La ballata irlandese più bella di sempre

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Lontano dal fragore dei bicchieri e delle band turistiche dublinesi, il patrimonio musicale irlandese davvero straripa di bellissime ballate tradizionali. Si viaggia dalle romantiche Sean-nós songs (ovvero con la sola voce) alle vivaci Rebel Songs (per lo più incentrate sulla storia irlandese vecchia e nuova) passando per le classiche canzoni da pub.

Pensate che la paternità della stragrande maggioranza rimane tutt’oggi sconosciuta: alcune provengono direttamente da componimenti poetici del XIX secolo. Altre, invece, sono riedizioni di canzonette popolari più o meno datate.
Le versioni più conosciute in Irlanda e all’estero restano, comunque, quelle riarrangiate in tempi recenti da interpreti d’eccezione (Sinéad O’Connor, Ronny Drew, Shane MacGowan, etc.).

Migliaia di ballate irlandesi sono state poi incise ad uso (gradito) di noi appassionati di musica folk celtica.
Una di queste, tra il gruppo di quelle meno conosciute al grande pubblico, è proprio Skibbereen.

Questo strano nome in realtà è un toponimo (An Sciobairín in gaelico: piccolo porto per barche) usato fin dal XVII secolo per indicare un piccolo villaggio nel sud dell’Irlanda. E proprio questo villaggio rappresenta lo sfondo ideale davanti al quale si svolge la struggente vicenda di un padre che è costretto ad emigrare dalla sua amata terra.

La prima versione nota del testo risale al 1880 e venne attribuita ad un poeta locale, tal Patrick Carpenter. Pubblicata poi nel 1915 da Hughes, ad oggi rimane una delle ballate strutturalmente più complesse e avvincenti del repertorio musicale irlandese.

Le strofe si sviluppano come un dialogo serrato tra un padre ed il proprio figlio e rivela la tragica vicenda dell’emigrazione irlandese in America in seguito alla terribile carestia irlandese. La canzone si conclude poi con la promessa di riscatto personale e rivolta contro il dominio britannico in Irlanda (cosa che avvenne effettivamente nel 1848).

In effetti anche un’altra (ben più famosa) ballata irlandese ci porta nel mondo turbolento e sofferente della grande carestia e delle rivolte del XIX secolo: Fields of Athenry (clicca qui). Ma la forza compositiva di Skibbereen è senza dubbio di diverso impatto.

Ne esistono diverse versioni, spesso molto diverse tra loro. Ecco una traduzione in italiano seguito dall’originale inglese (versione di Ronny Drew):

Figlio: O caro padre, spesso ti ho sentito parlare dell’isola di Erin,
delle sue alte colline, delle sue vallate verdi, delle aspre e selvagge montagne .
Dicono che sia una terra bellissima dove perfino un santo potrebbe prendere casa.
Allora perché l’hai lasciata, dimmi perché.

Padre: Oh figlio, ho amato la mia terra natia con energia e orgoglio
finché la rovina non si abbatté sui campi di patate; le mie pecore e il bestiame morì.
Non riuscì a pagare l’affitto e le tasse, e non potei salvarle.
Ecco quindi il crudele motivo per cui ho abbandonato la vecchia Skibbereen.

Oh ben mi ricordo quel triste giorno di Dicembre
quando il padrone e lo sceriffo vennero a prenderci tutti
diedero fuoco al mio tetto con il loro maledetto grigiore inglese
tirai un sospiro e dissi addio alla cara vecchia Skibbereen

Anche tua madre, Dio protegga la sua anima, cadde su quel suolo roccioso
svenne per l’angoscia vedendo la desolazione che aveva attorno
Non si rialzò più e morì restando però nei sogni immortali
Trovò una quieta sepoltura, caro il mio ragazzo, nella cara vecchia Skibbereen.

E tu avevi solo due anni e un corpicino gracile
non potevo lasciarti a i miei amici a portare il peso del nome di tuo padre
così ti avvolsi nel mio cóta mór (cappotto) nel cuore invisibile della notte
ho tirato un sospiro e ho detto addio alla cara vecchia Skibbereen.

