Elezioni Regno Unito 2015: analisi del voto in Galles

bandiera galles

I risultati delle elezioni generali 2015 in Galles (Numero seggi/Voto popolare/Tendenza sul 2010)

Labour 25 seggi / 36,9% / +0.6%
Conservatori 11 seggi / 27,2% / +1,1%
UKIP 0 seggi / 13,6% / +11,2%
Liberaldemocratici 1 seggio / 6,5% / -13,6%
Plaid Cymru 3 seggi / 12,1% / +0,8%
Green 0 seggi/ 2,6% / +2,1%

Il Galles è ormai politicamente legato all’Inghilterra. A differenza della Scozia (soprattutto la Scozia degli ultimi anni) non ha preso troppa distanza da quello che accadeva a Londra. Dei tre paesi celtici (Irlanda, Scozia & Galles appunto) è quello con minor sentimento indipendentista e ha un tasso di Welsh-speakers molto limitato.
A Cardiff il parlamento regionale è arrivato più per pareggiare i conti con Stormont (il Parlamento devoluto nordirlandese) e Holyrood (quello scozzese) che non come una risposta sincera alle esigenze di autonomia locale.

E proprio il Galles ed i suoi collegi elettorali rappresentavano lo zoccolo duro di Tony Blair ai tempi del New Labour.

Partito del GallesPunto di riferimento dei nazionalisti gallesi e osservato speciale da Londra rimane l’antico Plaid Cymru (‘partito del Galles’) che, nella sua storia, poco ha raggiunto se non qualche percentuale consistente nel Galles occidentale (quello più lontano dall’Inghilterra e radicalmente nazionalista).

Negli ultimi 2-3 anni proprio grazie alla straordinaria copertura mediatica del referendum costituzionale scozzese anche il PC aveva beneficiato di un’insolita esposizione sui quotidiani e sui media britannici e soprattutto gallesi.

Eppure, nelle ultime elezioni, questo strano omologo gallese dello SNP è riuscito solo a strappare un misero 12,1%.

Intendiamoci non che il Plaid abbia mai ottenuto percentuali vertiginose ma, alla luce del trionfo degli indipendentisti scozzesi, ci si aspettava almeno un 13-14%.

Comunque il partito del Galles è riuscito ad incrementare –seppur impercettibilmente- i propri voti (+0,8%) e ha infine eletto 3 seggi alla Camera dei Comuni in virtù del famoso sistema elettorale britannico che premia i collegi piuttosto che il voto popolare.

La Sturgeon, leader dello Scottish National Party, con i sondaggi alla mano aveva invitato a votare Plaid in Galles e Green in Inghilterra. Ma lo sfondamento celtico non è riuscito: il PC è rimasto al palo rimanendo solo quarto partito.

Collegi del galles: verde=PC, Blu=CON, Rosso=Labour, Giallo=libdem
Collegi Galles 2015: verde=PC, Blu=Tories, Rosso=Labour, Giallo=Libdem

Anche il Labour non ha brillato. Miliband contava sui da sempre numerosi voti gallesi per arginare un eventuale rimonta conservatrice in Inghilterra: la rimonta ha in effetti avuto luogo, ma i gallesi hanno snobbato un Labour avviato così verso la sconfitta. Ironicamente il colpo di mannaia che ha reciso la testa e le aspettative di Miliband è arrivato proprio da Scozia e Galles, storiche roccaforti del Labour.

Il risultato dei Libdems in Galles è stato sostanzialmente in linea con quello dell’intero paese: un crollo verticale. Oltre 13 punti percentuali sono stati persi tra il 2010 ed il 2015. Oggi i Liberaldemocratici gallesi possono contare solo su un misero seggio alla Camera dei Comuni.

Non delude invece -in termini di voto popolare- l’UKIP di Nigel Farage. In Galles i consensi al partito di destra estrema hanno guadagnato oltre l’11% restando però a secco di seggi per non aver conquistato nessun collegio elettorale.

