Elezioni in Galles 2016: analisi del voto & risultati definitivi

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2016: oltre all’inarrestabile avanzata degli indipendentisti scozzesi, all’elezione del nuovo sindaco di Londra e, più avanti, de referendum sulla Brexit , c’è di più. Che i britannici se ne siano accorti o meno, si è votato pure per il rinnovo del Parlamento devoluto di Cardiff. Quindi, per estensione, del Governo del Galles.

Fin dalla creazione del polo legislativo autonomo, il primo ministro gallese è stato espresso dal Partito Laburista che trovava nelle città del paese le sue roccaforti più agguerrite.

Se le valli più selvagge (dove tra l’altro si parla ancora quotidianamente il gallese) erano esposte a influssi nazionalisti più o meno forti, città densamente popolate come Cardiff e Swansea hanno da sempre votato in massa per il Labour. Spesso influenzando perfino il voto a livello nazionale.

Ieri invece qualcosa è successo. Se è vero che non c’è stato un crollo verticale dei consensi laburisti in Galles (come è successo in Scozia) è certamente vero invece che un piccolo dramma si è consumato ad ovest. Il clima sta lentamente cambiando. Anche per il Galles.

Innanzitutto Carwyn Jones ha perso la maggioranza e si dovrà accontentare stavolta di 29 seggi su 60. Dovrà inevitabilmente aprire ad accordi esterni.

Questo basterebbe a gettare nello sconforto Jeremy Corbyn, leader nazionale del Labour che puntava proprio sul Galles per fare il pieno di consensi.

Ma il dato più preoccupante è quel 7,6% di consensi persi per strada tra il 2011 ed il 2016. Lo storico feudo di Rhondda ci da la misura della sconfitta: i laburisti qua vinsero con oltre il 65% dei voti nel 2011. Ieri, invece, il Plaid Cymru è riuscito a strappare lo storico feudo riducendo i consensi laburisti al 35%.

Anche i conservatori e i liberaldemocratici non brillano in Galles. I primi perdono 3 seggi e il 3,9% dei consensi, i secondi ben 4 seggi e quasi il 3% dei voti popolari.

I vincitori morali della tornata sono essenzialmente gli indipendentisti del Plaid Cymru e soprattutto gli euroscettici dell’UKIP di Nigel Farage che proprio in Galles eleggono i primi deputati nei ‘parlamenti regionali’.

Leanne Wood, energica leader del Plaid, è la protagonista dell’impresa di Rhondda e soprattutto la donna che è riuscita ad incrementare il bottino dei nazionalisti fino a diventare il secondo gruppo parlamentare. E’ molto probabile che Jones dovrà bussare alla sua porta se vorrà governare con serenità.

L’UKIP, nel 2011, era un solo uno sparuto gruppo senza rappresentanza politica. Oggi, invece, può contare su una truppa di 7 parlamentari e su oltre il 12% dei consensi gallesi.

DI SEGUITO I RISULTATI DEFINITIVI:

Su un totale di 60 seggi nazionali:

Partito Laburista 29 seggi (-1)

Plaid Cymru 12 seggi (+1)

Conservatori 11 seggi (-3)

UKIP 7 seggi (+7)

Liberaldemocratici 1 seggio (-4)

Questi invece i risultati in termini di consenso popolare:

Partito Laburista 34,7% (-7,6%)

Plaid Cymru 20,5% (+1,3%)

Conservatori 21,1% (-3,9%)

UKIP 12,5% (+12,5%)

Liberaldemocratici 7,7% (-2,9%)

Per la Scozia clicca qui.

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I risultati in UK: Il crepuscolo della perfezione,

Finalmente. Sondaggi, interviste, dibattiti hanno perso importanza e valore. I risultati e le analisi politiche prendono ora il sopravvento.

David Cameron ha vinto, i Tories hanno vinto. E’ indubbio. Certamente però non hanno vinto come avrebbero dovuto. La fiacca battaglia di Gordon Brown che avrebbe potuto far scivolare il New Labour al terzo posto, alla fin fine è servita.

