I nazionalisti ci riprovano: la Scozia verso un nuovo referendum

The day after
Referendum 2014 in Scozia – The day after

Esattamente un anno fa gli scozzesi decidevano di rimanere britannici (clicca qui). Lo Scottish National Party e il suo primo ministro Alex Salmond uscivano triturati dal referendum costituzionale del 18 settembre. E la parentesi indipendenza fu archiviata dallo stesso Salmond ‘almeno per una generazione’.

Salmond ed il suo governo rassegnarono le dimissioni. I partiti unionisti tornarono alla carica e si scommetteva sul tramonto del partito nazionalista scozzese, ormai ridotto a semplice partitucolo locale.

Eppure qualcosa di meravigliosamente sorprendente è successo: un nuovo leader, Nicola Sturgeon, e nuove proposte. E, il 2 ottobre, i membri attivi dello SNP erano passati da 25,000 a ben 75,000. In pratica gli iscritti di quel partitucolo sono triplicati in un mese.

E poi la grande vittoria del 2015. Alle elezioni generali dello scorso maggio, lo SNP ha raggiunto la percentuale record del 50% dei voti scozzesi eleggendo ben 56 parlamentari su 59 (per info clicca qui). Da grandi sconfitti, i nazionalisti, si sono ripresi la scena politica oltre il confine e, oggi, nessuno ha più paura di parlare di un secondo referendum costituzionale.

E i sondaggi sembrerebbero confortare gli indipendentisti: un recentissimo sondaggio ha chiesto agli scozzesi cosa avrebbero votato in un ipotetico secondo referendum. Il 53% degli intervistati non ha avuto problemi a dichiarare il Si contro il 44% di No (solo un 3% di indecisi). Siamo dunque ben lontani da quel 45-55 che stracciò i sogni di indipendenza.

Il sondaggio di settembre 2015
Settembre 2015. Ci fosse un nuovo referendum cosa voteresti?

Ci sarebbe da scommettere che la nuova premier Nicola Sturgeon si decida a inserire la proposta di un nuovo referendum nel manifesto elettorale per le elezioni locali del 2016. E anche stavolta l’esito sarà tutto fuorché scontato.

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Elezioni Gran Bretagna 2015: risultati definitivi in dettaglio

Finalmente i dati definitivi sulle elezioni politiche 2015 nel Regno Unito.

Affluenza: 66,1%
Seggi per la maggioranza: 326
Voto popolare (classifica in termini di voti elettorali assoluti):

  • Tories 36,9%
  • Laburisti 30,4%
  • UKIP 12,6%
  • Liberaldemocratici 7,9%
  • SNP 4,7%
  • Verdi 3,8%

Seggi assegnati (classifica per numero di seggi):

  • Tories 330/650 seggi
  • Laburisti 232/650
  • SNP 56/650
  • Liberaldemocratici 8/650
  • Verdi 1/650
  • UKIP 1/650

Variazioni sulle politiche 2010:

  • UKIP + 9,5%
  • SNP +3,1%
  • Verdi +2,8%
  • Laburisti +1,5%
  • Conservatori +0,8%
  • Liberaldemocratici -15,2%

Nick Clegg, leader dei Libdems, Nigel Farage, leader dell’UKIP e Ed Miliband, leader dei laburisti hanno rassegnato le dimissioni dalla carica di segretario nazionale.

Per un analisi del voto britannico clicca qui
P
er un analisi del voto in Inghilterra clicca qui

Tra indipendenza e futuro: la Scozia dopo il referendum

Regno Unito ScoziaChe è successo alla Scozia dopo il referendum dello scorso settembre? Che fine ha fatto il principale promotore del voto indipendentista e il suo partito, lo Scottish National Party (SNP)? 

