Elezioni nel 2015: Podemos & UKIP alla riscossa

Il 2014 è già quasi alle spalle. Difficile prevedere cosa accadrà il prossimo anno. Molti sono gli appuntamenti politici/elettorali del 2015.

Regno Unito General Elections 2015

Abbiamo già analizzato alcuni sondaggi per le elezioni in Gran Bretagna del 2015. Gli ultimissimi trend vedono un leggero vantaggio del Labour di Miliband (+4%, secondo il sondaggio del The Sun del 22 dicembre) e alcune increspature del supporto popolare di Cameron (comunque alla rincorsa dei laburisti).

Nigel FarageLa grande novità sarà molto probabilmente l’UKIP di Nigel Farage (nel frattempo eletto britannico dell’anno dal magazine Times).

L’UKIP è attestato tra il 15 ed il 20%, un dato che-se confermato- potrà costringere David Cameron a venire a patti per formare un nuovo governo di coalizione.

Gli attuali alleati di Cameron, i Liberaldemocratici di Nick Clegg, sono praticamente inesistenti (6%) e si avviano verso una disfatta senza precedenti. Nelle scorse elezioni europee, i libdems sono riusciti a perdere dieci degli undici seggi che avevano all’Europarlamento.

Nick Clegg (LibDems) in crisi
Nick Clegg (LibDems) in crisi

La leadership di Clegg è stanca e fortemente compromessa con il governo Cameron. Clegg si era presentato nel 2010 come l’innovatore liberale raccogliendo moltissimi consensi soprattutto tra studenti e intellettuali per poi ricoprire solo il ruolo di cane da guardia di Cameron (molti ringhi, ma nessun morso). A meno di una strepitosa rimonta (che comunque sarà improbabile se verrà confermato Clegg alla guida del partito), i voti liberaldemocratici saranno di ben poco aiuto ai Conservatori.

Sicuramente di ben più facile lettura il dato scozzese. Il referendum sull’indipendenza ha fatto letteralmente scoppiare il consenso del partito nazionalista (SNP) che nei sondaggi è saldamente il primo partito in Scozia con oltre il 40% dei voti (alle scorse elezioni europee il partito raccolse il 29%). Secondo in Scozia rimane il Partito Laburista che ha recentemente eletto il nuovo segretario, Jim Murphy.

galles politicaMolto noioso, invece, le proiezioni politiche in Galles. L’unica ‘mosca bianca’ rimane il Partito indipendentista gallese Plaid Cymru. Difficilmente, secondo i sondaggi, il PC potrà superare il 12-13% uscendo così dal trend negativo che lo ha caratterizzato negli ultimi anni. Non c’è stato l’effetto referendum Scozia. Il Galles sembra piuttosto scettico a riguardo, confermando un 36%, un 23% ai Conservatori e un ottimo 18% per Farage e i suoi.

Per l’Irlanda del Nord non ci sono obiettivamente dati precisi e affidabili. Molto probabilmente il DUP, il maggiore partito unionista, confermerà il primo posto e lo Sinn Fèin (ex braccio politico dell’IRA) arriverà immediatamente dietro. Buone prospettive ci sono per il partito inter-comunitario di Alliance. I risultati del 7 maggio poco cambieranno il panorama politico nordirlandese. L’unica sfida interessante da seguire sarà quella per il seggio di East Belfast: tradizionalmente feudo unionista che Alliance strappò nel 2010 addirittura al primo ministro nord irlandese Peter Robinson.

Spagna alle elezioni politiche. I sondaggi.

Di tutt’altro tipo l’aria che si respira in Spagna. Il governo conservatore di Mariano Rajoy che aveva vinto nel 2011 con il 44.6% è oggi attestato solo al 26,5%. In pratica il suo governo è riuscito a dimezzare i propri consensi elettorali.
Gli avversari tradizionali, i socialisti, non si sono ancora ripresi dalla sconfitta di Zapatero-Sànchez e riscuotono un timidissimo supporto nei sondaggi (18-20%).

Gli spagnoli condannano così sia il governo conservatore, sia l’opposizione socialista.

Che sta succedendo?

Abbiamo delineato sopra la situazione politica emersa dai sondaggi in Gran Bretagna: partito governativo (Conservatives) vs partito d’opposizione (Labour) con il pericolo dell’outsider (UKIP). Questa situazione tripartita la ritroviamo ingigantita in Spagna, probabilmente per colpa del crisi economica che qui ha battuto con più virulenza che in Inghilterra.

Il grande vincitore (per adesso solo nei sondaggi) è Podemos, partito populista di sinistra recentemente costituito. Secondo i nuovi sondaggi, rilasciati a dicembre, non solo Podemos potrebbe mettere in difficoltà i partiti tradizionali, ma rischierebbe perfino di diventare primo partito di Spagna.

podemos

Molto simile per costituzione associativa, ma molto diverso per contenuti, Podemos può essere messo a confronto con il Movimento 5 Stelle italiano. In realtà questo nuovo movimento si connota decisamente come un partito di sinistra (tant’è che i 5 eurodeputati siedono con l’eurogruppo di Sinistra Unitaria Europea), ma eredita la lotta contro la casta tipica dei grillini nostrani.