E’ molto probabile che il fenomeno UKIP si sgonfi nei prossimi mesi/anni su tutto il territorio nazionale. L’UKIP come già in misura minore il British National Party sono partiti che raccolgono occasionalmente le rimostranze e la rabbia degli elettori che si lanciano in un voto di protesta che mai avrebbero dato. La campagna elettorale in Galles come in tutto il Regno Unito è stato dominato dall’argomento Unione Europea Si – Unione Europea No. Cameron e i conservatori, da sempre ambigui sui temi europei, sono stati molto scaltri a questo giro promettendo un immediato referendum consultivo sull’uscita dall’Europa. Facendo così si è assicurato la rielezione e soprattutto ha sminuito l’effetto Farage.

Se il referendum si farà come promesso in campagna elettorale, l’UKIP non avrà più motivo di esistere visto che ha incentrato tre quarti del suo programma su temi euroscettici.

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Elezioni UK 2015: analisi del voto in Scozia

Una raggiante Sturgeon dopo il trionfo dello SNP.
Una raggiante Sturgeon dopo il trionfo dello SNP.

I risultati delle elezioni generali 2015 in Scozia (Numero seggi/Voto popolare/Tendenza sul 2010)

SNP 56 seggi/ 50% / +30%.
Labour  1 seggio / 24,3% / -17,7%.
Liberaldemocratici  1 seggio / 7,5% / -11,3%.
Conservatori 1 seggio / 14,9% / -1,8%.
UKIP 0 seggi/ 1,6% / +0,9%.
Green 0 seggi / 1,3% / +0,7%.

Per ogni quotidiano britannico Nicola Sturgeon è il personaggio del momento del momento. Lo SNP la sua creatura.

In realtà la ‘dama rossa’ sta raccogliendo i frutti del suo predecessore Alex Salmond, dimessosi dal timone del partito all’indomani della sconfitta dell’indipendenza a settembre.
All’indomani del referendum, con il campo di battaglia ancora fumante e cosparso di cadaveri, l’elettorato scozzese si è recato in massa presso le sedi dello SNP per iscriversi. Si è creato così un effetto fenice per cui lo sconfitto sarebbe diventato ben presto vincitore.

La Scozia sarà pure lontana dall’indipendenza, ma pare di vedere la Sturgeon gongolante a pensare di comandare il terzo battaglione più numeroso dell’intera Camera dei Comuni dopo Conservatori e Laburisti. Uno shock totale per tutti i  britannici. Tant’è vero che Cameron, nel suo primo discorso dopo lo spoglio, ha promesso mari  e monti, ma soprattutto il ‘più forte governo autonomo al mondo’. La secessione che pareva scongiurata (almeno per qualche decennio) torna oggi sui tavoli di discussione.

La vittoria dei nazionalisti è totale, senza appello: uno scozzese su due ha votato la Sturgeon e 56 dei 59 seggi dedicati al paese sono in mano dello SNP. Certo, molti elettori sono infuriati che un partito con pochissimi punti percentuali a livello nazionale possa ottenere così tanti seggi.

Labour e Libdems, fino al 2010, fortissimi in Scozia oggi perdono rispettivamente il 17 e il 7%. Un risultato senza appello. Jim Murphy, baronetto dei laburisti in Scozia, non solo non ha mantenuto le promesse di arginare lo SNP, ma ha perfino perso il suo seggio a Westminster.

La Sturgeon fondamentalmente è riuscita a trionfare sugli avversari proponendo un ricetta semplice e definitivamente di sinistra. La dama rossa ed il suo partito si sono opposti decisamente ai tagli proposti dal Governo Cameron e hanno rilanciato la formula ‘più voti ci darete e più poteri avremo in Scozia’.

In realtà la tematica indipendentista ha avuto un ruolo alquanto marginale nella campagna elettorale del 2015. La Sturgeon aveva sommessamente detto che, con il referendum, la questione sarebbe stata archiviata almeno per una generazione di scozzesi. Un voto così deciso ha rimesso tutto in discussione. Quanto mai significative le parole di Alex Salmond all’indomani del voto:

Salmond
Alex Salmond, ex premier scozzese e leader SNP.

“C’è un leone ruggente stasera, un leone scozzese, e ha intenzione di ruggire con una voce tale che nessun governo -di qualsiasi colore politico- potrà ignorare. Credo che sarà una voce altisonante, una voce pulita, una voce singola dalla Scozia e credo che tutto questo sarà un’ottima cosa”.

