La Scozia, l’isola di Islay e il tour del whisky

Isola di Islay (Scozia)
Isola di Islay (Scozia)

Grazie (o per colpa) della globalizzazione, i whisky sono diventati un bene di consumo (quasi) alla portata di tutti. Stiamo parlando ovviamente dei brand più diffusi e commercializzati; ma mi sento di dire che con poche centinaia di euro si riesce a trovare facilmente un prodotto di ottima qualità.

Con la ‘popolarizzazione’ di un prodotto che fine a qualche anno fa rimaneva appannaggio di magnati, sir britannici e ricchi imprenditori americani, si è diffusa anche una moda piuttosto insolita: il turismo del whisky.
Per dirla in poche parole: un numero crescente di persone decide di impiegare le proprie vacanze per visitare le distillerie disseminate in varie parti del mondo, creando quelli che sono stati definiti whisky trails (ovvero i percorsi del whisky).

Già nel 2002, la famosa rivista americana Forbes stilava la lista dei più affascinanti percorsi tra le distillerie di mezzo pianeta. In italia, ahimè, il mercato e l’apprezzamento per il whisky rimane confinato ad un pubblico di nicchia, selezionato ma molto limitato. E le previsioni non sono delle più rosee (per una analisi e quantificazione dei volumi di importazione in italia clicca qui).

Qui vi voglio parlare della Scozia e delle sue distillerie. Anzi, più precisamente, vi presenterò un’isola la cui storia e fortuna è indissolubilmente legata alla produzione di whisky: l’isola di Islay.

Islay è conosciuta come ‘la Regina delle Ebridi’ ed è uno degli ultimi avamposti scozzesi nel mare prima di avvistare la costa nordirlandese di Antrim. Con 3000 abitanti circa e quasi 60,000 turisti l’anno, rimane una delle isole scozzesi più affascinanti da visitare.

Lungo i suoi soli 40 km di lunghezza si possono trovare 9 grandi distillerie di whisky: in pratica una distilleria ogni 4 km e mezzo. Un paradiso per gli amanti del whisky scozzese. La lista è comunque destinata ad ampliarsi nei prossimi anni visto il successo commerciale che Islay sta avendo tra il pubblico europeo e americano. Pensate che la distilleria di Port Charlotte (localizzata sulla costa sud dell’isola) è rimasta operativa dal 1829 al 1929 per chiudere rovinosamente dopo un secolo. Nel 2011 la distilleria è infine riaperta nei suoi edifici originali rimasti miracolosamente in piedi (e, spero, derattizzati alla riapertura). Si parla anche della riapertura della Gartbreck Distillery per l’autunno di quest’anno: insomma un futuro roseo per l’economia di Islay nonostante un numero infinito di ‘distillerie perdute‘.

Sull’isola gli alambicchi delle più apprezzate marche di whisky scozzese (Laphoraig, Caol Ila, Lagavulin, Bowmore, etc) producono oltre 20 milioni di litri all’anno. Lottano,calunniano, si fanno concorrenza per poi allegramente riunirsi alla fine di maggio a festeggiare la produzione in uno dei più apprezzati festival del genere: il Fèis Ìle.

La torba, ingrediente essenziale.
La torba, ingrediente essenziale.

Ma il legame tra l’isola e la produzione di whisky non è certo di questi tempi. Secondo la leggenda che si racconta su Islay le magiche nozioni della distillazione vengono ‘esportate’ da un monaco irlandese negli ultimi anni del Medioevo.
La storia racconta invece un’altra versione: le prime attestazioni su Islay della produzione di whisky risalgono solo alla fine del XVIII secolo quando i produttori si spostarono in luoghi remoti per sfuggire al pagamento della tanto odiata tassa sulla produzione di alcolici.

In realtà il repentino successo commerciale di Islay non è solo dovuto all’isolamento geografico dell’isola, ma soprattutto alla disponibilità in loco di grandi quantità di acqua fresca e torba, ingredienti assolutamente indispensabili per distillare un buon prodotto.

La distribuzione delle distillerie su Islay
La distribuzione delle distillerie su Islay

I critici suddividono la produzione di Islay in due grandi gruppi circoscritti geograficamente a nord e a sud dell’isola. Le distillerie del sud/sud-est infatti riuscirebbero a produrre un whisky meravigliosamente torbato grazie sia alla tipologia di acqua sorgiva utilizzata, sia all’impiego di torba (ed è il caso del Laphoraig, del Lagavulin e dell’Ardbeg)
Le altre distillerie dell’isola, localizzate sulla costa nord e nord-ovest, produrrebbero invece whisky dai sapori più disparati: si va dal comunque fortemente torbato Caol Ila al più sottile Bunnahabhain passando dall’equilibrato Bowmore.