Le elezioni spagnole sono fissate per il 20 dicembre, ma secondo molti commentatori si potrebbe arrivare velocemente alle elezioni anticipate.

Media dei sondaggi in Spagna
Media dei sondaggi in Spagna: blu conservatori, rosso socialisti, viola Podemos.

Podemos sta erodendo molti consensi anche ai partiti catalani. Nella sola Catalunya (Catalogna) Podemos è attestata intorno al 20%. Se confermato il dato, si tratterebbe della prima forza politica entro i confini catalani. A risentirne maggiormente sono Convergència i Unió (Convergenza e Unione) che comunque mantiene un 18,8% ca e Esquerra Republicana de Catalunya che cala notevolemente al 17,5% (a settembre i sondaggi la accreditavano al 21%).

Importante notare che entrambi i partiti più colpiti dall’ascesa elettorale di Podemos sono partiti nazionalisti, a favore dell’indipendenza catalana dalla nazione spagnola. La posizione del nuovo movimento nei confronti dell’indipendentismo catalano è calcolatamente ambigua: da una parte si afferma il diritto all’auto-determinazione del popolo catalano, dall’altra si fa appello all’unità nazionale (molto interessante, l’articolo di Shea Baird sulla questione Podemos/indipendentismo).

C’è tempo per recuperare o per consolidare. Quel che resta sicuro è che andremmo verso una notevole alterazione degli equilibri politici in Regno Unito e in Spagna.

Un appendice sul voto anticipato in Grecia qui.

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Elezioni amministrative 2012 in Gran Bretagna: i risultati in Scozia e Galles

Parte I (Inghilterra & Galles)

Un Cameron triste per la recente sconfitta elettorale

La copertura mediatica per questa tornata elettorale è passata un po’ in sordina, sia su questo blog, sia e soprattutto nei media internazionali (offuscati dal monotono duello Sarkozy-Hollande).
Dal momento, tuttavia, che i risultati nelle ‘nazioni celtiche’ del Regno Unito sono di particolare importanza in vista dell’imminente referendum scozzese, verrà qui presentato un piccolo riassunto di come sono andate le cose oltremanica.
In Inghilterra emerge chiaramente l’arretramento dei Tories e la netta vittoria di Milliband ed i suoi. Il partito conservatore fa fiasco un po’ ovunque, arrivando a perdere quasi 400 consiglieri (al momento mancano ancora i dati di una decina di circoscrizioni da analizzare).

Galles

Carwyn Jones e il Labour gallese ha senza dubbio trionfato nelle regioni ad ovest, ottenendo un successo che non si vedeva da queste parti dai tempi di Tony Blair. Certamente il Galles è sempre stata terra fertile per il partito della rosa; negli ultimi tempi, tuttavia, qui come altrove l’ondata conservatrice aveva fortemente limitato i councils a maggioranza laburista. Il partito di Milliband ha ottenuto ben 7 councils in più rispetto alle scorse amministrative, ritornando ad essere il primo partito del Galles.
Qua sotto il riassunto dei risultati provvisori in Galles tratto dalla bbc news, dove si nota anche un palese arretramento dei Lib Dems di Nick Clegg, alleati di Cameron nella coalizione di governo:

Councils and Councillors

Party Councils Councillors
Total +/- Total +/-
Labour 8 +7 433 +170
Plaid Cymru 0 -1 147 -28
Conservative 0 -2 87 -44
Liberal Democrat 0 0 53 -38
UK Independence Party 0 0 2 +1
Independent 2 -2 0 0
British National Party 0 0 0 0
Green 0 0 0 0
Independent Community and Health Concern 0 0 0 0
Liberal 0 0 0 0
Residents Association 0 0 0 0
Respect 0 0 0 0
Socialist 0 0 0 0
Others 0 0 301 -61
No Overall Control 9 -2

La performance del Plaid Cymru, il partito indipendentista gallese, è alquanto deludente rispetto ai sondaggi della vigilia. Secondo alcuni analisti, alcuni voti del Plaid sono andati direttamente nella sacca dei Labours. L’elezione di qualche mese fa di Leanne Wood (che si affretta a scrollarsi di dosso ogni eventuale responsabilità) non ha evitato al partito una brutta figura e la perdita di 28 seggi e soprattutto della maggioranza nella circoscrizione Gwynedd, da sempre feudo del Plaid.

La leader del Plaid Cymru
La migliore descrizione della notte elettorale per il Plaid Cymru è stata data da Simon Thomas, parlamentare per il Mid and West Wales: ‘Ad essere onesti, è un po’ come il meteo stesso, è principalmente piovigginoso con qualche sprazzo di bel tempo e dobbiamo pensare a guardare al successo che credo che avremmo una volta che ogni singolo voto sarà calcolato.’

