Scozia, Indipendenza e i guai di David Cameron

David Cameron, premier britannico.
David Cameron, premier britannico.

Tutti noi sappiamo quanto il dibattito costituzionale abbia infuocato la Scozia lo scorso settembre. Come pure sappiamo come andò a finire: nonostante un’incredibile rimonta, il partito nazionalista scozzese (SNP) non riuscì a catalizzare il famoso 50%+1 (maggiori info qui)

Così, oggi, la politica britannica appare avvolta da una fastidiosa sensazione di déjà vu: ci avviamo verso le ennesime elezioni generali per eleggere un nuovo governo o confermare quello attualmente in carica mentre la Scozia rimane fermamente in mano inglese (o più politically correct: rimane parte dell’Unione).

In realtà la situazione è ben diversa. Cameron e il governo inglese sono nei guai. Grossi ed inevitabili guai.

Fino a poche settimane prima del voto, i fautori del ‘Meglio Insieme’ hanno puntato tutto sulla paura del ‘salto nel vuoto’ creando così l’effetto ‘uomo nero’ che le mamme creano nei bambini piccoli per distoglierli dalle malefatte. Senza Londra, la Scozia non sopravviverà – dicevano – e si andrà verso una catastrofe finanziaria e politica.

Ben presto però il fronte del No all’Indipendenza ha dovuto constatare il sostanziale fallimento di questa strategia, sottovalutando le intelligenze e la capacità di discernimento degli scozzesi.

Andamento dei sondaggi per il referendum scozzese
Andamento dei sondaggi per il referendum scozzese

I sondaggi della vigilia confermavano una sorprendente rimonta degli indipendentisti e governo e opposizione (Conservatori-Liberademocratici e Laburisti) hanno virato strategicamente verso promesse politiche ed economiche. Sempre per restare in tema di bambini, misero su quello che chiamiamo l’effetto caramella: se rimani con noi, ti diamo quello che brami di più.

A soli due giorni dal voto, per scongiurare un disastro politico di proporzioni storiche, Cameron si disse d’accordo con l’ex premier Gordon Brown a garantire un ulteriore incremento di devolution per la Scozia. Secondo molti analisti questo produsse un notevole effetto rassicurante sugli indecisi che votarono No alla troppo radicale indipendenza.

A distanza di sei mesi, il governo Cameron ha prodotto solo vaghi progetti di devoluzione tramite una commissione creata ad hoc – la Commissione Smith. Seppure la Commissione è formata da 10 membri provenienti da tutti i partiti scozzesi e inglesi (compreso lo SNP), le proposte scaturite non hanno trovato la soddisfazione della nuovissima lady Scotland Nicola Sturgeon: “Vorrei avere il potere nelle nostre mani per creare un sistema migliore per eliminare la povertà e far crescere la nostra economia. Questo è il tipo di parlamento che vorrei. Purtroppo non è quello che avremo.’

Nicola Sturgeon
Nicola Sturgeon

Lo SNP pretende di più. Quelle proposte dalla Commissione Smith sarebbero – a loro dire – piccole limature ad una devoluzione che il paese aveva già ottenuto con lo Scotland Act del 1998.
Gli elettori sembrano dare ragione alla Sturgeon e ai suoi: in pochissimi mesi lo SNP è passato dal 34% (1 ottobre 2014) al 47% (17 marzo 2015) ed è realistico che il prossimo maggio ci troveremo un governo monocolore ad Edinburgo. Che accadrà allora? La Sturgeon promuoverà un nuovo referendum o straccerà solo le proposte della Commissione?

In ogni caso il governo che uscirà dalle urne a maggio avrà davanti a se alcune delle più grosse sfide che il Regno Unito abbia mai affrontato dalla seconda guerra mondiale.

Gli stati costitutivi del Regno Unito.
Gli stati costitutivi del Regno Unito.