Solo Cameron e il suo governo potranno decidere se ascoltare questa voce e concedere autonomia fiscale e politica alla Scozia oppure ignorarla spingendo verso una nuova spaccatura ed un nuovo referendum.

Lo SNP oggi ha il potere ed il consenso che il Labour aveva in Scozia fino a pochi anni fa: l’indipendenza rimane in agenda.

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Elezioni UK 2015: analisi del voto in Inghilterra, la locomotiva Tory.

David Cameron
David Cameron

I risultati delle elezioni generali 2015 in Inghilterra (Numero seggi/Voto popolare/Tendenza sul 2010)

Conservatori 319 seggi/ 41%/ +1,4%
Laburisti 206/ 31,6%/ +3,6%
Liberaldemocratici 6/ 8,2%/ -16%
UKIP 14,1%/ 1/ +10,7%
Verdi 4,2%/ 1/ +3,2%

La regione inglese è da sempre filo conservatrice. Qui Margaret Thatcher è quasi universalmente annoverata tra i salvatori della patria, tra Winston Churchill e il duca di Wellington.

Nel 2010 era stata proprio l’Inghilterra a far da locomotiva al treno di Cameron che poté così insediarsi al 10 di Downing Street e rimanerci per 5 anni, con l’appoggio indispensabile dei liberaldemocratici di Clegg.

Ieri il popolo inglese non ha deluso le attese dei tories che hanno raggiunto cifre da capogiro, riuscendo nell’insperata impresa di superare se stessi (+1,4% sul 2010). Complice la non brillante performance dell’UKIP e il crollo verticale dei libdems, Cameron ha ottenuto ben 319 dei 533 seggi inglesi, vantando così oggi una maggioranza sicura in Inghilterra e, per estensione, alla Camera dei Comuni.

Senza gli elettori inglesi non ci sarebbe un governo conservatore oggi alla guida della Gran Bretagna.

Bandiera ingleseIn Inghilterra, il Labour ha ottenuto un risultato molto deludente, rispetto alla attese. Miliband è riuscito a superare il suo predecessore, Gordon Brown, di soli 3 punti percentuali. Fare peggio sarebbe stato difficile, a detta della maggioranza dei britannici che ancora ricordano negativamente l’ex premier (designato come vice del Blair dimissionario, dunque mai passato per le urne).

Sconfitta senza appello (-16% sul 2010) per i Libdems di Nick Clegg, puniti per aver incondizionatamente appoggiato i Conservatori nel governo uscente e soprattutto colpevoli di aver tradito le aspettative del suo elettorato. Fino a pochissimi anni fa, i liberaldemocratici erano terzo partito in Inghilterra, oggi sono ridotti ad un cumulo di brandelli.

L’UKIP non sfonda ed elegge in Inghilterra solo 1 deputato su 533. L’unico seggio ottenuto in tutto il Regno Unito: Nigel Farage è stato condannato dal sistema elettorale britannico ad essere l’eterno secondo dietro a Cameron. In moltissime constituencies inglesi, il partito xenofobo strappa ottimi risultati in termini di voto popolare; ma non riesce a superare i conservatori per ottenere seggi preziosi.

Degno di nota è infine il risultato dei Verdi che in Inghilterra hanno superato il 4%. Un dato non particolarmente sorprendente se comparato ad alcuni sondaggi della vigilia che piazzavano i Greens addirittura oltre il 6%. Ci sono buone premesse per un partito fresco e giovane che ha raccolto perfino l’endorsement della scozzese Nicola Sturgeon.

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Elezioni UK 2015: analisi del voto & conseguenze.

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I sondaggisti britannici si stanno cospargendo il capo di cenere. Se i media britannici terranno il solito, ammirabile atteggiamento del ‘chi sbaglia paga’, molte teste rotoleranno nelle prossime ore.
Centinaia di sondaggi commissionati ed effettuati finanche alla vigilia del voto puntavano sostanzialmente su un pareggio  tra le due maggiori forze politiche britanniche,  prospettando così lo spettro del parlamento appeso.

