Referendum britannico sull’uscita dall’Europa (BREXIT): ultimissimi sondaggi

Domani milioni di elettori britannici giocheranno una partita importantissima per i destini del loro paese. Non solo. L’esito del voto porterà con sé ripercussioni gigantesche sulla politica comunitaria e nazionale e avrà conseguenze imprevedibili sui mercati di tutto il mondo.

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Una simpatica vignetta da Voxeurop.eu

A differenza degli stereotipi sulla temperatura oltremanica, il clima è rovente in Gran Bretagna. Il barbaro assassinio della deputata laburista Jo Cox ha rivelato candidamente fin dove si può spingere la rabbia e la frustrazione popolare arrivando perfino a fomentare folli idee criminali.

La crisi economica e sociale degli ultimi anni ha foraggiato i partiti euroscettici che individuano nell’Unione Europea il nemico pubblico numero 1. Farage e l’UKIP, membri di prima linea di questo vasto movimento di opinione, descrivono le decisioni europee (prima fra tutte la sacrosanta difesa dell’individuo e il rispetto dei diritti umani) come diktat ai governi locali e minacce alla sovranità nazionale.

Domani i britannici non decideranno solo se rimanere parte dell’Unione o lasciare il tavolo da gioco. La crepa potrebbe allargarsi ad altri paesi ‘titubanti’ (gli episodi austriaci e francesi ne sono un mero assaggio) e i rampanti leader nazionali delle destre euroscettiche potrebbero trovare conforto in un possibile successo in Gran Bretagna.

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Facsimile della scheda elettorale per il referendum di domani.

Anche Londra comunque trema. Una magra consolazione per noi europei, ma il successo della Brexit potrebbe aiutare gli indipendentisti scozzesi, gallesi e nord irlandesi e accelerare dunque il processo disgregativo del Regno Unito.

Dai sondaggi sembra infatti palese che soltanto l’Inghilterra voterà massicciamente per l’uscita dall’Unione, allargando così il divario politico tra i quattro diversi stati governati da Sua Maestà.

Potrebbe davvero essere un sassolino che da inizio ad una frana di proporzioni epiche.

Domani sera (23 giugno 2016) la risposta arriverà. Nel frattempo riportiamo qua sotto gli ultimi 3 sondaggi di oggi (22 giugno) che sanciscono una sostanziale parità tra chi vorrebbe restare e chi, invece, vorrebbe andare per la propria strada. Decideranno, come spesso accade, gli indecisi.

Committente: Number Cruncher Politics
Tipologia: Sondaggio online e telefonico a campionature
A favore della permanenza nell’Unione: 45%
A favore dell’uscita dall’Unione: 43%
Indecisi:
12%

Committente: Financial Times
Tipologia: Media degli ultimi 5 sondaggi nazionali
A favore della permanenza nell’Unione: 44%
A favore dell’uscita dall’Unione: 45%
Indecisi: 11%

Committente: The Telegraph
Tipologia: Media degli ultimi sei sondaggi, esclusi gli indecisi
A favore della permanenza nell’Unione: 51%
A favore dell’uscita dall’Unione: 49%

 

 

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I laburisti alla scoperta della sinistra: chi è Jeremy Corbyn

Jeremy Corbyn
Jeremy Corbyn, nuovo leader del Labour

Per il Labour non c’è stato molto tempo per il lutto e neppure per medicare le ferite inferte da David Cameron. Appena Miliband ha consegnato le dimissioni, la lotta alla successione si è potuta scatenare. Oggi, dopo tre mesi di colpi fratricidi, è stato investito ufficialmente l’anti Tories dei prossimi anni.

E, a dirla tutta, nessuno avrebbe puntato una sterlina su Jeremy Corbyn fino a pochi giorni fa.

Quest’uomo così lontano dal tipico stereotipo britannico del politico laburista ha vinto trionfalmente con un distacco abissale dal secondo classificato alle primarie interne al Labour. I commentatori oltremanica ancora non riescono a spiegarsi i motivi per cui l’elettorato laburista abbia deciso per un così radicale cambiamento politico. Stiamo parlando infatti di un uomo della sinistra, da sempre schierato per il pacifismo, l’accoglienza e l’integrazione.

