che entrambi i partiti più colpiti dall’ascesa elettorale di Podemos sono partiti nazionalisti, a favore dell’indipendenza catalana dalla nazione spagnola. La posizione del nuovo movimento nei confronti dell’indipendentismo catalano è calcolatamente ambigua: da una parte si afferma il diritto all’auto-determinazione del popolo catalano, dall’altra si fa appello all’unità nazionale (molto interessante, l’articolo di Shea Baird sulla questione Podemos/indipendentismo).

C’è tempo per recuperare o per consolidare. Quel che resta sicuro è che andremmo verso una notevole alterazione degli equilibri politici in Regno Unito e in Spagna.

Un appendice sul voto anticipato in Grecia qui.

La situazione politica in Gran Bretagna: difficili equilibri e previsioni di voto 2015.

Il 7 maggio 2015 si svolgeranno le elezioni politiche del Regno Unito. Simultaneamente circa 47 milioni di elettori dovranno eleggere il nuovo parlamento di Westminster. A loro spetterà la decisione di confermare o meno i 650 deputati che siedono tra i banchi della Camera dei Comuni. Ma, soprattutto, a loro il giudizio supremo sul governo di David Cameron.

Residenza Primo Ministro UK

All’indomani delle elezioni del 2010 era emerso un quadro molto fosco per la politica britannica, abituata da decenni alla monotona disfida Laburisti-Conservatori, vivacizzata saltuariamente da qualche insolito risultato dei Liberaldemocratici. Cameron aveva raccolto il 36,1% dei voti e il suo partito avrebbe potuto contare su un folto gruppo di deputati (306). Folto si, ma non abbastanza solido da poter sostenere una maggioranza di governo: una situazione alquanto insolita per la Gran Bretagna. Così, per ottenere l’incarico dalla Regina, i conservatori hanno dovuto così costruire una difficile intesa con i Libdem di Nick Clegg, superando finalmente l’empasse del Parlamento Appeso (hung parliament).

Il prossimo anno si conclude il ciclo Cameron e, a giudicare dai commenti politici, non avrà vita facile a farsi rieleggere. Un sondaggio, condotto nei giorni 17-18 novembre 2014 (quindi freschissimo) delinea un quadro catastrofico per Cameron: solo il 31% giudica apprezzabile l’operato del suo governo, mentre il 54 lo condanna senza appello (+ un 15% che non si espone).

Nei sondaggi di voto, invece, solo il 32% degl intervistati si dichiara pronto a rivotare Consevatore alle prossime consultazioni. Logica vorrebbe che saranno i laburisti di Miliband a trionfare nel 2015. Eppure, nello stesso sondaggio, il Labour risulta essere il primo (potenziale) primo partito britannico, ma conduce solo per un misero 2% sui Conservatori. Un vantaggio davvero troppo risicato per un opposizione che avrebbe dovuto avere vita facile con un governo così poco amato.
Anche il terzo incomodo, Nick Clegg e i Liberaldemocratici, non se la passano certamente meglio. L’elettorato giallo composto soprattutto da giovani e intellettuali non ha perdonato l’alleanza di governo con Cameron e nel sondaggio iLibdems scivolano al 7%.

L'andamento dei sondaggi politici inglesi.
L’andamento dei sondaggi politici inglesi.

Dove sono finiti dunque i voti dei britannici?

Si possono individuare due grandi direttrice. Moltissimi elettori (soprattutto delusi da Cameron) sono ben disposti a votare Nigel Farage e l’UKIP (famoso alle nostre cronache per la dubbia alleanza politica con Grillo e il M5S al Parlamento Europeo). Nel sondaggio, l’UKIP si aggira intorno al 15% ed è molto probabile che otterrà un ottimo risultato alle prossime politiche.
La seconda direttrice porta all’inghiottitoio dei piccoli partiti.  Quasi un 15% di voti sono balcanizzati in una miriade di piccoli-medi partitini. In particolare, i Verdi e lo SNP si trovano in splendida forma.
Gli iscritti green sono raddoppiati in brevissimo tempo e i sondaggi di ogni committente stanno premiando la loro capacità di raccogliere voti dai fuoriusciti del Labour.
In Scozia, invece, lo Scottish National Party sta eliminando ogni possibile concorrente oltre il confine. Proprio oggi il partito ha eletto Nicola Sturgeon come primo ministro scozzese in sostituzione di Alex Salmond, dimessosi per la cocente sconfitta del referendum sull’indipendenza. Paradossalmente la sconfitta ha fatto bene al partito nazionalista scozzese che nei due mesi successivi al referendum ha visto crescere vertiginosamente supporto e iscritti (+ 60,000 membri).