Queste sotto sono le distillerie attive sull’isola di Islay in ordine di ‘anzianità’. Notate però che alcune non hanno soluzione di continuità. Buon assaggio ed eventuale buona visita su Islay:

Bowmore dal 1779

Laphoraig dal 1815

Ardbeg dal 1815

Lagavulin dal 1816

Port Charlotte 1829-1929, riaperto nel 2011

Caol Ila dal 1846 al 1972, riaperto nel 1974

Bruichladdich dal 1881 al 1995, riaperto nel 2001

Bunnahabhain dal 1883

Kilchoman dal 2005

Gartbreck Distillery riaprirà nell’autunno 2015.

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Quali sono i migliori whiskey del mondo? Ve lo dico io!

Il whiskey fa questi effetti. La prima tracannata ti esplora ben bene e prepara le basi per la seconda. Scalda il cuore e la pancia, scioglie la lingua. La seconda sorsata  è meditativa e rilassante. Incoraggia la terza e consente un flusso esaltante di risposte spiritose. Dopo la quarta o quinta sorsata arrivano le canzoni d’amore e di patriottismo. Quindi, a metà bottiglia, vi è la possibilità di sostenere conversazioni sagge ed intelligenti, persino sulle più difficili ed intricate questioni.(…)
Gli stadi successivi sono difficili da prevedere. Alcuni cantano canzoni che conoscono tutti ed alla quale tutti si uniscono. Altri diventano tristi e malinconici. Altri ancora piangono. Alcuni diventano romantici e si credono irresistibilmente sexy o divertenti; o tutt’ e due le cose allo stesso tempo. Ed altri fanno a botte. Per farla breve: dopo, può succedere di tutto.

Gerry Adams, Strade di Belfast, 1992,  p.123

Foto whisky

Come dare torto a Gerry Adams, politico e scrittore irlandese? La citazione credo sia alquanto significativa per chi, come me, ogni tanto si concede un bicchierino di whiskey. Ma quali sono i whiskey più buoni? Quali sono i whiskey più costosi? Che differenza c’è tra un whiskey e l’altro?

Premessa: ovviamente non sono un esperto. E neppure un membro onorario dell’AA. Cominciamo dunque dalla parte più facile: quali sono i distillati whiskey più costosi al mondo?

Se fate un giro sul web, soprattutto in Gran Bretagna, ci sono moltissime classifiche sui whiskey più costosi mai venduti. In realtà il criterio di valutazione non è molto chiaro: alcuni prendono in considerazione solo il valore intriseco commerciale del contenuto, altri mettono sulla bilancia anche il valore della bottiglia (in qualche caso addirittura cosparsa di diamanti). Possiamo però affermare in sicurezza che alcune battute d’asta di famosi whiskey hanno raggiunto davvero cifre astronomiche.

Isabella's Islay Whiskey
Isabella’s Islay Whiskey

Ci sono poi due casi eccezionali: la bottiglia di Isabella’s Islay e l’Aisla T’Orten. La particolarità di queste due bottiglie è presto detta: la prima è ricoperta da 8500 diamanti, rubini e oro bianco e la seconda contiene un whiskey vecchio distillato nel 1906, vecchio dunque 108 anni. I due whiskey sono stati venduti, rispettivamente, a 6,2 e 1,5 milioni di dollari. Una cifra record mai superata. Se non fosse che sono entrambe bufale che circolano sul web. Non ci sono prove documentarie che attestino tali vendite.

Spesso, sui siti di record, si trova citato il Macallan M, venduto per oltre 620 mila dollari la bottiglia. Ma anche qui c’è l’inghippo. La bottiglia era da 6 litri. Quindi direi che proprio di record non si tratterebbe.

Bufale e inganni a parte, la bottiglia più costosa mai venduta rimane comunque un Macallan del 1946, battuta nel 2010 per 460,000 dollari americani. 1 litro e mezzo di puro piacere, vecchio di 64 anni venduta in pochi minuti alla casa d’aste di Sotheby, New York.
Questo è indubbiamente il whiskey più costoso al mondo, soprattutto in virtù della sua età e qualità. Il prezioso liquido è stato venduto, tra le altre cose, contenuto in un decantatore di cristallo Lalique che era il ‘valore aggiunto’ per così dire.

Il Royal Salute della Chivas
Il Royal Salute della Chivas

Molto costoso rimane anche il Royal Salute della Chivas, uno scotch venduto intorno ai 250 mila dollari. In realtà, la qualità del RS non è particolarmente celebrata: la sua particolarità è la tiratura limitata in cui è stato distribuito. Solo 21 bottiglie, infatti, sono state messe in commercio e tutte interamente realizzate in materiali preziosi da Garrard, famosissimo gioielliere. Lo scotch è invece un blended invecchiato 45 anni.
Certo mica ci hanno messo la cedrata dentro, però appare chiaro che qui si paghi più la qualità del ‘pacchetto’ che non il contenuto stesso del whiskey.

Degne di nota rimangono le poche bottiglie che ogni anno Macallan rilascia alla vendita di Macallan Fine & Rare Collection, un whiskey (presumibilmente) buonissimo che risale, udite udite, al 1926. Sono vendute generalmente a 54 mila dollari, anche se alcune hanno toccato i 75 mila.