In questo momento sono 622 su 650 i seggi scrutinati. I tories si attestano su 292 candidati eletti, il Labour 251, i LibDems soltanto 52, nonostante i positivi sondaggi alla vigilia del voto. Nessuno dunque ha ottenuto la soglia di maggioranza assoluta di 326 membri. Un micidiale meccanismo tutto italiano. Servono alleanze. Brown da orgoglioso guerriero sconfitto ha la legge dalla sua e non si arrende. Ma anche una veloce somma tra i suoi deputati e quelli di Clegg dei LibDems non basterebbero neanche per governare il paese dei balocchi.
Un onestissimo, ma tuttavia delusissimo, Nick Clegg, leader dei liberal democrats, ha concesso a Cameron il diritto e l’autorità per costituire il nuovo governo: “I Tory devono mostrare di saper formare un governo nell’interesse nazionale”, ha aggiunto.
Lo stabile, perfetto e borioso sistema maggioritario britannico ha fallito. Gordon Brown deve farsi da parte.

Ma questo è su ogni buon quotidiano europeo. Ma cosa succede alle perfierie del Regno Unito?
Ignorato, bistrattato e spesso sottovalutato, il Galles è molto frammentato. Il partito nazionalista gallese, il Plaid Cymru, pur riuscendo a conquistare un seggio in più del 2005, manifesta una leggera inflessione in termini di voti (-1,3%).

Il partito nazionalista è riuscito ad avere la meglio nelle circoscrizioni di: Arfon (per circa il 6% sul Labour), Dwyfor Meirionnydd (con un voto plebiscitario sui Conservatives), e Carmarthen East & Dinefwr. Il Galles del sud resta roccaforte del Labour e qualche macchia gialla (LibDems) e blu (Conservatives) sono distribuite equamente lungo tutto il paese.

In tutto il Galles, i risultati non sono certamente organici, in linea con la media del Regno Unito:

Labour con il 36,2% vince 26 seggi, resta il primo partito del Galles ma perde il 6,5% di consensi.

I Conservatori, guadagnando il 4,5%, raggiungono il 26,1% e conquistano solo 8 seggi. Tre soli seggi per Nick Clegg e i suoi che espugnano solo 3 seggi, guadagnando solo un misero 1,7%. Il Plaid, come già detto, otteniene un onorevole 11,3%.

La Scozia di Alex Salmond vede scomparire David Cameron.
I Conservatori, con un misero 16,6%, ottengono solamente 1 seggio e la quarta posizione. Il Labour resta il primo partito della Scozia, con ben il 42,4% dei consensi e 41 seggi. Per Brown, un risultato davvero in controtendenza: segno più rispetto al 2005 e primato del partito. Deludenti i LibDems che ottengono solo 10 posti a Westminster.

Incoraggiante, invece, il risultato di Alex Salmond, leader del SNP (Scottish National Party), i nazionalisti scozzesi con tendenze socialiste. Il partito, in Scozia, ha ottenuto il 2,2% in più del 2005 con 6 seggi e il 19,9% di consensi generali. Un ottimo incoraggiamento per il governo nazionalista.

Il Nord Irlanda sta attraversando un vero terremoto politico. Il DUP, partito di governo che esprime il primo ministro, è stato duramente sconfitto. Lo stesso Peter Robinson, che qui sopra vedete con il suo sorriso più bello, ha perso il suo personale seggio a Westminster. E’ riuscito a mancare la rielezione in una circoscrizione dominata dal suo partito da anni e anni. Siamo in attesa di nuovi sviluppi, ma da molte parti vengono chieste le dimissioni. Come può un primo ministro unionista restare al suo posto avendo mancato la rielezioni a Londra?
Senza infamia e senza lode, lo Sinn Fèin ha tenuto con un piccolo incremento. Ovviamente, Gerry Adams rieletto plebiscitariamente a West Belfast.