Corbyn
Corbyn

Presente tra i banchi della Camera dei Comuni dal 1983 (dai tempi della Thatcher, per intendersi) non hai mai fatto ricoperto, neppur lontanamente, incarichi istituzionali ed ha spesso alzato la voce contro i governi che si sono susseguiti. Pensate che tra il 1997 ed il 2010 ha votato più di 500 volte contro le indicazioni del suo stesso partito, colpevole a suo dire ‘di essere troppo centrista’.

Ha combattuto i governi conservatori con rabbia e decisione, seppur solo da parlamentare. E non si è risparmiato in critiche a Tony Blair e al suo ‘appiattimento’ sugli Stati Uniti e la NATO.

Nei prossimi anni vedremo i laburisti britannici impegnati per la prima volta in una ricetta schiettamente di sinistra fatta di ingredienti contro l’austerità, di redistribuzione delle ricchezze e di grandi (per ora solo annunciate) proposte per la nazionalizzazione della sanità inglese.

Insomma ce n’è di carne sul fuoco. Anche se Cameron potrà contare su una maggioranza politica ben salda c’è da scommettere che Corbyn possa provocare qualche preoccupazione in più al governo conservatore.

E qualcuno già sussurra che la Gran Bretagna sia pronta ad una svolta a sinistra. D’altronde solo pochi mesi in Scozia stravinceva lo SNP (clicca qui), partito palesemente di sinistra cui Corbyn potrebbe tranquillamente dialogare in vista delle prossime amministrative.

La Scozia, l’isola di Islay e il tour del whisky

Isola di Islay (Scozia)
Isola di Islay (Scozia)

Grazie (o per colpa) della globalizzazione, i whisky sono diventati un bene di consumo (quasi) alla portata di tutti. Stiamo parlando ovviamente dei brand più diffusi e commercializzati; ma mi sento di dire che con poche centinaia di euro si riesce a trovare facilmente un prodotto di ottima qualità.

Con la ‘popolarizzazione’ di un prodotto che fine a qualche anno fa rimaneva appannaggio di magnati, sir britannici e ricchi imprenditori americani, si è diffusa anche una moda piuttosto insolita: il turismo del whisky.
Per dirla in poche parole: un numero crescente di persone decide di impiegare le proprie vacanze per visitare le distillerie disseminate in varie parti del mondo, creando quelli che sono stati definiti whisky trails (ovvero i percorsi del whisky).

Già nel 2002, la famosa rivista americana Forbes stilava la lista dei più affascinanti percorsi tra le distillerie di mezzo pianeta. In italia, ahimè, il mercato e l’apprezzamento per il whisky rimane confinato ad un pubblico di nicchia, selezionato ma molto limitato. E le previsioni non sono delle più rosee (per una analisi e quantificazione dei volumi di importazione in italia clicca qui).

Qui vi voglio parlare della Scozia e delle sue distillerie. Anzi, più precisamente, vi presenterò un’isola la cui storia e fortuna è indissolubilmente legata alla produzione di whisky: l’isola di Islay.

Islay è conosciuta come ‘la Regina delle Ebridi’ ed è uno degli ultimi avamposti scozzesi nel mare prima di avvistare la costa nordirlandese di Antrim. Con 3000 abitanti circa e quasi 60,000 turisti l’anno, rimane una delle isole scozzesi più affascinanti da visitare.

Lungo i suoi soli 40 km di lunghezza si possono trovare 9 grandi distillerie di whisky: in pratica una distilleria ogni 4 km e mezzo. Un paradiso per gli amanti del whisky scozzese. La lista è comunque destinata ad ampliarsi nei prossimi anni visto il successo commerciale che Islay sta avendo tra il pubblico europeo e americano. Pensate che la distilleria di Port Charlotte (localizzata sulla costa sud dell’isola) è rimasta operativa dal 1829 al 1929 per chiudere rovinosamente dopo un secolo. Nel 2011 la distilleria è infine riaperta nei suoi edifici originali rimasti miracolosamente in piedi (e, spero, derattizzati alla riapertura). Si parla anche della riapertura della Gartbreck Distillery per l’autunno di quest’anno: insomma un futuro roseo per l’economia di Islay nonostante un numero infinito di ‘distillerie perdute‘.