Nel 2010 era emersa una Scozia tripartita tra SNP, Labour e soprattutto Libdem che proprio nel paese aveva la sua base elettorale più forte. Sia il Labour che i Libdems stanno oggi praticamente lottando per la loro stessa sopravvivenza in Scozia. Secondo i nuovi sondaggi, Miliband rischierebbe un nuovo hung parliament (stavolta però a maggioranza relativa laburista) proprio a causa della Scozia. La potenziale perdita di deputati si aggirerebbe intorno ai 37 membri.

Comunque andrà, in questa gara si preannunciano già più sconfitti che vincitori. Sembra sicuro che non sarà facile vincere per Miliband e il Labour come sembra certo che non emergerà dall’elezione un quadro politico netto.

Elezioni Europee 2014: la situazione in Gran Bretagna

Siamo certi che le prossime elezioni europee sconvolgeranno gli equilibri istituzionali del Vecchio Continente. Resta da misurare l’altezza dell’onda che si abbatterà entro poche settimane.
La situazione italiana è ben conosciuta: un PD che cercherà di emergere con le unghie e con i denti, Berlusconi che invece cercherà di non affondare del tutto e un M5S la cui performance elettorale andrà, sicuramente, oltre le aspettative.
In Francia, il Fronte Nazionale macina consensi giorno dopo giorno e Marine Le Pen sembra avviarsi verso una vittoria che sconvolgerebbe i tradizionalisti francesi.

E in Gran Bretagna cosa sta succedendo?

David Cameron, PM e leader conservatore
David Cameron, PM e leader conservatore

Il consenso popolare per il governo Cameron sta affondando. Secondo la maggioranza dei sondaggi, il premier resta distante dalle richieste della gente e non riesce quindi ad interpretarne i bisogni più elementari. Addirittura molti istituti di ricerca relegano il Partito Conservatore ad un imbarazzante terzo posto. C’è già chi parla di dimissioni anticipate del governo Cameron o della sua sostituzione con il cancelliere dello scacchiere Osborne o con il popolare sindaco di Londra Boris Johnson. Al prime minister viene rinfacciata una politica troppo ‘liberale’ in materia di immigrazione e soprattutto diritti civili.

I laburisti, d’altra parte, non stanno approfittando dello spazio lasciato vuoto dai Tories. Secondo gli analisti, il partito il Miliband oscillerebbe tra l’essere primo in UK per pochissimi decimi percentuali e fermarsi al secondo posto. “Red Ed” Miliband è spesso apparso troppo appiattito sulle posizioni conservatrici, tanto che su molti temi i due paiono andare piuttosto d’accordo.

Se i Tories sprofondano e i laburisti non sfondano, c’è chi sta messo peggio. I Lib dems di Nick Clegg sono quotati ad un miserrimo 7%. Come ampiamente previsto già anni fa, l’elettorato liberale non ha perdonato ai suoi leaders il patto con il diavolo, ovvero l’allenza di governo con i conservatori. Delusi da questo “compromesso storico”, i consensi dei liberals si sono dimezzati rispetto alle scorse elezioni europee (fermo restando che i sondaggi vengano poi confermati dagli effettivi risultati elettorali).

Chi conduce allora la gara?

Un partito semisconosciuto ai più, l’UKIP (United Kingdom Independence Party) che dovrebbe accaparrarsi oltre il 25% dei voti. Non è chiaro se l’UKIP di Nigel Farage riuscirà ad espugnare il primo posto o se si fermerà dietro ai laburisti; ma è sicuro che una percentuale superiore al 20% risulterebbe davvero altisonante per un partito che, pensate, alle scorse politiche 2010 aveva ottenuto un silenzioso 3,1.

Farage, leader UKIP
Farage, leader UKIP

L’UKIP d’altra parte non è nuovo ad exploit elettorali per le elezioni europee, visto che nel 2009 riuscì ad arrivare secondo con oltre il 16% di consensi.
Forti di un generale scontento del popolo britannico nei confronti dell’Unione Europea, l’UKIP ha puntato tutto sull’uscita immediata dall’area europea e su una legislazione draconiana nei confronti dell’immigrazione. Come già in Francia, sarà l’estrema destra a giocare il ruolo del protagonista nelle prossime elezioni.