In effetti sia alla vigilia del voto sia, soprattutto, all’indomani, i quotidiani di mezzo mondo hanno parlato dei varii scenari politici e dei difficili equilibri tra Londra e Edinburgo. Poi il silenzio. Le poche cronache parlavano del romantico sconfitto ALex Salmond e del suo inappellabile fallimento. La Scozia rimane parte integrante del Regno Unito. I politici inglesi gongolano e Cameron (come, ci scommetto, anche la Regina) riprendono fiato dopo la corsa elettorale. D’altronde, chi per un motivo o chi per un altro, molti in Gran Bretagna hanno rischiato grosso.

Dunque Salmond e nazionalismo scozzese grandi sconfitti e Cameron magicamente migrato dalla inconsolabile posizione di depresso premieruccio di provincia a fiero eroe difensore del Regno.

La realtà è – ovviamente- molto più complessa di quello che non appaia.

E’ vero Alex Salmond si è dimesso, ed è innegabile che lo SNP e i suoi sostenitori abbiano versato lacrime amare all’indomani della debacle elettorale (comunque positiva per gli indipendentisti che fino al 2013 non raggiungevano neanche il 30% degli elettori).

La reazione politica dei nazionalisti non si è fatta comunque attendere. Evidentemente soddisfatti per come i propri rappresentanti avevano condotto la campagna elettorale, oltre 50,000 scozzesi si sono recati nelle sedi dello SNP a firmare la propria iscrizione al partito. Il partito è diventato quindi il terzo partito britannico per numero di iscritti. Un contraccolpo che neanche gli stessi nazionalisti avevano previsto. Non solo.
Nei sondaggi politici di questi giorni, lo Scottish National Party ha oltre il 40% dei voti validi in Scozia superando di gran lunga i laburisti, dati intorno al 25%. Giusto per offrire un termine di paragone, nelle elezioni 2010 (quelle in cui Cameron vinse, per intenderci), Salmond ottenne un 19,9% in Scozia e il Labour il 42%.
In effetti la Scozia è da sempre il feudo elettorale più fedele per il Labour che qui ha ottenuto percentuali bulgare. Non casualmente, infatti, erano laburisti i membri più ferventi della Campagna per il NO al referendum.

Nicola SturgeonUn altro fattore deve poi essere considerato, ed è quello che i locali chiamano “Nicola effect“. Le dimissioni di Salmond hanno spalancato le porte alla leonessa indipendentista dello SNP, ovvero Nicola Sturgeon. A novembre la Sturgeon diventerà non solo leader indiscussa dei nazionalisti, ma anche la prima donna a ricoprire la carica di First Minister of Scotland.
E la novità comincia già a dare i suoi frutti: la popolarità della Sturgeon supera il 54%, più che doppiando il primo ministro Cameron e il suo oppositore Ed Miliband. È molto probabile che il suo partito farà il pieno alle prossime elezioni locali.

Le cose sono quindi molto complicate per i partiti unionisti. Certo la possibilità di una dolorosa scissione è momentaneamente allontanata, ma il pericolo resta dietro l’angolo. Soprattutto considerato che, secondo la maggior parte degli analisti politici, il fronte del No ha vinto di misura proprio grazie a quelle discusse promesse fatte alla vigilia del voto. Se Cameron e tutti i partiti unionisti (compreso Labour e i Libdems) non riusciranno a trovare un accordo atto a soddisfare le promesse di trasferimento di maggiori poteri  da Londra ad Edinburgo, beh, allora potremmo davvero dire addio all’Unione.

Castello scozzese

‘SCOTTISH REFERENDUM’. TERREMOTO IN SCOZIA, TSUNAMI IN IRLANDA DEL NORD

stati regno unito

In che modo il referendum di domani cambierà il futuro irlandese

di Flavio Bacci

In queste ore si stanno consumando commenti, opinioni e sondaggi sull’avvenimento politico del secolo. Come biasimare d’altronde cronisti e politici d’oltremanica che danno libero sfogo alla loro radicata paura (o alla loro smisurata eccitazione) di stracciare l’Unione attraverso una croce su un’anonima scheda elettorale.