Sull’isola gli alambicchi delle più apprezzate marche di whisky scozzese (Laphoraig, Caol Ila, Lagavulin, Bowmore, etc) producono oltre 20 milioni di litri all’anno. Lottano,calunniano, si fanno concorrenza per poi allegramente riunirsi alla fine di maggio a festeggiare la produzione in uno dei più apprezzati festival del genere: il Fèis Ìle.

La torba, ingrediente essenziale.
La torba, ingrediente essenziale.

Ma il legame tra l’isola e la produzione di whisky non è certo di questi tempi. Secondo la leggenda che si racconta su Islay le magiche nozioni della distillazione vengono ‘esportate’ da un monaco irlandese negli ultimi anni del Medioevo.
La storia racconta invece un’altra versione: le prime attestazioni su Islay della produzione di whisky risalgono solo alla fine del XVIII secolo quando i produttori si spostarono in luoghi remoti per sfuggire al pagamento della tanto odiata tassa sulla produzione di alcolici.

In realtà il repentino successo commerciale di Islay non è solo dovuto all’isolamento geografico dell’isola, ma soprattutto alla disponibilità in loco di grandi quantità di acqua fresca e torba, ingredienti assolutamente indispensabili per distillare un buon prodotto.

La distribuzione delle distillerie su Islay
La distribuzione delle distillerie su Islay

I critici suddividono la produzione di Islay in due grandi gruppi circoscritti geograficamente a nord e a sud dell’isola. Le distillerie del sud/sud-est infatti riuscirebbero a produrre un whisky meravigliosamente torbato grazie sia alla tipologia di acqua sorgiva utilizzata, sia all’impiego di torba (ed è il caso del Laphoraig, del Lagavulin e dell’Ardbeg)
Le altre distillerie dell’isola, localizzate sulla costa nord e nord-ovest, produrrebbero invece whisky dai sapori più disparati: si va dal comunque fortemente torbato Caol Ila al più sottile Bunnahabhain passando dall’equilibrato Bowmore.

Queste sotto sono le distillerie attive sull’isola di Islay in ordine di ‘anzianità’. Notate però che alcune non hanno soluzione di continuità. Buon assaggio ed eventuale buona visita su Islay:

Bowmore dal 1779

Laphoraig dal 1815

Ardbeg dal 1815

Lagavulin dal 1816

Port Charlotte 1829-1929, riaperto nel 2011

Caol Ila dal 1846 al 1972, riaperto nel 1974

Bruichladdich dal 1881 al 1995, riaperto nel 2001

Bunnahabhain dal 1883

Kilchoman dal 2005

Gartbreck Distillery riaprirà nell’autunno 2015.

Nuovi sondaggi in vista delle elezioni greche 2015. Cosa succederà dopo?

Tsipras Alexis

Qui abbiamo parlato della difficile situazione politica greca. Molte sono le varianti in ballo che potrebbero stravolgere i dati dei sondaggi di questi giorni. Le elezioni greche del 25 gennaio restano per ora indecriptabili: risultati difficili da prevedere, alleanze di governo che si riveleranno solo all’indomani del voto e soprattutto conseguenze politico-economiche neppure lontanamente presagibili.

Tutto ciò che per adesso possiamo fare è riportare i dati dei sondaggi.

Il 3 gennaio sono stati pubblicati 2 importantissimi sondaggi politici che presentano risultati con differenze sostanziali. Sia il primo (svolto da Pro-Olympic Circles) sia il secondo (E-Voice) tuttavia danno per vincente il partito di Alexis Tsipras, Syriza. Ma, come sappiamo, non sarà importante vincere, ma avere una maggioranza numerica e politica abbastanza stabile da poter trattare con la Troika e tenere testa ai mercati finanziari. Cosa che Syriza difficilmente potrà fare da sola.