Il panorama politico è ancora più compromesso dal malcontento che serpeggia negli altri stati dell’Unione: gli indipendentisti dello Sinn Fèin (ex braccio armato dell’IRA) potrebbero diventare primo partito in Irlanda del Nord e rivendicare un referendum per le sei contee irlandesi ancora in mano britannica; perfino in Galles si sta discutendo di una nuova e più decentrata forma di autogoverno.
In tutto ciò, l’Inghilterra e gli inglesi non stanno a guardare e chiedono a gran voce la risoluzione della questione West Lothian: perché i parlamentari inglesi non hanno diritto di voto nelle questioni nazionali scozzesi, ma i parlamentari scozzesi (eletti a Westminster) possono ancora votare le questioni inglesi?

Molto probabilmente ci troveremo ben presto con 4 parlamenti devoluti che votano le questioni interne e una Camera dei Comuni svuotata completamente dei propri poteri legislativi. Con buona pace delle Regina Elisabetta che spera di non dover mai assistere impotente alla dissoluzione della Sua Unione.

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“Fidatevi di voi stessi, fidatevi gli uni degli altri”: la lettera finale di Alex Salmond per l’indipendenza scozzese

Alex Salmond, primo ministro scozzese, leader del SNP e protagonista della campagna per il SI.
Alex Salmond, primo ministro scozzese, leader del SNP e protagonista della campagna per il SI.

Questa è la lettera che il primo ministro di Scozia, Alex Salmond, ha rivolto ai suoi coincittadini per spronarli a votare SI, domani, davanti alla scheda elettorale. I sondaggi danno un probabile testa-testa, per cui, da ambo le parti, si tenta il tutto per tutto.

In queste ore finali di questa storica campagna, vorrei parlare direttamente ad ogni persona di questo paese che sta riconsiderando gli argomenti di cui si è molto parlato.

Non ho nessun dubbio che il popolo scozzese guarderà oltre gli argomenti sempre più allarmistici e assurdi che quotidianamente arrivano da Downing Street.

Tutto ciò non trova posto in dibattito assennato.

Dunque in questi ultimi giorni della più grande campagna che la Scozia abbia mai visto, vorrei chiedervi di fare un passo indietro dai discorsi dei politici e dalla tempesta di statistiche.

Per ogni tecnico da una parte, ce n’è sempre un altro dall’altra.

Per ogni strategia di paura, c’è un messaggio di speranza, opportunità e possibilità.

L’opportunità per il nostro Parlamento di avere davvero il potere di creare posti di lavoro, l’abilità di proteggere il nostro prezioso servizio sanitario e di costruire rinnovati rapporti di rispetto ed uguaglianza con i nostri amici e vicini nel resto di queste isole.

Ma per tutto ciò, il dibattito è quasi finito.

Le campagne hanno avuto il loro ruolo.

Quello che è rimasto siamo solo noi stessi – gente che vive e lavora qui.

Sole persone con un voto. Persone che contano.

Le persone che, grazie a poche preziose ore della giornata elettorale, hanno nelle loro mani la sovranità, il potere e l’autorità.

E’ il più grande e solenne momento che abbiamo mai avuto.

Il futuro della Scozia – il nostro paese – nelle nostre mani.

Cosa fare? Solo ciascuno di noi lo sa.

Da parte mia, vi chiedo solo questo.

Fate la vostra decisione con lucidità e secondo coscienza.

Sapere che votando ‘SI’ quello che prendiamo nelle nostre mani è la responsabilità come nessun altro – la responsabilità di lavorare assieme per fare della Scozia la nazione che può essere.

Questo richiederà maturità, giudizio, impegno e energia- e tutto ciò arriverà non dai soliti partiti e politici ma da voi – il popolo che ha trasformato questo momento da essere uno dei soliti dibattiti politici ad essere una magnifica celebrazione del potere popolare.

I paesi sovrano fanno mai degli errori? Si.

Ci saranno delle sfide da superare per la Scozia? Senza dubbio.

Ma la mia domanda è questa – chi meglio di noi stessi può andare incontro a queste sfide a nome della nostra stessa nazione?

Dobbiamo fidarci di noi stessi.

Fidatevi gli uni degli altri.

Alex Salmond – 17/09/2014