In Inghilterra tutti parlano di ‘protest votes’ contro il governo e contro le forze politiche tradizionali (un po’ come sta avvenendo in Italia attraverso il movimento di Grillo). In realtà, però, l’onda elettorale dell’UKIP (se ci sarà) verrà trasformata in tsunami dalla gigantesca massa di astensionisti che, ad oggi, sono misurati oltre il 60%. All’indomani del voto, prima di trarre un bilancio, si dovrà guardare ai voti ottenuti dall’UKIP in termini assoluti piuttosto che alle vuote percentuali.

Interessante, a tal proposito, un’indagine dell’Observer sull’elettorato dell’UKIP: ‘Quando viene chiesto di spiegare le ragioni di un appoggio elettorale all’UKIP, la maggior parte degli intervistati rispondono di voler ‘mandare un messaggio’ a Westminster, la classica risposta  di un elettore arrabbiato”

 

Elezioni politiche in UK, 6 maggio 2010

Eccoli qua, nella foto, la triade magnifica delle prossime elezioni. La Gran Bretagna si sta giocando il destino dei prossimi anni. Non è cosa da poco, domani, molto probabilmente, il governo Labour di Blair prima, Brown poi, collasserà facendo un tonfo manco il colosso di Rodi.
C’è da dire che Gordon Brown era già dato sconfitto al via della campagna elettorale. E, certamente, non ha fatto molto per alleviare le distanze con l’arcinemico David Cameron, leader dei Tories. Il risultato? Nei sondaggi dell’ultima ora i Conservatori sono al 35%, e i laburisti al 28%. Un minimo storico per il partito di Brown. Aspettiamo domani per gli annunci ufficiali, ma è plausibile che il ciclo del New Labour si concluda dopo ben 13 anni di governo ininterrotto.

Tony Blair, che politicamente ha cresciuto Brown, aveva lasciato la polpetta bollente nelle mani del suo cancelliere. L’appoggio nella guerra in Iraq e Afghanistan era stato il colpo finale per la credibilità del governo. Nonostante le prove schiaccianti della creatività di chi aveva creato quelle famose “armi batteriologiche” di Saddam, Blair con il suo british aplomb, ha ribadito che attaccherebbe nuovamente. E soldati britannici continuano a morire nelle strade di Falluja e Bassora. Come se non bastasse, uno dei risultati più ammirati della coppia Blair-Clinton era la pace in Irlanda del Nord, dopo decenni dei cosiddetti Troubles (la definizione di guerra civile è limitativa e fuorviante). Con l’attacco di Massereene, Craigavon e altre attività, i dissidenti hanno alzato la testa e ,credetemi, torneranno a colpire più forte che mai. Certo è che un segretario di Stato per l’Irlanda del Nord conservatore non aiuterebbe molto.

Ritornando alla nostra Gran Bretagna, assistiamo alla chiusura della campagna. Il guerriero sfiancato, Brown visita dei lavoratori a Leeds, in pieno stile laburista. Molto onesto David Cameron che ha spiegato candidamente il ridursi del vantaggio iniziale tra il suo partito e il Labour: “”Non ho mai creduto che queste elezioni sarebbero state facili. Le elezioni sono destinati ad essere una sfida. Il popolo britannico non ti mano il governo del paese su un piatto, giustamente, ci stanno facendo sudare. ”

Anche il famoso terzo incomodo, Nick Clegg, leader dei LibDems si è visto pian piano sgonfiare il suo exploit elettorale nei sondaggi. Colpa, secondo alcuni commentatori, la sua folle proposte sull’immigrazione.

“The Lib Dems are on a slow puncture and the air is coming out of the tyre. ” ossia ” I Lib Dems hanno subito una foratura lenta e l’aria è venuta fuori del pneumatico.” Una metafora piuttosto visiva. Il merito di Nick Clegg resta, i LibDems potrebbero comunque rompere il tradizionale bipolarismo britannico e aprire nuovi scenari. Una vittoria, tuttavia, sembra poco probabile.

Vedremo come andrà a finire domani…

Per saperne di più sui risultati delle elezioni politiche.