Ecco i dati per Pro-Olympic

Syriza 35%
Néa Dimokratía 25%
Alba Dorata 8,6%
KKE  5%
KIDISO 4,8%
Potami 4%
ANEL 2,5%
Pasok 2,2%
Altri 12,9%

Vantaggio di Syriza su Nuova Democrazia del premier Samaras: + 10%

Ecco invece i risultati scaturiti dall’indagine E-Voice:

Syriza 34,1%
Néa Dimokratía 30,1%
Potami 6,8%
KKE  5,5%
Alba Dorata 5,3%
Pasok 4,3%
ANEL 3,3%
Altri 10,6%

E-Voice riduce il vantaggio di Tsipras su ND a soli 4 punti percentuali: troppo pochi per garantire una netta vittoria politica. Ridotto pure l’elettorato potenziale dei neonazisti di Alba Dorata. Leggermente più consistente per il secondo sondaggio il risultato di Potami, in linea con i risultati ottenuti alle elezioni europee scorse (6,6%). Difficilmente però Potami potrà allearsi con Syriza dopo le elezioni.

E’ alquanto improbabile che una mano per un governo Tsipras arriverà dalla sinistra greca: il KKE, fiero partito comunista, non ha la minima intenzione di appoggiare Syriza con cui sta battagliando da mesi per accaparrarsi i voti più radicali. Pure il Pasok (che sta attraversando la peggiore crisi di consensi di sempre) si è già detto indisponibile a formare un governo di coalizione con Syriza.

Cosa resterà da fare?

Elezioni anticipate in Grecia nel 2015: i sondaggi elettorali

Piccola appendice all’ultimo articolo che trovate qui sul blog.

E’ stata data la notizia pochi minuti fa che l’elezione per il presidente della repubblica greca è fallita. L’asse ND-Pasok non ha i seggi sufficienti per eleggere un proprio presidente e, dopo la terza fumata nera, Samaras è stato costretto a rimandare alle urne il popolo greco.

Tsipras, leader di Syriza e grande favorito
Tsipras, leader di Syriza e grande favorito

I sondaggi elettorali effettuati nell’ultimo mese sono concordi: le elezioni greche del 25 gennaio prossimo saranno vinte dal cartello elettorale Syriza (Sinistra) e dal suo carismatico leader Alexis Tsipras.

Staccato da oltre 5 punti percentuali, c’è il partito di governo ND (Nuova Democrazia) che però potrebbe vedere scendere ancora di più i consensi nei prossimi giorni, proprio alla luce del fallimento di oggi.

Non pervenuto. Mai definizione è stata più calzante per il Pasok, il vecchio partito socialista di governo, che in nessun sondaggio (perfino in quelli più ottimistici) riesce a superare l’8%. Un dato sconvolgente se affiancato a quel 43,92% ottenuto da Papandreou nel 2009. I greci non hanno perdonato la crisi e la genuflessione del Pasok alla Trojka.

Rimangono pressoché ininfluenti i partiti minori greci: il Partito Comunista Greco (il KKE) conferma sostanzialmente il trend del 2012 e non sfonda (oscilla tra il 5 ed il 6%), così come To Potami (Il fiume) che non va oltre l’8-9%.
Incupisce ma non preoccupa il dato di Alba Dorata, il tristemente noto partito neonazista greco, che nei sondaggi di dicembre si attesta sul 6%. Dopo l’exploit iniziale del suo leader Nikolaos Michaloliakos, i voti di ‘protesta’ si sono fortunatamente diretti verso altri lidi politici. Michaloliakos resta attualmente in carcere con l’accusa di estorsione, omicidio e tante altre amenità.

Il 27 sapremo se Syriza uscirà vincitrice dalle urne, confermando la prima posizione delle europee scorse, o se per il popolo greco prevarrà la paura dei mercati e confermerà il più ‘sicuro’ Samaras.

Questi i risultati dell’ultimissimo sondaggio (28 dicembre) condotto da Palmos:

Syriza 35%
ND 29%
Potami 9,5%
Alba Dorata 7%
KKE 5%
Pasok 4,5%
Altri 10%

E questo il grafico della media degli ultimi sondaggi greci da Giugno 2012 ad oggi (Rosa Syriza, Blu per ND, Verde per Pasok, Nero per Alba Dorata, Azzurro per Potami, Rosso per KKE):

sondaggi elezioni grecia grafico

Elezioni nel 2015: Podemos & UKIP alla riscossa

Il 2014 è già quasi alle spalle. Difficile prevedere cosa accadrà il prossimo anno. Molti sono gli appuntamenti politici/elettorali del 2015.