Macallan 1926, 75 mila dollari a bottiglia
Macallan 1926, 75 mila dollari a bottiglia

Anche la Glenfiddich ha comunque le sue galline dalle uova d’oro: un lotto di 61 bottiglie di whiskey risalenti al 1937 che hanno toccato i 71 mila dollari a bottiglia.

Ma i whiskey più costosi sono anche i più buoni? Direi di no. Premesso che il gusto è di fatto un metro di giudizio assolutamente personale, esistono dei premi appositi per whiskey, chiamati WWA (World Whiskies Awards). Una sorta di Oscar dei migliori whiskey al mondo. Ci sono all’interno dei WWA diverse categorie e ogni anno vengono designati i vincitori.

Nel 2014, le due categorie più importanti premiavano:

– Migliore Single Malt: Sullivans Cove French Oak Cask
– Migliore Blended: The Lost Distilleries Blend

Vi riporto la traduzione di alcuni tra i critici più importanti del pianeta che descrivono questi whiskey:

– Wafers al caramello di Tunnock.Con un tocco di affumicato. Equilibrio eccellente. Ed Bates

– Mandorle tostate, noce moscata grattugiata e frutta nel naso. Mandorle bruciate, frutti autunnali stufate con uvetta. Leggero, pepato e intrigante. Seáneen Sullivan

– La semplicità in un modo molto buono. Miele, vaniglia e pagliai. Tutto combinato con mele e caramello. Jason Thomson

– Fumo di un falò che arrichische malto e legno. Una combinazione celestiale con un tocco dolce di burro. Joseph Cassidy

– Queste le grandi quantità del migliore whiskey al mondo 2014, il Sullivan Cove.

Per il miglior blended Lost Distilleries invece:

– Affumicata liquirizia nera con un caldo calore speziato. Dolce e leggermente quercioso. Bell’equilibrio di torba, dolcezza e calore. Davin de Kergommeaux

Buon equilibrio con tocchi di frutta secca, albicocca, sottile sentore di chiodi di garofano e miele, vaniglia e rovere. Al palato è piccante e acidulo con cannella, chiodi di garofano e note di scorza di limone, un pizzico di malto, miele e vaniglia. Mark Gillepsie

Raffinato, fumo elegante con tocco di salinità. Quella mineralità al naso è quasi geologica, come un massaggio con pietre calde per il risveglio dei sensi. Morbido, dolce al palato e la timidezza smentisce l’eleganza delle caramello burroso, della frutta in fiore, del tocco di arancio e di un caldo, secco finale. Jonny McCormick

Insomma ce n’è di carne sul fuoco.

Sinceramente la mia esperienza non mi permette di parlare estesamente di molti whiskey. Tra quelli che ho avuto modo di assaggiare i più buoni restano il Talisker Storm, il Cardhu, l’Oban e il Lagavulin. Il più buono, per me, resta comunque il Laphroaig che non manca mai nella mia credenza. Facilmente reperibile nei supermercati e nelle rivendite nostrane, il Laphroaig si presenta di solito invecchiato di 10 o 15 anni. So dell’esistenza di Laphroaig invecchiati anche 30 e più anni ma ovviamente le mie tasche mi tengono lontano da questo ben di Dio.

La Distilleria di whiskey Laphroaig
La Distilleria di whiskey Laphroaig

L’apprezzamento per questo tipo di whiskey non è universale: è un sapore che può farti innamorare oppure rimpiangere il prezzo. Non esistono mezze misure. Così viene descritto dal sito http://www.masterofmalt.com (consiglio una visita per chi sa l’inglese):

Profumo:  Molto presente. Si tratta di un whisky formidabile, con peculiarità da colazione (pane tostato, burro salato, un po ‘di succo d’arancia e caffè). Dopo un po ‘di annusate inizierete a scorgere pane alle banane, sviluppando insieme al fumo di legna di melo forse un po’ troppo cacao.

Sapore: Molto rotondo e spesso. Sciroppo dorato? Vapore nebbioso, focose spezie, minacciosa torba scura, anice stellato, cioccolato fondente e prugne stufate.

Finale: allungato, alla liquirizia. Marmellata di arance di Siviglia, burro salato e aringhe affumicate.

Ok, diciamo che queste solenni descrizioni non invitano all’assaggio. Ma fidatevi di me e poi mi direte!

Costo del whiskey laphroaig? A 10 anni si trova tra i 20 ed i 30 euro (ottimo regalo di Natale!), invecchiato di 18 anni si arriva fino a 80 euro.

UN LIBRO ED UN FILM SUL WHISKEY

Vi consiglio spassionatamente di guardarvi uno degli ultimi film di Ken Loach: La parte degli angeli. Se volete avvicinarvi all’argomento compratevi l’Atlante mondiale dei whisky di Jackson Micheal.

Se volete saperne di più sulla meravigliosa isola di Islay e la sua incredibile concentrazione di distillerie di ottimo whiskey scozzese cliccate qui.