F: O caro Padre, il giorno arriverà quando tutti gli irlandesi risponderanno alla chiamata della libertà e si raccoglieranno uno ad uno
Io sarò l’uomo che condurrà la banda sotto il segno della bandiera verde
E forte e chiaro alzeremo il grido ‘Vendetta per Skibbereen!’

flag of ireland 1916
La bandiera originale della ribellione irlandese al dominio inglese del 1916, oggi conservata al Museo Nazionale di Irlanda (Dublino).

La versione inglese invece è qua sotto:

Oh father dear, I oft-times hear you speak of Erin’s isle
Her lofty hills, her valleys green, her mountains rude and wild
They say she is a lovely land wherein a saint might dwell
So why did you abandon her, the reason to me tell.

Oh son, I loved my native land with energy and pride
Till a blight came o’er the praties; my sheep, my cattle died
My rent and taxes went unpaid, I could not them redeem
And that’s the cruel reason why I left old Skibbereen.

Oh well do I remember that bleak December day
The landlord and the sheriff came to take us all away
They set my roof on fire with their cursed English spleen
I heaved a sigh and bade goodbye to dear old Skibbereen.

Your mother too, God rest her soul, fell on the stony ground
She fainted in her anguish seeing desolation ‘round
She never rose but passed away from life to immortal dream
She found a quiet grave, me boy, in dear old Skibbereen.

And you were only two years old and feeble was your frame
I could not leave you with my friends for you bore your father’s name
I wrapped you in my cóta mór in the dead of night unseen
I heaved a sigh and bade goodbye to dear old Skibbereen.

Oh father dear, the day will come when in answer to the call
All Irish men of freedom stern will rally one and all
I’ll be the man to lead the band beneath the flag of green
And loud and clear we’ll raise the cheer, Revenge for Skibbereen!

famine monument
Il monumento ai caduti della Grande Carestia a Skibbereen.

 

E’ o non è la ballata irlandese più bella e struggente di sempre?

Per altre ballate irlandesi clicca qui o clicca sulla categoria ‘Musica Irlandese’.

 

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Buon Natale!

immagini di natale

Lo ammetto. La canzone di Natale irlandese più bella e apprezzata me la sono giocata nel 2011 (clicca qui per Fairytale of New York e altre).

Non mi resta quindi che augurarvi un Buon Natale con una canzone degli Irish Rovers in stile natalizio.

Una canzone per festeggiare San Patrizio

Domani sarà San Patrizio. In altri lidi (qui) alcune canzone irlandesi per celebrare la storia di Irlanda. Qua invece la storia e i simboli del patrono dell’isola verde.

Qui, in pieno rispetto della verve irlandese di St Paddy, una canzone all’insegna dell’allegria e dell’ubriachezza molesta! Ovviamente cantata dal più sanpatriziesco dei cantanti: Shane McGowan.

Lá fhéile Pádraig sona dhuit (Buon San Patrizio in Irlandese!)

Tre canzoni irlandesi per capire la storia d’Irlanda

Ecco testo e traduzione italiana di alcune famosissime canzoni irlandesi usate come spunto per raccontarvi alcuni tappe fondamentali della storia dell’Isola Verde.

Cominciamo dalla più famosa canzone irlandese “Fields of Athenry“. Scritta negli anni 70′, è diventata presto la canzone simbolo dell’Irlanda in lotta. E’ praticamente impossibile non ascoltarla in qualche pub o riconoscerla tra il fischiettio di qualche locale. Incisa da una grandissima schiera di cantanti più o meno famosi (tra cui se non sbaglio i Dropkick Murphys), è diventata simbolo dell’allegria di questa bellissima terra.

Se non fosse che Fields of Athenry non è assolutamente una canzone da cantare in allegria (qui il testo originale in inglese):

Lungo un solitario muro di una prigione, ho sentito una ragazza dire:
“Micheal, ti hanno portato via, per aver rubato il mais di Trevelyn,
cosicché i bambini potessero vedere un altro mattino.
Adesso una nave-prigione è ormeggiata nella baia ad aspettare.”

Là dove sono i campi di Athenry,
dove una volta guardavamo uccellini volare liberi
il nostro amore aveva le ali
avevamo sogni e canzoni da poter cantare
E così desolante ora attorno ai campi di Athenry.