Nata in sordina e condannata all’oblio, la campagna per l’indipendenza scozzese è riuscita a ribaltare una situazione che pareva disperata. Con oltre venti punti di distacco nei sondaggi, Salmond e i suoi non avevano grandi aspettative. Oggi, alla vigilia del voto più importante per la Scozia, non solo i nazionalisti stanno mettendo paura alla loro controparte unionista, ma rischiano perfino di vincere e traghettare i loro paese fuori dal Regno Unito. Detto in altre parole, domani il Sì potrebbe decretare il requiem per un’unione nata secoli fa e che ha suscitato nel popolo scozzese tanto odio quanta ammirazione.

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La Scozia al voto per l’indipendenza (Parte I)

“La campagna per il Si è centrata su una visione positiva della Scozia. E’ radicata nell’inclusività, nell’uguaglianza e nel fondamentale valore democratico che le genti scozzesi siano i migliori custodi del loro stesso futuro.”  
Sean Connery, attore scozzese pro indipendenza

Ormai è fatta. La data è fissata. Il conto alla rovescia è partito già da alcuni giorni. Nell’autunno del 2014, il popolo scozzese sarà chiamato alle urne per democraticamente decidere il proprio futuro. L’Unione con Inghilterra e Galles potrebbe finire nel giro di 24 ore se gli elettori del ‘Si’ all’indipendenza supereranno la fatidica soglia del 50%.

 Bandiera Scozzese

Tra meno di due anni si concluderà, in un verso o nell’altro, la lunga strada che ha portato la Scozia dall’Atto di Unione ad oggi. Fino a pochi anni fa tutto ciò era fantascienza; poi la vittoria elettorale del partito nazionalista (SNP) ha bruscamente svegliato i comunque numerosi lealisti che si oppongono all’emancipazione politica giurando fedeltà vita natural durante alla corona inglese. Nel 2007 Alex Salmond ha portato lo SNP a formare un governo in cui era ancora minoranza, poi nel 2011 la vittoria che ha segnato il futuro della Scozia.

Proprio grazie allo stesso SNP, la Scozia aveva ottenuto durante i governi Blair la celeberrima devolution comportando l’istituzione di Holyrood, il parlamento devoluto scozzese. Sicuri che la concessione avrebbe tarpato le ali ad eventuali altre rivendicazioni nazionaliste, i parlamentari e i governi britannici hanno liquidato la questione come mero capriccio di un gruppetto di nostalgici di Re Giacomo.
Oggi, dunque, Cameron ed i suoi si trovano a dover affrontare la spinosa questione costituzionale in un periodo, come sappiamo bene, di difficile congiuntura economica.

Alex Salmond (First Minister scozzese) e David Cameron (Prime Minister)

Sembra ormai siglato anche l’accordo tra Westminster e Holyrood per i quesiti del referendum. L’elettore scozzese si troverà a decidere il futuro del proprio paese barrando il SI o il NO. Il quesito suonerà qualcosa come ‘Sei d’accordo che la Scozia debba diventare una nazione indipendente?’.
Sembra invece caduta l’ipotesi di una seconda domanda, se vogliamo più edulcorata della YES-NO question, che prevesse un incremento della devolution
scozzese rispetto al parlamento di Londra (chiamata devo plus o devo max). I profili di questa ‘via di mezzo’ tra devolution odierna e indipendenza erano comunque ancora tutti da chiarire.
Ancora da sciogliere il nodo su chi potrà votare al referendum scozzese: mentre il governo devoluto vorrebbe ammettere al voto anche i sedicenni e i diciassettenni, i ministri ed il governo tutto britannico si oppone strenuamente all’ipotesi.
Non si tratta di una semplice questione ideologica: la maggiorparte degli adolescenti in odore di voto sembrerebbe, infatti, propenso a votare per l’indipendenza.