Galles: dove andare. Un tour per immagini.

TINTERN ABBEY – TINTERN – MONMOUTHSHIRE

Abbazia cirstercense del XII secolo. Qui altre info.

Tinter Abbey
Panoramica dell’abbazia di Tintern.
Tinter Abbey Inside
Arcate dell’abbazia di Tintern.
Tintern Abbey - Great Hall
Refettorio dell’abbazia

CAERPHILLY CASTLE – CAERPHILLY (SOUTH WALES)

Castello fortificato del XIII secolo a struttura concentrica.

Caerphilly Castle
Il castello gallese di Caerphilly
Caerphilly Castle overview
Il castello visto dal fiume. All’estremita destra, la torre pendente di Caerphilly.

SPIAGGIA DI RHOSSILI – PENISOLA DI GOWER

5 km di spiaggia selvaggia battuta dai venti atlantici.

Rhossili Spiaggia
La spiaggia di Rhossili durante una tempesta nel febbraio 2014.

TENBY TOWN – PEMBROKESHIRE

Una spettacolare cittadina gallese che si estende lungo la costa sud-ovest.

St Catherine Island
St Catherine Island – Isola di Santa Caterina con il forte davanti alle coste di Tenby. L’isola è spesso raggiungibile a piedi, maree permettendo.
Tenby Town
La città di Tenby

3 cose assolutamente da visitare in Galles

Bandiera del Galles

Il Galles è una meta assolutamente da provare. Poco costoso (soprattutto in bassa stagione), rilassante, denso di storia e identità ma soprattutto ancora poco visitato.

A differenza della vicina Inghilterra, il paese di San Davide è poco gettonato tra i turisti europei ed è davvero difficile (se non eccezionale) captare conversazioni in una lingua che non sia l’inglese lungo le vie del paese.
Il Galles ha molte delle caratteristiche che rendono affascinante l’Irlanda come la Scozia: locali ospitali e davvero affabili, grandissimi spazi verdi, romantici castelli diroccati. Purtroppo, però, i paesi che formano le isole britanniche hanno in comune anche il cattivo tempo, che, in taluni sfortunati casi, può imperversare perfino per tutta la durata della vacanza. Nella maggior parte delle occasioni, tuttavia, la piovosità britannica è limitata solo a quella che viene chiamata ‘drizzle’ , ovvero la pioviggine.

Essere una meta poco inflazionata ha anche il suo risvolto negativo perché organizzare un soggiorno/vacanza in Galles può essere davvero difficile e dispersivo. Ritengo il noleggio di una macchina assolutamente essenziale (e leggeramente da incoscienti considerando la guida a sinistra e le tipiche strette strade del Galles occidentale).
Per aiutarvi ecco tre mete da non perdere in Galles con una breve descrizione per aiutarvi a decidere:

TINTERN ABBEY – ABBAZIA DI TINTERN

L’abbazia di Tintern è probabilmente la migliore occasione per entrare nell’atmosfera gallese, data la sua felice posizione logistica. E’ effettivamente la prima meta ‘degna di visita’ arrivando nel paese dall’Inghilterra. Uscendo dall’autostrada M4, il piccolissimo villaggio di Tintern si trova appena superato lo spettacolare ponte bianco sul Severn.
Fondata nel XII secolo, l’abbazia cirstercense è stata usata come set per molteplici film e serie televisive, soprattutto sfondi del ciclo arturiano.

Abbazia di Tintern - Panoramica esterna
Abbazia di Tintern – Panoramica esterna

Il prezzo del biglietto non è proprio economico, ma neanche troppo probitivo se comparato a molti altri siti storico – archeologici del Galles (4,50 sterline a capa). La visita è mozzafiato: archi, colonne e finestre gotiche aprono immense navate che lasciano intuire la grandezza di un tempo. I raggi di sole che fanno capolino dai rosoni e dalle crepe dei muri portanti rendono Tintern uno scenario davvero molto romantico.

Interno dell'abbazia di Tintern
Interno dell’abbazia di Tintern

Ispirati dalle rovine di Tintern, molti poeti (tra cui il famoso Wordsworth) hanno decantato rime all’abbazia rendendola così famosa in Galles e all’estero. Ironicamente dal punto di vista storico-economico il grande complesso abbaziale di Tintern non ha mai esercitato un grosso peso nell’area.
L’eccezionale status di conservazione e soprattutto l’aura di misticismo mescolata a romanticismo fanno di Tintern Abbey una delle mete più meritevoli di visita di tutto il Galles.
Portatevi una guida dettagliata dell’abbazia perché i pannelli sono assolutamente lacunosi e insufficienti ad una comprensione del sito.

p.s. nei pressi dell’abbazia c’è una favolosa, rustica ed economica Tea Room a gestione familiare che consiglio vivamente. Ovviamente davanti al suo camino ci si può rifocillare con ottime zuppe locali e stufati caldi.