Lungo un solitario muro di una prigione, ho sentito un uomo dire:
“Nulla importa, Mary, finchè sei libera tu.
Contro la carestia e la corona mi sono ribellato e loro mi hanno abbattuto.
Adesso devi tirar su nostro figlio con dignità.”

Lungo il muro solitario del porto, lei guardò l’ultima stella cadere
quando la nave prigione salpò verso l’orizzonte.
Continuò a vivere sperando e pregando, per il suo amore nella Botany Bay.
E’ così desolante attorno ai campi di Athenry.

Come avrete capito, la canzone gioca su un dialogo tra due amanti (Micheal e Mary) che si parlano divisi dal muro della prigione dove l’uomo è detenuto in attesa della deportazione in Australia (Botany Bay era una famosa destinazione penale per gli indesiderati della corona).

The Great Famine
The Great Famine

L’episodio è inserito nel più ampio contesto della Grande Carestia Irlandese (Great Famine) tra il 1845 e il 1852 ca.
Ovviamente questo non è il luogo adatto per spiegare le probabili cause della Grande Carestia: la politica economica britannica che considerava l’Irlanda come una colonia da sfruttare? Un fungo che avrebbe compromesso il raccolto della patata, alimento base della povera dieta irlandese? Il grande exploit demografico irlandese?
Oggi, soprattutto da parte irlandese, si spinge per definire la carestia ‘genocidio‘ perchè, apparentemente, la Corona non fece niente per alleviare la situazione tragica degli irlandesi; piuttosto sembra che aggravò di molto la crisi. Fatto sta che questo drammatico episodio della storia irlandese portò circa un milione di morti e spinse un numero imprecisato di irlandesi ad emigrare (dando vigore a quella che, ancora oggi, è chiamata The Irish Diaspora).

great famine La canzone fa proprio riferimento ai fatti della Carestia, raccontandoci di Micheal che venne imprigionato per aver rubato un poco di mais per sfamare il figlio. Antieroe per eccellenza, il ragazzo sfida le leggi della Corona e il destino per fare ciò che ritiene giusto: sfamare la famiglia. E la legge, inflessibile, lo condanna addirittura alla deportazione a vita in Australia (sull’argomento è altrettanto bella, seppure meno conosciuta, la canzone Back Home in Derry).

Come tutti gli antieroi, Micheal, non ha volto ne corpo; ma una bellissima canzone.

Murales a Belfast sulla grande carestia.
Murales a Belfast sulla grande carestia.

Facciamo ora un salto in avanti, portandoci alla grande guerra tra l’IRA, l’esercito irlandese repubblicano, e le truppe della Corona Britannica. Scritta durante la guerra da Dominic Behan sull’aria della settecentesca Rosc Catha na Mumhan, Come Out Ye Black and Tans (Venite fuori, Black & Tans)si destreggia tra l’ironico e il tragico, tratteggiando un ritratto onestamente impietoso dei Black & Tans:

Sono nato in una via di Dublino dove suonano tamburi reali
E dove gli amorevoli piedi inglesi ci calpestavano tutti.
Ogni singola notte quando mio padre rientrava ubriaco
Tirava fuori il vicinato dalle loro case cantando questo ritornello:

Oh, venite fuori, Black and Tans,
Venite fuori e battetevi con me come uomini
Fate vedere alle vostre mogliettine come vi siete guadagnati le medaglie nelle Fiandre,
Raccontate anche di come l’IRA
Vi ha fatti scappare come forsennati
Dai verdi e deliziosi vicoletti di Killeshandra.

Su, forza, raccontateci di come avete sgozzato
quei coraggiosi arabi, due a due,
o gli Zulù che avevano solo lance, archi e frecce.
Diteci con quale coraggio li avete trucidati tutti
Coi vostri cannoni da sedici libbre
Terrorizzando i poveri nativi fino al midollo.

Dai, voglio che raccontiate
Come avete pestato a sangue il grande Parnell,
quanto lo avete combattuto e perseguitato,
E dove sono tutte le smargiassate
Che ci avete fatto sentire senza sosta
mentre venivano fucilati i nostri eroi del ’16.

Arriverà presto il giorno,
Anzi è già arrivato,
in cui Nord e Sud apparterranno di nuovo all’Irlanda
e, una volta John Bull se ne sarà finalmente andato,
canteremo tutti assieme questa canzone.
E suoneranno le trombe della libertà.