Gli exit poll, in serata, già correggevano il tiro e viravano verso la riedizione del governo di coalizione Conservatori – Libdem. Non c’è la maggioranza assoluta, Cameron dovrà rispolverare Nick Clegg come vice.
Infine lo tsunami dei risultati veri e propri: i Tories sfondano la quota 325 seggi, necessaria per governare senza obblighi di coalizione. Scongiurato il rischio di parlamento balcanizzato.

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Dal 1992 i Conservatori non vedevano una maggioranza così solida (anche se poi, di fatto, i seggi in ‘più’ sono soltanto una manciata). Si rievocano vecchie figure e i governi d’acciaio del passato: Margaret Thatcher, John Major.

I liberaldemocratici crollano invece sotto il peso schiacciante del tradimento politico. Alle elezioni del 2010, il partito si era proposto come alternativo al tradizionale bipolarismo britannico, raccogliendo un numero gigantesco di consensi  (più del 20%), soprattutto tra universitari e delusi del ciclo laburista. Clegg e i suoi sono però poi finiti a soccorrere la maggioranza zoppa di Cameron, votando leggi che il giovane elettorato dei liberali non hanno evidentemente digerito (su tutte l’aumento vertiginoso delle tasse universitarie).

Un Nick Clegg dimissionario raccoglie oggi i frutti di quella che oltremanica è stata definita ‘political prostitution’. Tanto più che durante la campagna elettorale 2015, Clegg  rassicurante strizzava l’occhio ai vecchi partner di governo senza però escludere di poter far da stampella ad un eventuale maggioranza relativa laburista.

Quasi il 14% dei voti popolari e la bellezza di 48 seggi sono stati smarriti dai liberaldemocratici. Difficile dire dove siano andati: tra i giovani universitari sono andati molto bene i Verdi (+2,8%) ma è plausibile che molti abbiano abbandonato i Libdem per tornare a votare laburista.

Deludente pure il risultato complessivo del fenomeno politico britannico degli ultimi anni, soprattutto alla luce della straordinaria performance delle elezioni europee dello scorso anno. Anche se i sondaggi avevano preannunciato un forte ridimensionamento dell’UKIP, certo non ci si aspettava una resa elettorale così bassa (un solo seggio in tutto il paese).

Il dato sull’UKIP da non sottovalutare resta comunque la ragguardevole soglia raggiunta in termini di voti assoluti: il 12,64% dei britannici (quasi 4 milioni di elettori) hanno dato la loro preferenza al Partito per l’Indipendenza Britannica. Il sistema elettorale, uninominale maggioritario a turno unico, ha pesantemente limitato il numero di seggi dell’UKIP a favore invece di quelli conservatori.

Un partito che certamente non è stato penalizzato nell’assegnazione di seggi è stato certamente lo Scottish National Party (SNP). Caso politico di straordinaria importanza, lo SNP ha risollevato la testa dopo la sconfitta al referendum costituzionale dello scorso settembre. La Scozia sarà pure rimasta parte integrante del Regno Unito, ma il partito indipendentista ha cumulato un numero impressionante di seggi nazionali: 56 dei 59 seggi scozzesi della House of Commons appartengono oggi allo SNP con solo il 4,7% nazionale.

La carismatica vittoria del partito di Nicola Sturgeon eclissa paradossalmente quella di David Cameron. Mai era successo che un partito indipendentista locale diventasse maggioranza assoluta in uno dei 4 paesi costitutivi del Regno Unito. Se lo SNP ha raggiunto più del 50% dei consensi popolari in Scozia, l’omonimo gallese, l’indipendentista Plaid Cymru, è rimasto ancorato al 12% in Galles (3 seggi).

E poi c’è lui. Il grande sconfitto. Ed Miliband. C’è chi lo accusa di non essere stato incisivo, chi invece critica l’Ed pensiero, quasi ai limiti del socialismo reale. Se si può concedere al Labour l’onore delle armi per quel 30% raggiunto nei consensi popolari, il numero di seggi resta davvero troppo esiguo per poter mettere in serio pericolo il governo che si sta formando in queste ore.