I CASTELLI DEL GALLES

Il Galles è disseminato di castelli. Se ne contano molte centinaia (400 dicono alcuni). Ovviamente serve molto discernimento per scegliere quelli migliori. La prima domanda che si deve porre chi vuole visitare il Galles è: che tipo di castelli voglio visitare?
Ho notato che lungo tutto il paese i castelli si dividono in due categorie. La prima sono i castelli diroccati, molto romantici (soprattutto al tramonto) e spesso farciti di storia (sono rimasto molto affascinato da Carew Castle, di cui parlo qui). L’altra categoria è formata dai castelli per così dire ‘più turistici’ e restaurati così pesantemente da alterare la struttura originaria.
Caerphilly appartiene sicuramente a questa seconda categoria. Non per questo, però, non merita una visita. Originariamente isolato, il villaggio di Caerphilly è oggi considerata una realtà in espansione e conta più di 30,000 abitanti. Famoso per il formaggio Caerphilly che si produce in sito (molto simile al cheddar per sapore), è facilmente raggiungibile da Cardiff (ca 30 minuti di auto) ed la seconda meta che vi consiglio.

CAERPHILLY CASTLE – IL CASTELLO DI CAERPHILLY

Il castello di Caerphilly

Costruito nel XIII secolo per volere del barone inglese Gilbert de Clare (vassallo di Enrico III) nell’ottica della sua inarrestabile campagna per conquistare la valle di Glamorgan. Il castello è forse una delle strutture più massicciamente fortificate dell’isola britannica con diversi anelli concentrici che difendono la piazza d’armi centrali. Già dal laghetto si intuisce che, seppur restaurato in modo scriteriato, il castello presentava anche nel medioevo una struttura imponente. Fossati, laghi e attrezzature difensive (merlature, feritoie etc) difendevano il castello che era accessibile solo dopo 3 ponti levatoi e ben 5 porte ferrate.

La 'torre pendente' di Caerphilly, dovuta ad un cedimento strutturale.
La ‘torre pendente’ di Caerphilly, dovuta ad un cedimento strutturale.

Ampie sale contrastano con strette scalette che portano al piano nobile e il torrione pendente (preparatevi a sentire la solita battuta su ‘the leaning tower of Pisa) chiude un panorama veramente mozzafiato.

Il castello è sicuramente una tappa obbligata per chi vuole sentirsi ‘piccolo piccolo’ davanti alle vestigia medievali più grandi e belle del Galles. Si deve però sempre tenere di conto che l’aspetto odierno è frutto, come già detto, di numerosi restauri e rimaneggiamenti nel XX secolo. Dal punto di vista architettonico, Caerphilly rappresentò comunque una rivoluzione nel basso medievo per la sua efficacia difensiva che non facilitava di certo gli assedi e gli assalti alla fortezza.

Per chi invece non si emoziona a vedere castelli o abbazie, il Galles offre comunque una vasta gamma di interessanti escursioni (a cavallo soprattutto, ma anche trekking) e romantiche passeggiate sulla spiaggia al tramonto.
La terza meta che vi propongo è, in effetti, una lunghissima spiaggia (nella penisola di Gower, Galles meridionale) lungo la baia di Rhossili.

RHOSSILI BEACH – LA SPIAGGIA DI RHOSSILI

La spiaggia di Rhossili durante una tempesta
La spiaggia di Rhossili durante una tempesta

Vi anticipo che per arrivare alla baia di Rhossili è necessaria molta prudenza sulle strade della zona che sono poco più di mulattiere. Se siete abituati a guidare in campagna, beh non avrete problemi. Ma se,come me, siete avvezzi alla città vi raccomando massima attenzione.
Rhossili si trova in una delle punte più meridionali del Galles ed è, a detta di molti, uno dei posti più affascinanti della Britannia.
Devo dire, onestamente, che ho visitato una spiaggia assolutamente desolata e battuta da un vento indomabile (si, sono capitato nel mezzo della tempesta che ha imperversato nel Galles in Febbraio). Pioggia e vento non hanno però sminuito assolutamente l’aspetto fascinoso di questo lunghissimo lembo di spiaggia (5 km di natura incontaminata): la tempesta ha invece sottolineato il suo aspetto selvaggio.

Il relitto dell'Helvetica presso la spiaggia di Rhossili
Il relitto dell’Helvetica presso la spiaggia di Rhossili

La spiaggia è famosa per la presenza di surfisti che cavalcano le potenti onde oceaniche e per la fauna che popola la spiaggia (molto facile vedere foche e puffin a godersi il poco sole che c’è).
Particolarmente interessante è il relitto ligneo dell’Helvetica che spunta magicamente dalla sabbia in concomitanza con la bassa marea (informarsi sempre sugli orari delle maree per non restare delusi: tide time). Del brigantino norvegese affondato nell’800′ non resta che qualche albero, ma il suo fascino è davvero immutato.
Si può camminare quindi per ore lungo la spiaggia di Rhossili e alternare visioni apocalittiche di tempeste a dolci e soleggiati panorami.