Insomma questa elezione doveva aprire al Plaid Cymru i cancelli per un Galles indipendente e lontano (politicamente parlando ovviamente) da Londra. E’ stata, piuttosto, la conferma che nelle province occidentali i sentimenti nazionalistici e celtici sono sopiti da un pezzo e non arrecano certo disturbo alla già tormentata corona di Gran Bretagna e Irlanda del Nord che vede la Scozia sempre più lontana (vedi Parte II).

I risultati in UK: Il crepuscolo della perfezione,

Finalmente. Sondaggi, interviste, dibattiti hanno perso importanza e valore. I risultati e le analisi politiche prendono ora il sopravvento.

David Cameron ha vinto, i Tories hanno vinto. E’ indubbio. Certamente però non hanno vinto come avrebbero dovuto. La fiacca battaglia di Gordon Brown che avrebbe potuto far scivolare il New Labour al terzo posto, alla fin fine è servita.

In questo momento sono 622 su 650 i seggi scrutinati. I tories si attestano su 292 candidati eletti, il Labour 251, i LibDems soltanto 52, nonostante i positivi sondaggi alla vigilia del voto. Nessuno dunque ha ottenuto la soglia di maggioranza assoluta di 326 membri. Un micidiale meccanismo tutto italiano. Servono alleanze. Brown da orgoglioso guerriero sconfitto ha la legge dalla sua e non si arrende. Ma anche una veloce somma tra i suoi deputati e quelli di Clegg dei LibDems non basterebbero neanche per governare il paese dei balocchi.
Un onestissimo, ma tuttavia delusissimo, Nick Clegg, leader dei liberal democrats, ha concesso a Cameron il diritto e l’autorità per costituire il nuovo governo: “I Tory devono mostrare di saper formare un governo nell’interesse nazionale”, ha aggiunto.
Lo stabile, perfetto e borioso sistema maggioritario britannico ha fallito. Gordon Brown deve farsi da parte.

Ma questo è su ogni buon quotidiano europeo. Ma cosa succede alle perfierie del Regno Unito?
Ignorato, bistrattato e spesso sottovalutato, il Galles è molto frammentato. Il partito nazionalista gallese, il Plaid Cymru, pur riuscendo a conquistare un seggio in più del 2005, manifesta una leggera inflessione in termini di voti (-1,3%).

Il partito nazionalista è riuscito ad avere la meglio nelle circoscrizioni di: Arfon (per circa il 6% sul Labour), Dwyfor Meirionnydd (con un voto plebiscitario sui Conservatives), e Carmarthen East & Dinefwr. Il Galles del sud resta roccaforte del Labour e qualche macchia gialla (LibDems) e blu (Conservatives) sono distribuite equamente lungo tutto il paese.

In tutto il Galles, i risultati non sono certamente organici, in linea con la media del Regno Unito:

Labour con il 36,2% vince 26 seggi, resta il primo partito del Galles ma perde il 6,5% di consensi.

I Conservatori, guadagnando il 4,5%, raggiungono il 26,1% e conquistano solo 8 seggi. Tre soli seggi per Nick Clegg e i suoi che espugnano solo 3 seggi, guadagnando solo un misero 1,7%. Il Plaid, come già detto, otteniene un onorevole 11,3%.

La Scozia di Alex Salmond vede scomparire David Cameron.
I Conservatori, con un misero 16,6%, ottengono solamente 1 seggio e la quarta posizione. Il Labour resta il primo partito della Scozia, con ben il 42,4% dei consensi e 41 seggi. Per Brown, un risultato davvero in controtendenza: segno più rispetto al 2005 e primato del partito. Deludenti i LibDems che ottengono solo 10 posti a Westminster.

Incoraggiante, invece, il risultato di Alex Salmond, leader del SNP (Scottish National Party), i nazionalisti scozzesi con tendenze socialiste. Il partito, in Scozia, ha ottenuto il 2,2% in più del 2005 con 6 seggi e il 19,9% di consensi generali. Un ottimo incoraggiamento per il governo nazionalista.

Il Nord Irlanda sta attraversando un vero terremoto politico. Il DUP, partito di governo che esprime il primo ministro, è stato duramente sconfitto. Lo stesso Peter Robinson, che qui sopra vedete con il suo sorriso più bello, ha perso il suo personale seggio a Westminster. E’ riuscito a mancare la rielezione in una circoscrizione dominata dal suo partito da anni e anni. Siamo in attesa di nuovi sviluppi, ma da molte parti vengono chieste le dimissioni. Come può un primo ministro unionista restare al suo posto avendo mancato la rielezioni a Londra?
Senza infamia e senza lode, lo Sinn Fèin ha tenuto con un piccolo incremento. Ovviamente, Gerry Adams rieletto plebiscitariamente a West Belfast.