Innanzittutto chi erano i Black and Tans (letteralmente neri e abbronzati)? Essenzialmente i Black & Tans formavano un corpo paramilitare ausiliario che andò ad affiancare la polizia regolare irlandese (o meglio la polizia britannica in Irlanda), la tanto odiata RIC, per reprimere la rivolta che sarebbe presto diventata la Guerra di Indipendenza Irlandese.
Questi Black & Tans si distinsero per crudeltà contro la popolazione civile irlandese e molti di loro si comportarono come assassini pagati dal governo inglese. La curiosa denominazione proviene dal loro modo di vestire ed è ancora oggi utilizzata con disprezzo verso la polizia (soprattutto nel Nord Irlanda dove il risentimento verso il dominio britannica è ancora fortissimo).

Black and Tans all'opera
Black and Tans all’opera

Questi soldatucoli improvvisati vennero reclutati a partire dal 1919 soprattutto tra le schiere di irlandesi che avevano prestato servizio nella Prima Guerra Mondiale (ecco spiegato il riferimento alle “medaglie guadagnate in Fiandre”), nella guerra contro gli Zulu (1879), nella repressione della rivolta irachena (1920) e in altri conflitti bellici in cui l’Impero Britannico era stato coinvolto.

Il ritornello sfotte letteralmente questi uomini che si presentavano come grandi guerrieri e valorosi soldati ma che, alla fine dei conti, scappano come bambini davanti agli attacchi dell’IRA (ovvero i ribelli irlandesi che combattevano contro i Tans e gli interessi britannici in genere).

Black & TansKilleshandra, la città citata nella canzone, è assurta come teatro di vittorie irlandesi contro i Black and Tans, ma non ha spessore storico. Non ci sono prove, in realtà, che la cittadina abbia assistito a scontri di questo tipo.

Per la cronaca, i B&T finirono uccisi durante la guerra di Indipendenza o si ritirarono dal servizio per evitare ritorsioni. Una buona parte del corpo ausiliario che pure era sopravvissuta alla vittoria delle truppe repubblicane verrà poi processata nella fase post-bellica per la brutalità gratuita di cui si era macchiata.

La terza canzone che riporto in traduzione è di gran lunga meno famosa delle due precedenti (sia Fields of Athenry, sia Come out Ye B&T vengono spesso cantate dai supporters del Celtic Football Club, fortemente radicati nella tradizione repubblicana irlandese).
E’ in effetti un racconto molto toccante di uno degli episodi più drammatici e sconvolgenti nella storia anglo-britannica.
Da una parte c’è la clandestina IRA che continua a combattere per la liberazione delle Sei Contee rimaste in mano britannica (l’odierna Irlanda del Nord), dall’altra c’è l’inflessible governo di Margaret Thatcher.

Nel 1981, alcuni detenuti dell’IRA cominciano quello che sarà poi lo sciopero della fame più famoso del Novecento. Uno dopo l’altro si lasciano morire di inedia per protestare contro le condizioni carcerarie britanniche, ma soprattutto per vedersi riconosciuto lo status di prigioniero politico anzichè di criminali comuni.

Bobby Sands

Bobby Sands, volontario dell’IRA e poeta, è il primissimo prigioniero a morire dentro le celle di Long Kesh (un carcere vicino Belfast). Non morirà come semplice prigioniero ma, candidato mentre moriva di fame, verrà eletto parlamentare alla Camera dei Comuni in una delle elezioni più storicamente pesanti della storia europea:

Quanti dovranno morire adesso, quanti dobbiamo perderne
prima che la gente dell’isola possa scegliere il proprio destino
Dall’immortale Robert Emmett a Bobby Sands MP (membro del parlamento)
A cui furono dati 30 mil voti mentre era in prigioniero

Non ascolterà più le dolci note dell’allodola nell’aria dell’Ulster,
ne potrà più guardare i fiocchi di neve per placare la sua profonda disperazione.
Prima di iniziare lo sciopero della fame, il giovane Bobby compose The Rhythm of Time, The Weeping Wind and The Sleeping Rose.

Era un poeta e un soldato e morì coraggiosamente
E noi gli abbiamo dato trentamila voti facendolo diventare il deputato del popolo.