Ancora da decidere il giorno preciso della consultazione. Ci si è accordati su Autunno 2014 come dicevamo, comunque ottobre resta il mese più papabile. I conservatori britannici hanno accusato Salmond di voler ritardare il referendum per guadagnare tempo prezioso in una battaglia all’ultimo voto. Ci sono state perfino voci che i nazionalisti vogliano far coincidere il voto con il 700esimo anniversario della battaglia di Bannockburn (1314), dove le truppe di Robert Bruce travolsero quelle inglesi di Edoardo II nella prima guerra di indipendenza.

Ultima questione che intendiamo affrontare in questa prima parte dedicata al referendum scozzese riguarda la cosiddetta ‘eligibility’ ovvero chi può accedere al voto.
Elaine Murray, deputata del Labour alla Camera dei Comuni, ha sollevato l’ipotesi che gli scozzesi che abbiano la residenza all’estero possano comunque esprimere la propria preferenza (circa 700 mila nella sola Inghilterra). Si sta ancora discutendo, ma probabilmente nel 2014 potranno votare solo:

– i cittadini britannici residenti in Scozia,
– i cittadini del commowealth residenti in Scozia,
– i cittadini europei residenti in Scozia,
– Lords residenti in Scozia,
– personale della corona e membri dell’esercito occupati in missioni all’estero ma accreditati per il voto in Scozia.

Da sottolineare che nella prima categoria rientrano anche i 366 mila inglesi residenti in Scozia che potrebbero fare la differenza per il rigetto dell’indipendenza.
Recenti sondaggi sulle tendenze dell’elettorato non ne sono stati fatti, gli ultimi risalgono ad ottobre 2012 e sicuramente non arridono agli indipendentisti (solo il 30% si è detto convinto del SI all’indipendenza).

La verità è che il futuro della Scozia, il nostro futuro e quello delle nostre famiglie sarà economicamente, politicamente e socialmente più forte come partner nel Regno Unito.”
Alistair Darling, ex cancelliere del Governo Brown, per il No al referendum

Qui una dettagliata raccolta targata BBC sul ‘futuro della Scozia’

Il discorso di fine anno di Alex Salmond

Il primo ministro scozzese, Alex Salmond

Alex Salmond, leader dello Scottish National Party (vedi qui e qui per più info) si è rivolto alla nazione scozzese, come di consueto, per la fine dell’anno. Riportiamo la versione parziale da BBC News (per originale, clicca qui) e relativa traduzione in italiano.

ENGLISH

First Minister Alex Salmond called on Scots to live up to their country’s international reputation as a land of technological and scientific innovation and take control of their own destiny, in his New Year message.

But he said the country needed “the political and economic power to make the most of these strengths and resources”.

“The Scottish people have shown a hunger for more powers in order to secure a fairer, as well as a more prosperous future, and I believe optimism has been chosen over pessimism,” he said.

“My priority as First Minister as we go into 2012 is to ensure all Scots have the security and fulfilment that comes from the opportunity to work.

“That’s why we are investing in a range of capital projects to create jobs, guaranteeing an education or training place for every 16-19 year old and delivering 25,000 modern apprenticeships a year.

“With greater powers we could do so much more and we would be much less at risk from the UK’s counterproductive obsession with austerity at all costs.

“Next year will mark a further shift in the debate on Scotland’s future as we move towards a referendum on independence in the second half of the parliament.

“I am confident that Scotland will decide to take full control of our own destiny and join the international community in our own right.”

ITALIANO

Il primo ministro Alex Salmond ha invitato gli scozzesi, nel messaggio per l’anno nuovo, ad essere all’altezza della reputazione internazionale del loro paese, come terra di innovazione tecnologica e scientifica e a prendere il controllo del loro stesso destino

Ma ha anche riferito che il paese ha bisogno del “potere politico ed economico per avere il massimo da queste forze e risorse”

“Il popolo scozzese ha mostrato fame per maggiori poteri al fine di assicurarsi un più giusto, così come più prosperoso, futuro, e, credo, che l’ottimismo abbia prevalso sul pessimismo”, ha detto.