Cameron ha vinto. C’è chi scommette, tuttavia, che il suo governo sarà l’ultimo del Regno Unito prima della dissoluzione. Se è vero che l’appoggio dell’indipendenza non coincide con il consenso dello SNP, è pure vero che la straordinaria vittoria degli indipendentisti avrà ripercussioni gigantesche sull’equilibrio politico del paese tutto.

Il nuovo-vecchio Prime Minister ha già promesso di implementare la devoluzione scozzese per calmare gli animi più irriducibili al di là del Vallo: un mantra che va ripetendo da qualche anno, ma che ancora non trova realizzazione.

La Scozia non sarà l’unico problema di Cameron. Per saccheggiare i voti più moderati (si fa per dire) dell’UKIP, ha promesso un referendum sull’adesione del Regno Unito alla Comunità Europea. I media stanno già diffondendo il pericolo della Brexit (Britain Exit) e si dovrà far coincidere gli interessi della Scozia (filo europeista) con quelli dell’Inghilterra (euroscettica).

Certamente non è incoraggiante per Cameron il pensiero di avere quattro diversi partiti politici (Conservatori, SNP, Laburisti e DUP) maggioranza nelle quattro nazioni costitutive del Regno Unito (rispettivamente Inghilterra, Scozia, Galles e Nord Irlanda).

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Elezioni Gran Bretagna 2015: risultati definitivi in dettaglio

Finalmente i dati definitivi sulle elezioni politiche 2015 nel Regno Unito.

Affluenza: 66,1%
Seggi per la maggioranza: 326
Voto popolare (classifica in termini di voti elettorali assoluti):

  • Tories 36,9%
  • Laburisti 30,4%
  • UKIP 12,6%
  • Liberaldemocratici 7,9%
  • SNP 4,7%
  • Verdi 3,8%

Seggi assegnati (classifica per numero di seggi):

  • Tories 330/650 seggi
  • Laburisti 232/650
  • SNP 56/650
  • Liberaldemocratici 8/650
  • Verdi 1/650
  • UKIP 1/650

Variazioni sulle politiche 2010:

  • UKIP + 9,5%
  • SNP +3,1%
  • Verdi +2,8%
  • Laburisti +1,5%
  • Conservatori +0,8%
  • Liberaldemocratici -15,2%

Nick Clegg, leader dei Libdems, Nigel Farage, leader dell’UKIP e Ed Miliband, leader dei laburisti hanno rassegnato le dimissioni dalla carica di segretario nazionale.

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Elezioni in Gran Bretagna 2015: ultimi sondaggi e previsioni di governo.

Elezioni britanniche 2015

Ci siamo. Domani, 7 maggio, saranno assegnati i 650 seggi della Camera dei Comuni attraverso il voto popolare. Il panorama all’orizzonte resta insolitamente incerto. Da mesi, ormai, i due maggiori partiti britannici, Tories e Laburisti, si rincorrono e combattono fino all’ultimo voto.

Il sistema elettorale britannico (definito uninominale maggioritario a turno unico) in realtà non garantisce al partito con la maggioranza di voti di governare. Tutto si giocherà nelle unità elettorali di base, le constituencies, che manderanno a Londra i deputati. Dei 650 membri, ben 533 si trovano in Inghilterra, 59 in Scozia, 40 in Galles e soltanto 19 nelle contee dell’Irlanda del Nord.

Domani come mai peseranno, molto probabilmente, i voti dei ‘piccoli partiti’ che potranno appoggiare l’eventuale partito di maggioranza uscito dalle urne.

Se Cameron e i conservatori riusciranno a restare primo partito in termini di seggi, un gigantesco aiuto potrebbe essere confermato da Nick Clegg, già vicepremier nel governo uscente. Seppur fortemente ridimensionati rispetto a qualche anno fa, i liberaldemocratici inglesi potrebbero ribadire la fiducia ad un governo Cameron.

downloadCruciali per Cameron saranno pure i seggi dell’UKIP di Nigel Farage, partito fortemente antieuropeista e dai connotati xenofobi. Anche se il premier uscente ha strizzato l’occhio agli elettori più conservatori promettendo un referendum sull’uscita dalla comunità europea, l’UKIP rimane un solido punto di riferimento per i conservatori inglesi più irriducibili.