Per vedere altre foto dei siti qui descritti clicca su Galles: dove andare. Un tour per immagini.
Per saperne di più sul castello infestato di Carew, punta qui!

Per concludere ecco qualche sito esterno per pianificare al meglio il vostro viaggio in Galles:

Per scegliere tra i castelli più belli del Galles clicca qui.
Per le spiaggie più belle del Galles clicca qui.

Canzoni natalizie (un po’) volgari

Tanti Auguri!
Tanti Auguri!

Bene. Avevamo capito che i christmas carrols non fanno presa su di me. Dopo aver citato un capolavoro così splendidamente dissacratore come Fairytale of Newyork (clicca qui per l’articolo), mi ritrovo oggi a celebrare degnamente in Natale alle porte.
Lo faccio riportando una delle canzoni meno natalizie del secolo, ma allo stesso tempo dannatamente divertente. Grandma Got Run Over by a Reindeer (ovvero nonna è stata investita da una renna) scritta da Randy Brooks negli anni 70-80′. Sotto il testo ed una mia traduzione:

Grandma got run over by a reindeer.
Walking home from our house Christmas eve.
You can say there’s no such thing as Santa,
But as for me and grandpa we believe.

She’d been drinking too much eggnog,
And we begged her not to go.
But she forgot her medication, and she
Staggered out the door into the snow.

When we found her Christmas morning,
At the scene of the attack,
She had hoof-prints on her forehead,
And incriminating Claus marks on her back.

Now we’re all so proud of grandpa,
He’s been taking this so well.
See him in there watching football,
Drinking root beer and
Playing cards with Cousin Mel.

It’s not Christmas without Grandma,
All the family’s dressed in black
And we just can’t help but wonder:
Should we open up her gifts,
Or send them back?

Now the goose is on the table
And the pudding made of fig
And the blue and silver candles
That would just have matched
The hair on grandma’s wig.

I’ve warned all my friends and neighbours
Better watch out for yourselves,
They should never give a license
To a man who drives a sleigh and plays with elves

Traduzione in italiano

Nonna uccisa dalla slitta di Babbo Natale
Nonna uccisa dalla slitta di Babbo Natale

Nonna è stata investita da una rennatornando a casa per la vigilia di Natale
potrai dire che non c’è niente come Babbo Natale
ma non per me e nonno.

Aveva bevuto troppo zabaione
l’abbiamo pregata di non andare,
ma aveva scordato la sua medicina
e ha barcollato dalla porta alla neve.

Quando l’abbiamo trovata la mattina,
sulla scena dell’attacco,
aveva impronte di zoccoli sulla fronte
e segni incriminanti di Babbo Natale sulla schiena

Nonna è stata investita da una renna
tornando a casa per la vigilia di Natale
potrai dire che non c’è niente come Babbo Natale
ma non per me e nonno.

Adesso siamo tutti fieri di nonno,
si è ripreso molto bene
lo vediamo guardare partite
bere birre e giocare a carte con il cugino Mel.

Non è Natale senza nonna
tutta la famiglia è vestita in nero,
non può aiutare ma ci domandiamo
dovremmo aprire i regali o rimandarli indietro?

Nonna è stata investita da una renna
tornando a casa per la vigilia di Natale
potrai dire che non c’è niente come Babbo Natale
ma non per me e nonno.

L’oca è sul tavolo,
così come il budino di fichi,
e le candele blu e d’argento
avrebbero fatto pendant con la parrucca di nonna

Ho messo in guardia tutti i vicini e gli amici:
‘State attenti’
Non avrebbero mai dovuto dare la patente
ad un uomo che porta la slitta e gioca con gli elfi.

Nonna è stata investita da una renna
tornando a casa per la vigilia di Natale
potrai dire che non c’è niente come Babbo Natale
ma non per me e nonno.

 

 

Il Titanic è tornato a Belfast

Sono da poco tornato dall’ultima (ennesima) vacanza a Belfast. Vacanza si fa per dire, s’intende. Non mi sono lasciato sfuggire l’occasione di visitare la nuova, chiacchierata mostra sul transatlantico più famoso della storia.
Premetto che non sono un grande fan del lato ‘romantico’ del Titanic. Voglio dire: chi non ha visto il famoso film o fantasticato sulla storia della nave. Certamente però non mi definirei un ‘fissato’ come ce ne sono molti a piede libero. Ero e resto potentemente affascinato dal lato ‘storico-sociale’ del Titanic: le divisioni classiste, lo stile di vita a bordo della traversata, i motivi dell’emigrazione etc.
Mi sono quindi preso 3-4 ore libere da proteste, murales e dibattiti sulla guerra civile irlandese e mi sono diretto verso il nuovissimo Titanic Quartier di Belfast.