Thomas Ashe dette tutto se sesso nel 1917
Il sindaco di Cork McSwiney morì per ottenere la libertà
Ma uno, su tutti i nostri morti, morì ancora più coraggiosamente:
Bobby Sands da Twinbrook, il deputato del popolo.

Per sempre lo ricorderemo come un uomo che morì tra il dolore,
affinchè il suo paese potesse essere unito da Nord a Sud.
Piangiamolo organizzando e costruendo un forte movimento
attraverso l’urna elettorale e l’armalite
la musica e le canzoni.

Bruce per Christy Moore scrive questa canzone sull’onda delle emozioni che suscitò l’elezione di Bobby Sands a Westminster nel 1981. Si tratta di un episodio molto controverso della storia politica irlandese: Sands vinse con uno scarto di meno di 1000 voti contro lo sfidante unionista Harry West.

I dieci prigionieri che morirono nello sciopero
I dieci prigionieri che morirono nello sciopero

Come potete immaginare, l’elezione di un detenuto (per giunta dell’IRA) alla Camera dei Comuni fu considerata una vittoria strategica per il repubblicanesimo irlandese e una cocente sconfitta per la Thatcher e il suo governo.
Quello che si sperò non successe: la Thatcher non salvò un suo parlamentare dalla morte per fame, neppure creo terreno fertile per un compromesso. Nessuna concessione. E Sands morì 26 giorni dopo la sua elezione.
Altri 9 detenuti dovettero morire per dichiarare lo sciopero della fame sospeso.

Libri e film sulla storia d’Irlanda:

Partendo dalla Grande Carestia vi consiglio il libro di Riccardo Michelucci “Storia del conflitto Anglo-Irlandese” sui fatti storici trattati anche dalla canzone Fields of Athenry. Grandi film sulla questione non ce ne sono. Consiglio perciò “Le Ceneri di Angela” per addentrarsi nella drammaticità della povertà irlandese.

Sulla Guerra di Indipendenza Irlandese esistono molti film, alcuni anche davvero belli. Sicuramente il mio preferito è “Il vento che accarezza l’erba” di Ken Loach: avvincente, benfatto e storicamente ineccepibile. Anche Micheal Collins, seppur più biografico, rappresenta un buon esempio di film sulla questione della guerra di indipendenza/guerra civile irlandese. In entrambi emerge abbastanza chiaramente il ruolo avuto dai Black and Tans nella guerra.
Il libro non può che essere “Micheal Collins” di Tim Pat Coogan.

Potremmo infine discutere all’infinito su bellissimi libri e film sulla questione irlandese e sull’IRA. Nello specifico vi consiglio di leggere direttamente il libro autografo di Bobby Sands, scritto mentre era in carcere, tradotto in italiano: “Un giorno della mia vita“. Uno di quei libri che direi mi abbiano cambiato la vita.
Dei tanti film, direi Hunger di McQueen e Una scelta d’amore rimangono i più belli e storicamente fedeli.

Canzoni natalizie irlandesi

Un Babbo Natale Irlandese

Il Natale può essere molto stucchevole. Le canzoni natalizie possono essere molto stucchevoli. L’ascolto forzato di Bianco Natale in almeno 20 occasioni nel corso di una singola giornata è decisamente stucchevole. Non si salvano certamente ‘Last Christmas‘ o roba simile. Troppo inflazionate.

Non nascondo invece il mio amore per quelle canzoni natalizie ‘poco ortodosse’, soprattutto quelle irlandesi. Dissacranti, ironiche e brillanti riescono a strappare un sorriso giocando sulla tradizione della ballata natalizia.
Abbiamo già parlato della canzone natalizia irlandese più famosa, resa famosa da Shane McGowan (frontman dei Pogues) e da Kristy MacColl. Fairytale of New York è un colloquio tra due giovani che si offendono pesantemente, rompendo gli schemi della classica smielata sinfonia natalizia. Così un’originale ragazza in collera con il fidanzato pregava che il Natale alle porte potesse essere l’ultimo per il partner che, a sua volta, la ricambiava dandole della ‘vecchia puttana drogata’ Ecco, di nuovo, il magnifico duetto della canzone:

Ma questo mitico pezzo di storia musicale folk non è l’unico capolavoro prodotto dai geni irlandesi. Pezzi, dai testi decisamente più classici, riescono comunque a rompere con la tradizione grazie ad un ritmo veloce fatto di suoni celtici. In questo gruppo le canzoni natalizie abbondano. Ne cito solamente due, particolarmente significative.
La prima, Christmas in Killarney, fu scritta negli anni 50′ e resa celebre da tantissimi artisti, irlandesi per lo più. La versione più famosa (e la migliore, secondo il sottoscritto) è quella degli Irish Rovers:

Il testo è semplicissimo e allo stesso tempo molto evocativo.