Regno Unito General Elections 2015

Abbiamo già analizzato alcuni sondaggi per le elezioni in Gran Bretagna del 2015. Gli ultimissimi trend vedono un leggero vantaggio del Labour di Miliband (+4%, secondo il sondaggio del The Sun del 22 dicembre) e alcune increspature del supporto popolare di Cameron (comunque alla rincorsa dei laburisti).

Nigel FarageLa grande novità sarà molto probabilmente l’UKIP di Nigel Farage (nel frattempo eletto britannico dell’anno dal magazine Times).

L’UKIP è attestato tra il 15 ed il 20%, un dato che-se confermato- potrà costringere David Cameron a venire a patti per formare un nuovo governo di coalizione.

Gli attuali alleati di Cameron, i Liberaldemocratici di Nick Clegg, sono praticamente inesistenti (6%) e si avviano verso una disfatta senza precedenti. Nelle scorse elezioni europee, i libdems sono riusciti a perdere dieci degli undici seggi che avevano all’Europarlamento.

Nick Clegg (LibDems) in crisi
Nick Clegg (LibDems) in crisi

La leadership di Clegg è stanca e fortemente compromessa con il governo Cameron. Clegg si era presentato nel 2010 come l’innovatore liberale raccogliendo moltissimi consensi soprattutto tra studenti e intellettuali per poi ricoprire solo il ruolo di cane da guardia di Cameron (molti ringhi, ma nessun morso). A meno di una strepitosa rimonta (che comunque sarà improbabile se verrà confermato Clegg alla guida del partito), i voti liberaldemocratici saranno di ben poco aiuto ai Conservatori.

Sicuramente di ben più facile lettura il dato scozzese. Il referendum sull’indipendenza ha fatto letteralmente scoppiare il consenso del partito nazionalista (SNP) che nei sondaggi è saldamente il primo partito in Scozia con oltre il 40% dei voti (alle scorse elezioni europee il partito raccolse il 29%). Secondo in Scozia rimane il Partito Laburista che ha recentemente eletto il nuovo segretario, Jim Murphy.

galles politicaMolto noioso, invece, le proiezioni politiche in Galles. L’unica ‘mosca bianca’ rimane il Partito indipendentista gallese Plaid Cymru. Difficilmente, secondo i sondaggi, il PC potrà superare il 12-13% uscendo così dal trend negativo che lo ha caratterizzato negli ultimi anni. Non c’è stato l’effetto referendum Scozia. Il Galles sembra piuttosto scettico a riguardo, confermando un 36%, un 23% ai Conservatori e un ottimo 18% per Farage e i suoi.

Per l’Irlanda del Nord non ci sono obiettivamente dati precisi e affidabili. Molto probabilmente il DUP, il maggiore partito unionista, confermerà il primo posto e lo Sinn Fèin (ex braccio politico dell’IRA) arriverà immediatamente dietro. Buone prospettive ci sono per il partito inter-comunitario di Alliance. I risultati del 7 maggio poco cambieranno il panorama politico nordirlandese. L’unica sfida interessante da seguire sarà quella per il seggio di East Belfast: tradizionalmente feudo unionista che Alliance strappò nel 2010 addirittura al primo ministro nord irlandese Peter Robinson.

Spagna alle elezioni politiche. I sondaggi.

Di tutt’altro tipo l’aria che si respira in Spagna. Il governo conservatore di Mariano Rajoy che aveva vinto nel 2011 con il 44.6% è oggi attestato solo al 26,5%. In pratica il suo governo è riuscito a dimezzare i propri consensi elettorali.
Gli avversari tradizionali, i socialisti, non si sono ancora ripresi dalla sconfitta di Zapatero-Sànchez e riscuotono un timidissimo supporto nei sondaggi (18-20%).

Gli spagnoli condannano così sia il governo conservatore, sia l’opposizione socialista.

Che sta succedendo?