Il quartiere, che in realtà è l’area occupata dai vecchi cantieri della Harland & Wolff, si estende notevolmente lungo il famoso fiume Lagan. Pavimentazioni luccicanti, nuovi ponti e passaggi, note storiche e riferimenti al transatlantico fanno del ‘Titanic Trail’ (letteralmente ‘Sentiero del Titanic’) un interessante percorso per arrivare al famoso e pionieristico edificio che ospita l’esibizione.
Non fidatevi troppo dei segnali turistici e/o stradali che vi indirizzano al main building perchè, probabilmente, chi li ha ideati doveva avere come antenato Dedalo di Atene. Ovviamente, i pianificatori hanno voluto sfruttare al massimo l’area, ma davvero non c’è necessità di farsi km di lungofiume se non si è mossi da interesse ornitologico. Consiglio, vivamente, a chi non ha tempo da perdere di prendere la linea 26 del Translink.

L'edificio principale
L’edificio principale

La costruzione dell’imponente Titanic Belfast (si è il suo nome ufficiale: gli irlandesi non brillano certo di creatività) è costato qualcosa come 78 milioni di sterline (circa 96 milioni di euro) e si è prolungato per soli 3 anni (altro che la Salerno-Reggio).
La mia personalissima impressione è che sia un gioiello modernistico dal gusto un po’ di kitsch che con il Titanic ha poco a che fare. Ma le mie nozioni architettoniche sono più legate alle capanne protostoriche che non al XXI secolo.

L’atrio dell’edificio è di sicuro effetto scenico e l’esibizione può iniziare al I° piano, ovviamente dopo aver pagato un costosissimo biglietto di 13 sterline (quasi 21 euro). Per la gioia di giapponesi (e non solo), rilasciano anche un ‘biglietto ricordo’, la cui utilità mi sfugge tutt’ora.Le gallerie sono nove in tutto e si snodano su diversi livelli: si inizia con un interessante finestra sulla Belfast agli albori del XX secolo, ovvero quando la nave è stata costruita. Si citano nomi, cifre e personaggi della White Star Line resa universalmente nota dal film. L’impatto iniziale è sicuramente ‘diverso’ dalle mostre nostrane: ologrammi, filmati e giochi di luce vorrebbero far calare il visitatore nell’atmosfera dei tempi.

Le due gru gemelle della H&W
Le due gru gemelle della H&W

La Harland & Wolff (le cui gru gemelle Sansone e Golia svettano ancora a Belfast come testimoni di una storia lontana) e la storia dei suoi cantieri è ricostruita grazie a dettagliati pannelli esplicativi. Tutte le creazioni navali della H&W sono citate dai pannelli interattivi e le foto d’epoca lasciano solo intuire la grandezza del bacino di carenaggio più grande al mondo.
La galleria ricorda solo alcuni dei 35 mila volti che lavoravano al cantiere per pochi soldi. Nessun accenno nell’esposizione alle condizioni sociali dei lavoratori, alla mancanza di garanzie, di sicurezza e soprattutto nessun riferimento alle discriminazioni religiose che subivano i cattolici sul lavoro (le percentuali di lavoratori cattolici alla Harland & Wolff erano bassissime).

Cabina di I° classe con ologramma sullo sfondo
Cabina di I° classe con ologramma sullo sfondo

Il percorso ci porta poi a conoscere i locali della nave: dalle gigantesche caldaie ai  lussuosissimi alloggi di prima classe. Molto interessanti sono le ricostruzioni delle cabine di I, II e III° classe (vedi foto) che avvicinano il visitatore a quello che era davvero l’uso dello spazio all’interno del translatlantico più grande dell’epoca. Un po’ amareggiato dai silenzi della prima parte della galleria, mi aspettavo almeno qua qualche riferimento sulla tragedia degli emigranti (irlandesi e non) verso l’America. Niente di tutto questo per Titanic Belfast.

La sezione dedicata all’affondamento è ricca e dettagliata, anche se la fama della nave ridimensiona il divertimento della scoperta. Nulla di nuovo aggiunge a quanto detto finora da libri, film e documentari.
Lasciata la parte ‘storica’ dell’esposizione si entra infine in quella ‘moderna’: il ritrovamento del relitto e la costruzione del mito del Titanic. Mentre sulla prima parte vale decisamente la pena investire del tempo, la sala con poster, foto e locandine di film sul Titanic può essere saltata dal visitatore senza particolari rimorsi. In definitiva, essa non offre niente di più di Google Immagini o di un buon libro illustrato sull’argomento.

I vestiti originali dal film
I vestiti originali dal film

I vestiti originali e le riproduzioni delle apparecchiature di bordo usate da James Cameron per il suo kolossal hanno sicuramente impressionato molti (a giudicare dalle foto scattate in quei 2 metri quadrati dai turisti), ma hanno lasciato indifferente il sottoscritto.