Se il Partito Conservatore raggranellerà un numero sufficiente di seggi per proporre un governo di coalizione con l’UKIP, l’adesione della Gran Bretagna al progetto europeo sarà sicuramente messa quantomeno in discussione.

A sinistra le cose non vanno meglio.

Ed Miliband, leader dei laburisti britannici, sta lottando per acchiappare i voti degli indecisi proponendo una decisa svolta di governo rispetto a Cameron. Sembra ormai certo, tuttavia, che non riuscirà ad ottenere la quota di seggi necessaria per un governo monocolore laburista.

Sturgeon, leader SNP
Sturgeon, leader SNP

Miliband potrebbe ricevere l’appoggio politico dello Scottish National Party che, secondo gli ultimi sondaggi, potrebbe addirittura strappare 55 dei 59 seggi spettanti alle constituencies scozzesi (intorno al 50% del voto popolare). Oltre il vallo è previsto un trionfo elettorale del partito indipendentista scozzese che potrebbe promettere a Miliband i numeri necessari a governare in cambio di un nuovo referendum costituzionale per l’Indipendenza della Scozia.

Negli ultimi giorni si sta concretizzando un’altra ipotesi per Miliband, atta a scongiurare un’eventuale alleanza di governo SNP-Labour. I libdems potrebbero infatti riconsiderare il loro appoggio a Cameron e fungere da ago della bilancia.

I due tradizionali referenti politici, insomma, hanno poco di cui rallegrarsi anche in caso di vittoria elettorale. Il sistema politico britannico li sta spingendo verso il compromesso con le frange estreme del parlamento. Comunque vada, l’hung parliament (cioè il parlamento appeso, senza una maggioranza decisa) porterà ad una rivoluzione politica, se non ad una nuova minaccia di dissoluzione della Gran Bretagna.

Ultimo sondaggio elettorale:

Conservatori: 34% 272 seggi
Laburisti: 34% 271 seggi
Scottish National Party: 55 seggi
Liberaldemocratici: 9% 26 seggi
UKIP: 12% 3 seggi
Verdi: 5% 1 seggio
Altri: 22 seggi*

*compresi gli unionisti nordirlandesi che potrebbero ragionevolmente appoggiare un ipotetico governo Cameron II.

Per approfondire clicca in alto su POLITICA BRITANNICA.

Elezioni britanniche 2015: ancora ambiguità nei sondaggi.

I sondaggi per definizione sono inattendibili e spesso confusi, ma qui si esagera. Da mesi, ormai, i media britannici sottolineano come la situazione politica d’oltremanica sia estremamente difficile da decriptare.

Dalla fine del 2014 i sondaggi premiano oggi il Labour, domani i Conservatori del premier Cameron. Spesso il vantaggio dell’uno sull’altro si riduce a pochissimi punti percentuali, altre volte addirittura emerge una situazione di parità quasi assoluta tra gli elettori di Miliband e i Tories.

Negli ultimi due giorni (15-17 marzo) sono stati pubblicati due sondaggi molto importanti. Sono condotti da YouGov sulla committenza del Sun. I risultati sono al’insegna della solita ricorrente ambiguità:

Primo sondaggio su un sample di 1683 persone:

Labour 35%
Conservatori 33%
UKIP 13%
Liberaldemocratici 7%
Verdi 7%
Altri 4%

Secondo sondaggio, stavolta su 1830 persone:

Labour 36%
Conservatori 34%
UKIP 12%
Libdem 7%
Verdi 6%
Altri 5%

In entrambi i casi, il Labour ha un vantaggio reale di soli 2 punti percentuali, davvero troppo pochi se Miliband vuole sfrattare il governo Cameron dal 10 di Downing Street.
L’UKIP, ancora, si conferma terzo partito britannico nei sondaggi, con un risultato lontano da quel 32% ottenuto nelle scorse elezioni europee. Certamente però, se mettiamo a paragone il dato dei sondaggi con il risultato delle elezioni politiche generali del 2010 (3,1%), gli elettori dell’UKIP si sono moltiplicati.