“La mia priorità come Primo Ministro entrando nel 2012 è di assicurare che tutti gli scozzesi abbiano la sicurezza e l’appagamento che viene dall’opportunità del lavoro.

“Ecco perchè stiamo investendo in un gamma di importanti progetti per creare posti di lavoro, garantendo un educazione o un luogo di formazione per ogni 16-19enne e consegnando 25,000 moderni apprendistati all’anno.

“Con maggiori poteri potremmo fare molto di più e potremmo essere molto meno a rischio per la controproduttiva ossessione della UK per l’austerità ad ogni costo.

“Il prossimo anno segneremo un ulteriore passo nel dibattito sul futuro della Scozia mentre ci muoviamo verso il referendum sull’independenza nella seconda metà della legislatura.

“Sono fiducioso che la Scozia deciderà di prendere il totale controllo del proprio destino e si unirà alla comunità internazionale nel nostro stesso diritto.”

La Scozia, Alex Salmond e gli ostacoli all’indipendenza.

Il mio più vivo desiderio è vedere le nazioni di Scozia e Inghilterra stare vicini alla pari. C’è una differenza tra la partnership e la subordinazione. La prima incoraggia il mutuo rispetto. La seconda alimenta risentimento.

Alex Salmond, Primo Ministro Scozzese, Maggio 2011.

Abbiamo già parlato di Salmond in altre occasioni. Sicuramente, il segretario del Partito Nazionale Scozzese (SNP) è stato e continua ad essere uno dei protagonisti indiscussi della politica scozzese e britannica in generale. Il suo partito, radicato nel socialismo europeo, ha raggiunto tra mille difficoltà e pregiudizi politici, la maggioranza relativa dei seggi al parlamento devoluto scozzese (detto Holyrood).

Già forte di una vittoria elettorale nel 2007, lo SNP è riuscito ad occupare ben 69 dei 129 seggi in palio, mettendo così in tumulto le coscienze dei britannici. Sui giornali britannici, una gigantesca macchia ocra colorava la grande maggioranza delle circoscrizioni elettorali scozzesi nelle cartine tematiche all’indomani dello spoglio dei voti (vedi foto a sx).

Un risultato eclatante che rischia però di arenare il partito ed il futuro di tutta l’Unione su posizioni indipendentistiche difficilmente attuabili senza una strategia vincente.

Inutile negarlo, Salmond e i suoi vogliono veder nascere una repubblica scozzese totalmente indipendente e libera dal controllo di Londra. Teoricamente, dunque, per raggiungere l’ambito scopo, basterebbe l’indizione di un referendum costituzionale e la vittoria con il 50%+1 dei voti validi, traghettando così il paese verso la separazione e la dissoluzione de facto del Regno Unito.
Le scissioni, siano esse consensuali (come quelle della Cecoslovacchia nel 93′), costituzionali (come quelle del Sudan del Sud dello scorso 9 luglio) o militari (sulla riga dell’indipendenza condizionata ottenuta dall’Irlanda nel 1922), non sono mai un affare facile da gestire. Sia per la fiera opposizione degli unionisti (che in Scozia rappresentano ancora una forte componente) sia per problemi interpretativi alla lotta politica che dovrebbe portare all’emancipazione totale del sistema.