Abbiamo delineato sopra la situazione politica emersa dai sondaggi in Gran Bretagna: partito governativo (Conservatives) vs partito d’opposizione (Labour) con il pericolo dell’outsider (UKIP). Questa situazione tripartita la ritroviamo ingigantita in Spagna, probabilmente per colpa del crisi economica che qui ha battuto con più virulenza che in Inghilterra.

Il grande vincitore (per adesso solo nei sondaggi) è Podemos, partito populista di sinistra recentemente costituito. Secondo i nuovi sondaggi, rilasciati a dicembre, non solo Podemos potrebbe mettere in difficoltà i partiti tradizionali, ma rischierebbe perfino di diventare primo partito di Spagna.

podemos

Molto simile per costituzione associativa, ma molto diverso per contenuti, Podemos può essere messo a confronto con il Movimento 5 Stelle italiano. In realtà questo nuovo movimento si connota decisamente come un partito di sinistra (tant’è che i 5 eurodeputati siedono con l’eurogruppo di Sinistra Unitaria Europea), ma eredita la lotta contro la casta tipica dei grillini nostrani.

Le elezioni spagnole sono fissate per il 20 dicembre, ma secondo molti commentatori si potrebbe arrivare velocemente alle elezioni anticipate.

Media dei sondaggi in Spagna
Media dei sondaggi in Spagna: blu conservatori, rosso socialisti, viola Podemos.

Podemos sta erodendo molti consensi anche ai partiti catalani. Nella sola Catalunya (Catalogna) Podemos è attestata intorno al 20%. Se confermato il dato, si tratterebbe della prima forza politica entro i confini catalani. A risentirne maggiormente sono Convergència i Unió (Convergenza e Unione) che comunque mantiene un 18,8% ca e Esquerra Republicana de Catalunya che cala notevolemente al 17,5% (a settembre i sondaggi la accreditavano al 21%).

Importante notare che entrambi i partiti più colpiti dall’ascesa elettorale di Podemos sono partiti nazionalisti, a favore dell’indipendenza catalana dalla nazione spagnola. La posizione del nuovo movimento nei confronti dell’indipendentismo catalano è calcolatamente ambigua: da una parte si afferma il diritto all’auto-determinazione del popolo catalano, dall’altra si fa appello all’unità nazionale (molto interessante, l’articolo di Shea Baird sulla questione Podemos/indipendentismo).

C’è tempo per recuperare o per consolidare. Quel che resta sicuro è che andremmo verso una notevole alterazione degli equilibri politici in Regno Unito e in Spagna.

Un appendice sul voto anticipato in Grecia qui.

Campo di concentramento di Sachsenhausen e gli stivali delle SS

Ho scelto un titolo strano e apparentemente assurdo proprio per raccontarvi una storia assurda, ma purtroppo vera.

Pochi mesi fa ho visitato Berlino e, spinto dalla voglia di allontanarmi dal circuito Porta di Brandeburgo-Isola dei musei-Reichstag, ho deciso di visitare il KZ Sachsenhausen. Mai scelta fu più saggia.

In effetti, venivo da un periodo di forte interesse per l’Olocausto e le persecuzioni in epoca nazista in genere. La visita a Rosenstrasse mi aveva lasciato un po’ di amaro in bocca: la protesta lungo la strada-monumento così centrale per la storia del dissenso anti-nazista è ricordata solo con due cartelli (anche un po’ datati) e una commemorazione monumentale di dubbio gusto.

Quindi mi sono diretto verso il campo di concentramento di Sachsenhausen per vedere con i miei occhi quello che avevo letto (a proposito di letture sulla persecuzione nazista consiglio davvero di cuore la lettura del libro di Sami Modiano “per questo ho vissuto”).

Pigiama a righe Potrei raccontarvi di come si arriva al campo di Sachsenhausen da Berlino. Potrei raccontarvi qualche tappa della storia del campo dall’epoca nazista a quella sovietica (ebbene si, il campo è stato riutilizzato dai sovietici negli anni 50′). Potrei perfino raccontarvi di cosa si può vedere gironzolando per il campo e delle sensazioni che si prova ripercorrendo le atrocità naziste ai danni di ebrei si, ma anche prigionieri politici, rom e omossessuali (non dimentichiamolo mai, non solo gli ebrei soffrirono e morirono nei campi nazisti!).

