I risultati in UK: Il crepuscolo della perfezione,

Finalmente. Sondaggi, interviste, dibattiti hanno perso importanza e valore. I risultati e le analisi politiche prendono ora il sopravvento.

David Cameron ha vinto, i Tories hanno vinto. E’ indubbio. Certamente però non hanno vinto come avrebbero dovuto. La fiacca battaglia di Gordon Brown che avrebbe potuto far scivolare il New Labour al terzo posto, alla fin fine è servita.

In questo momento sono 622 su 650 i seggi scrutinati. I tories si attestano su 292 candidati eletti, il Labour 251, i LibDems soltanto 52, nonostante i positivi sondaggi alla vigilia del voto. Nessuno dunque ha ottenuto la soglia di maggioranza assoluta di 326 membri. Un micidiale meccanismo tutto italiano. Servono alleanze. Brown da orgoglioso guerriero sconfitto ha la legge dalla sua e non si arrende. Ma anche una veloce somma tra i suoi deputati e quelli di Clegg dei LibDems non basterebbero neanche per governare il paese dei balocchi.
Un onestissimo, ma tuttavia delusissimo, Nick Clegg, leader dei liberal democrats, ha concesso a Cameron il diritto e l’autorità per costituire il nuovo governo: “I Tory devono mostrare di saper formare un governo nell’interesse nazionale”, ha aggiunto.
Lo stabile, perfetto e borioso sistema maggioritario britannico ha fallito. Gordon Brown deve farsi da parte.

Ma questo è su ogni buon quotidiano europeo. Ma cosa succede alle perfierie del Regno Unito?
Ignorato, bistrattato e spesso sottovalutato, il Galles è molto frammentato. Il partito nazionalista gallese, il Plaid Cymru, pur riuscendo a conquistare un seggio in più del 2005, manifesta una leggera inflessione in termini di voti (-1,3%).

Il partito nazionalista è riuscito ad avere la meglio nelle circoscrizioni di: Arfon (per circa il 6% sul Labour), Dwyfor Meirionnydd (con un voto plebiscitario sui Conservatives), e Carmarthen East & Dinefwr. Il Galles del sud resta roccaforte del Labour e qualche macchia gialla (LibDems) e blu (Conservatives) sono distribuite equamente lungo tutto il paese.

In tutto il Galles, i risultati non sono certamente organici, in linea con la media del Regno Unito:

Labour con il 36,2% vince 26 seggi, resta il primo partito del Galles ma perde il 6,5% di consensi.

I Conservatori, guadagnando il 4,5%, raggiungono il 26,1% e conquistano solo 8 seggi. Tre soli seggi per Nick Clegg e i suoi che espugnano solo 3 seggi, guadagnando solo un misero 1,7%. Il Plaid, come già detto, otteniene un onorevole 11,3%.

La Scozia di Alex Salmond vede scomparire David Cameron.
I Conservatori, con un misero 16,6%, ottengono solamente 1 seggio e la quarta posizione. Il Labour resta il primo partito della Scozia, con ben il 42,4% dei consensi e 41 seggi. Per Brown, un risultato davvero in controtendenza: segno più rispetto al 2005 e primato del partito. Deludenti i LibDems che ottengono solo 10 posti a Westminster.

Incoraggiante, invece, il risultato di Alex Salmond, leader del SNP (Scottish National Party), i nazionalisti scozzesi con tendenze socialiste. Il partito, in Scozia, ha ottenuto il 2,2% in più del 2005 con 6 seggi e il 19,9% di consensi generali. Un ottimo incoraggiamento per il governo nazionalista.

Il Nord Irlanda sta attraversando un vero terremoto politico. Il DUP, partito di governo che esprime il primo ministro, è stato duramente sconfitto. Lo stesso Peter Robinson, che qui sopra vedete con il suo sorriso più bello, ha perso il suo personale seggio a Westminster. E’ riuscito a mancare la rielezione in una circoscrizione dominata dal suo partito da anni e anni. Siamo in attesa di nuovi sviluppi, ma da molte parti vengono chieste le dimissioni. Come può un primo ministro unionista restare al suo posto avendo mancato la rielezioni a Londra?
Senza infamia e senza lode, lo Sinn Fèin ha tenuto con un piccolo incremento. Ovviamente, Gerry Adams rieletto plebiscitariamente a West Belfast.

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Elezioni politiche in UK, 6 maggio 2010

Eccoli qua, nella foto, la triade magnifica delle prossime elezioni. La Gran Bretagna si sta giocando il destino dei prossimi anni. Non è cosa da poco, domani, molto probabilmente, il governo Labour di Blair prima, Brown poi, collasserà facendo un tonfo manco il colosso di Rodi.
C’è da dire che Gordon Brown era già dato sconfitto al via della campagna elettorale. E, certamente, non ha fatto molto per alleviare le distanze con l’arcinemico David Cameron, leader dei Tories. Il risultato? Nei sondaggi dell’ultima ora i Conservatori sono al 35%, e i laburisti al 28%. Un minimo storico per il partito di Brown. Aspettiamo domani per gli annunci ufficiali, ma è plausibile che il ciclo del New Labour si concluda dopo ben 13 anni di governo ininterrotto.

Tony Blair, che politicamente ha cresciuto Brown, aveva lasciato la polpetta bollente nelle mani del suo cancelliere. L’appoggio nella guerra in Iraq e Afghanistan era stato il colpo finale per la credibilità del governo. Nonostante le prove schiaccianti della creatività di chi aveva creato quelle famose “armi batteriologiche” di Saddam, Blair con il suo british aplomb, ha ribadito che attaccherebbe nuovamente. E soldati britannici continuano a morire nelle strade di Falluja e Bassora. Come se non bastasse, uno dei risultati più ammirati della coppia Blair-Clinton era la pace in Irlanda del Nord, dopo decenni dei cosiddetti Troubles (la definizione di guerra civile è limitativa e fuorviante). Con l’attacco di Massereene, Craigavon e altre attività, i dissidenti hanno alzato la testa e ,credetemi, torneranno a colpire più forte che mai. Certo è che un segretario di Stato per l’Irlanda del Nord conservatore non aiuterebbe molto.

Ritornando alla nostra Gran Bretagna, assistiamo alla chiusura della campagna. Il guerriero sfiancato, Brown visita dei lavoratori a Leeds, in pieno stile laburista. Molto onesto David Cameron che ha spiegato candidamente il ridursi del vantaggio iniziale tra il suo partito e il Labour: “”Non ho mai creduto che queste elezioni sarebbero state facili. Le elezioni sono destinati ad essere una sfida. Il popolo britannico non ti mano il governo del paese su un piatto, giustamente, ci stanno facendo sudare. “

Anche il famoso terzo incomodo, Nick Clegg, leader dei LibDems si è visto pian piano sgonfiare il suo exploit elettorale nei sondaggi. Colpa, secondo alcuni commentatori, la sua folle proposte sull’immigrazione.

“The Lib Dems are on a slow puncture and the air is coming out of the tyre. ” ossia ” I Lib Dems hanno subito una foratura lenta e l’aria è venuta fuori del pneumatico.” Una metafora piuttosto visiva. Il merito di Nick Clegg resta, i LibDems potrebbero comunque rompere il tradizionale bipolarismo britannico e aprire nuovi scenari. Una vittoria, tuttavia, sembra poco probabile.

Vedremo come andrà a finire domani…

Per saperne di più sui risultati delle elezioni politiche.