Il primo, fondamentale ostacolo è appunto la raccolta del consenso necessario. Un’indagine condotta dal Professor James Mitchell, della Strathclyde University, ha smentito che la dirigenza del partito nazionale abbia una veduta comune sul destino della Scozia. Secondo il Professore, inoltre, solo l’87 per cento di oltre 7000 membri dello SNP interpellati sull’argomento, sarebberodeterminati a rinnegare l’Unione. La percentuale degli indipendentisti diventa così ancora più sottile se consideriamo che lo SNP ha ottenuto nel 2011 il 45% dei voti scozzesi, da cui appunto andrebbero tolti il 13%, secondo Mitchell.
Eppure, il pessimismo di Mitchell per una Scozia indipendente, è stato messo in dubbio da un recente sondaggio (settembre 2011) condotto da TNS-BMR, dove per la prima volta la fazione a favore dell’indipendenza risulta avere la meglio, in termini di consensi assoluti (legati quindi all’intero corpo elettorale scozzese, non soltanto agli indipendentisti dello SNP).Il 39% degli intervistati si è dichiarato disponibile a votare per l’indipendenza, mentre solo il 38% è deciso a restare ancorato all’unionismo britannico. Tutti gli altri sono indecisi o si sono appellati al diritto di non rispondere.
Si potrebbe discutere sull’abbordabilità o meno dell’agognato 50%+1 di Salmond, tuttavia, sembra chiaro che sempre più scozzesi stiano pendendo dalla parte dell’autodeterminazione. Inoltre, lo stesso survey, ha mostrato una netta soddisfazione per l’operato dell’attuale First Minister of Scotland, Alex Salmond.

Un secondo, importante, problema che angustia Salmond ed i suoi è l’assenza di coesione  politica all’interno delle sue fila. Similmente a quanto accadeva e continua ad accadere nell’Irlanda nazionalista, anche in Scozia si discute animatamente della futura forma di governo di un paese che ancora non ha ottenuto l’indipendenza.
Il profilo dell’independista medio è sicuramente repubblicano e socialista: il gruppo più numeroso, infatti, vorrebbe vedere nel periodo post unitario una repubblica dal forte sapore egualitario (una posizione, questa, condivisa dagli omologhi irlandesi dello Sinn Fein).
Lo SNP si è oculatamente astenuto dal dare giudizi definitivi sulla questione, lasciando la linea ufficiale del partito in balia del famoso ‘Independence First‘, una sorta di ‘movimento ombrello’ entro il quale raccogliere tutti gli indipendentisti. Le posizioni interne a questo variegato gruppo sono molte e differenti, sempre pronte ad esplodere con virulenza: si va dal classico repubblicano socialista, al liberale, all’indipendentista ‘morbido’ (che vorrebbe una Scozia indipendente nell’ambito del Commonwealth), al monarchico che propone una sorta di paese indipendente che condivida il trono con la vicina Inghilterra (qualcosa di simile era accaduto tre secoli fa: 2 paesi indipendenti sotto la stessa corona).
La soluzione, momentanea e opportunistica, non sembra, per ora, creare particolari problemi alla fazione dei nazionalisti, ma potrebbe rappresentare un serissimo problema già prima di un eventuale fatidico voto.

E proprio il referendum rappresenta il terzo e più pericoloso ostacolo al progetto di Salmond e degli indipendentisti. Immaginiamo che il parlamento riesca a far passare l’istituzione del referendum costituzionale, e ammettiamo che la maggioranza degli scozzesi si sia espresso in favore dell’indipendenza. Il 50%+1 potrebbe, infatti, non essere sufficiente per vedere Edinburgo capitale di una nazione autodeterminatasi in modo democratico. Il referendum, secondo la consuetudine costituzionale britannica, ha il solo ‘potere’ consultivo e non è vincolante per il parlamento di Londra, cui spetta l’ultima decisione. Insomma, apparentemente, gli scozzesi non possono decidere autonomamente del proprio destino, ma devono affidarlo agli unionisti che siedono alla House of Commons. Mettendo in dubbio il principio dell’autodeterminazione dei popoli, Londra potrebbe decidere, con un rischiosissimo colpo di mano, di non ratificare l’avvenuto distacco e incatenare la Scozia alla sedia della regina ancora per molti anni. Ma certamente le conseguenze sulla società civile e sull’opinione pubblica internazionale non sarebbero trascurabili.

Alcuni siti utili:

Westminster has no answer to the Alex Salmond effect. Articolo dall’Indipendent, ottobre 2011 .

Sito ufficiale dell’Independence First Movement

Sito ufficiale dello SNP