Non lo farò in effetti.

Vorrei, invece, raccontare un capitolo assai triste della storia del campo e alquanto sconosciuto ai più (aggiungerei anche snobbato dalla storiografia ufficiale).

Sachsenhausen era molto di più di un semplice campo di lavoro nazisti per prigionieri di varia natura. Divenne tristemente funzionante già a partire dal 1936, soltanto tre anni dopo la presa di potere di Hitler e dei suoi. Avrebbe dovuto ispirare, architettonicamente e logisticamente, tutti gli altri campi sorti poi in Germania e negli stati occupati durante gli anni a venire.

KL SachsenhausenSubito dopo aver varcato l’entrata, rigorosamente munita della beffarda scritta Arbeit Macht Frei, si incontra una strana pista semicircolare fatta di ciottolame, sabbia, cemento e asfalto che ricorda uno di quei sentieri utilizzati oggi dagli appassionati di motocross.
Quella pista rappresenta ciò che resta di una delle peggiori atrocità mai commesse da esseri umani nei confronti di suoi simili. Laggiù, dal 1940 fin quasi alla liberazione del campo, una squadra speciale (lo Strafkommando) composta soprattutto da prigionieri scelti per demeriti particolari (tentativi di fuga, atteggiamenti ribelli etc) doveva camminare ininterrottamente per ore e ore. Lo scopo di questa barbarie? Testare i vari modelli di suole per stivali militari e per calzature civili delle industrie locali.
I diversi tipi di superficie cui ho accennato dovevano simulare le diverse tipologie che il soldato avrebbe potuto incontrare durante le operazioni militari. Le autorità del campo si impegnavano così a fornire alla Wehrmacht stivali a prova di usura.

Le parole ovviamente non possono riprodurre il dolore fisico e mentale a cui erano sottoposti questi prigionieri, obbligati a camminare/poicorrere/poistrisciare/poidinuovocorrere fino alle 10 ore il giorno. Ogni individuo copriva quotidianamente tra i 25 ed i 40 km sotto le più proibitiva condizioni atmosferiche.
Una tortura che sarebbe terminata solo con la tragica morte della cavia.

La pista per testare le suole.
La pista per testare le suole a Sachsenhausen.

Con il tempo, le cose peggiorarono ulteriormente per i prigionieri della squadra di testaggio calzature. Le SS del campo introdussero una sostanziale novità, perché evidentemente il correre per 40 km al giorno non era abbastanza: al singolo prigioniero fu assegnata una borsa di sabbia pesante circa 35-40 kg atta a simulare il peso delle attrezzature militari.
L’efficienza nazista ed il sacrificio degli internati riuscirono così a far toccare nuove vette di resistenza al suolo per gli stivali tedeschi. Massacrando di fatica, perdendo la dignità umana e sporcando per sempre di sangue innocente quella dannata pista. Ma l’efficienza prima di tutto.

** Come arrivare al campo di concentramento di Sachsenhausen da Berlino e altre info utili per la visita**

Da Berlino a Oranienburg, dove si trova il campo, non è un viaggio particolarmente lungo o dispendioso. Prendete un biglietto ABC dei trasporti pubblici e recatevi alla Hauptbahnhof Berlin. Dovreste trovare il treno per Oranienburg che vi porterà a destinazione in circa 25 minuti.
Oppure prendete la S1 verso Oranienburg (passa, tra le altre fermate, a Postdamer Platz e Friedrichstrasse). Il tragitto, in questo caso, dura un’oretta, ma è più economico.
Dalla stazione di Oranienburg si arriva facilmente al campo in una ventina di minuti a piedi. Basta andare a destra (stazione alle spalle) e seguire le indicazioni per il campo (Gedenkstaette Sachsenhausen). I più pazienti potranno aspettare il bus 804 per Malz.

Per la visita in se stessa consiglio l’ottima audioguida in italiano a 3 euro. L’ingresso è gratuito. Non esistono ristoranti o bar all’interno del campo.

Sachsenhausen su tripadvisor clicca qui.
P
er il sito ufficiale invece qui.