Il piccolo e ipertecnologico ROV usato per la riscoperta del Titanic da Robert Ballard è sicuramente il pezzo forte dell’ultima sezione, così come la (ennesima) possibilità di interagire con i fondali su cui giace il Titanic. Il visitatore, con le sue manine, può decidere di spostarsi sul fondale interattivo di un fittizio Atlantico ed esplorare gli oggetti dal Titanic, ripresi dalle diverse escursioni in sito.
Proprio relativamente ai reperti dal relitto si muove la mia seconda critica. Ho letto in diversi articoli di aste dedicate agli oggetti (più o meno ricchi) recuperati dal Titanic. La scena iniziale del film di Cameron mostrava occhiali, bambole, scarpe. Ed era quello per cui ho speso ben 13 sterline. Volevo capire come vestissero i nostri antenati, come passassero il tempo durante il viaggio, la loro mentalità. Insomma incontrarmi e scontrarmi con la storia degli uomini e delle donne protagonisti del disastro più che con la storia della nave in se stessa. E sono rimasto irremediabilmente deluso.
Si abbandona la mostra con la sensazione di aver letto metà delle informazioni offerte dalle installazioni interattive, pur avendoci passato in compagnia alcune ore.  Non c’è alcun oggetto ‘protagonista’ della storia. Solo foto, ricostruzioni e quelle maledette diavolerie tecnologiche che mi hanno lasciato l’amarezza di essere stato sapientemente ingannato.

A giudicare dalle recensioni d’oltremanica, il Titanic Belfast sembra un’esperienza da non perdere assolutamente. Forse le mie aspettative erano troppo alte o forse non sono al passo con i tempi (e soprattutto con la pionieristica maniera anglosassone di ‘fare cultura), o più semplicemente avrei dovuto visitare il tutto con uno spirito diverso, meno umanitario e più distaccato. Mea culpa.

Per non farmi la reputazione da inflessibile castigatore, voglio citare un sito che ho conosciuto diversi anni fa, gestito da Claudio Bossi (che, se non erro, ha scritto recentemente anche un libro sul Titanic). Ecco, laggiù, in quel sito, ho trovato la Storia che cercavo del Titanic. Più che a Belfast. Manco a dirlo, vi invito a visitarlo (cliccando qui).
Sono davvero curioso di sapere se Bossi abbia visitato o meno il Titanic Belfast che, rimane, una tappa obbligata per gli appassionati.

Qua il sito ufficiale dell’esposizione. E, qua, una recensione (in inglese) più entusiasta della mia.

Viaggiare in economia ed esplorare il mondo con workaway

Nelle scorse settimane, leggendo un quotidiano britannico, mi sono positivamente scontrato con un articolo estremamente rilassante. In pratica il giornalista spiegava come intendessero passare le vacanze la maggior parte dei giovani inglesi.
In effetti differenze palesi tra gli italiani e gli inglesi emersero già studiando attentamente le abitudini vacanziere e gli stili di vita dei miei amici e/o coinquilini britannici. Loro non davano molta importanza alla vacanza al mare, allo stare con il solito gruppo di amici e con il rilassarsi dopo una lunga stagione di studi (o di lavoro). Così, al termine dei miei studi, mi sono dato da fare per trovare qualcosa che mi permettesse di viaggiare senza spendere soldi che non possiedo.

Prima di incontrare il programma di workaway.info (qui il sito ufficiale) aspettavo di vincere il superenalotto per dedicarmi ad una delle mie più grandi passioni. In pratica il sito permette di mettersi in contatto con una serie di ‘datori di lavoro’ all’estero e in italia che offrono le più svariate opportunità per soggiorni in paesi lontani e vicini.
Diverse i campi in cui ci si può cimentare (sebbene il volontariato occupi una buona parte dell’offerta): tra cui giardinaggio, baby-sitting, cura degli anziani, cura degli animali, insegnamento delle lingue etc etc. Il ‘padrone’ di casa, soggetto a monitoraggi continui e feedbacks (da parte di chi ha usufruito dell’offerta), assicura vitto e alloggio a chi volesse aiutarlo in una particolare mansione: c’è infatti chi chiede un aiuto con i figli, chi con il giardino, chi per costruire casa. Ovviamente se l’avventore cerca di trovare lavoro all’estero con questo sito, può anche abbandonare immediatamente la pagina. Non ci si arrichisce con workaway, almeno non economicamente. Tuttavia permette, ad esempio, di partecipare alla gestione di orfanotrofi in India o in Nepal, o più egoisticamente di trascorrere qualche mese ai Caraibi pulendo le camere di un ostello in cambio di vitto e alloggio. Insomma il sito da l’opportunità di fare esperienze stupende a costo zero (o quasi, se non consideriamo il viaggio per arrivare in loco).

Piccola postilla: ovviamente non sono in alcun modo coinvolto con l’attività del sito e neppure voglio fare della ‘pubblicità internautica’. Solo credo sia un’ottima iniziativa che merita di essere promossa, soprattutto tra noi pigri italiani tutta ‘mamma e televisione’. E’ pertanto benvenuto qualsiasi tipo di commento e/o di recensione riguardo il tema, soprattutto da parte di chi lo avesse provato sulla propria pelle.