Ross Castle a Killarney

Il setting è Killarney, cittadina nel profondo sud dell’isola di smeraldo, famosa soprattutto per i numerosi laghi (i cosiddetti  Lakes of Killarney) che costellano il suo territorio. Ross Castle fa da cornice a questo splendido paesaggio. Insomma, pur non essendo mai stato a Killarney per le festività natilizie, l’atmosfera non deve mancarle.
Così le famiglie della cittadina si apprestano a festeggiare il natale irlandese: ospitalità (le porte delle case sono aperte e vischio sopra le porte ), cordialità (i vicini telefonano per fare gli auguri), familiarità (ragazzi locali che si travestono da babbo natale per la gioia dei piccini) e ancestrali tradizioni cattoliche (il prete che benedice la casa). Un quadretto davvero invitante, perfino per i più acerrimi avversari del natale. Immancabile, nel testo, il rimando alle miriadi di canzoni irlandesi da cantare per l’occasioni (jigs e reels). Un’immagine perfetta, resa perfettamente in musica.

La seconda canzone (o meglio inno) che volevo citare è molto meno famosa. Si intitola The Wexford Caroled è antico inno gaelico, le cui origini si perdono nel tempo. Wikipedia lo colloca addirittura al Medioevo. Ad ogni modo, questo breve componimento ha un potere evocativo immenso e merita di essere ascoltato. In effetti, meriterebbe anche maggiore attenzione da parte dei cantanti e dei discografici, dal momento che spesso è rimasto in sordina nei monotone compilation natalizie celtiche-irlandesi. Posto qua una delle versioni più famose, quella di Celtic Woman, anche se quella di Loreena McKennitt resta insuperabile (e introvabile, a quanto pare).

Buon ascolto e Buon Natale, e se incontrate Daidí na Nollag (Babbo Natale in irlandese) salutatelo da parte mia.

Se volete scoprire di più sulla musica irlandese clicca qui.

Testo e traduzione di Fairytale of New York

Vi auguro un ottimo Natale, non attraverso smielate formule natalizie, bensì grazie a questa chicca di canzone di Shane McGowan (cantante dei celeberrimi Pogues) e la MacColl ( scomparsa negli anni 90′). Potrebbe definirsi un’anticanzone natalizia, tipica dello spirito dissacratore degli irlandesi. A voi l’ascolto e la lettura. Happy Xmas your arse!!!

Fairytale of New York

It was christmas eve babe
in the drunk tank
an old man said to me
won`t see another one
but then they sang a son
the rare old mountain dew
I turned my face away
and dreamed about you
Got on a lucky one
came in eighteen to one
I´ve got a feeling
this year´s for me and you
so happy christmas
I love you baby
I can see another one
where all our dreams come true.

They got cars big as bars
they got rivers of gold
but the wind goes right through you
it´s no place for the old
when you first took my hand on a cold christmas day
you promised me broadway was waiting for me
You´re handsome you´re pretty
queen of new york city
when the band finished playing they hold out from more
Sinatra was swinging all the drunks they were singing
we kissed on a corner
and danced through the night.

And the boys from the NYPD choir were singing Galway
Bay
and the bells were ringing out
for christmas day.

You´re a bum you´re a punk
you´re an old slut on junk
lying there almost dead on a drip in that bed
You scumbag you maggot
you cheap lousy faggott
happy christmas you arse
I pray god it´s our last.

And the boys of the NYPD choir were singing Galway Bay
and the bells were ringing out
for christmas day.

I could have been someone
well so can everyone
you took my dreams from me
when I first found you
I took them with me babe
I put them with my own
can´t make it all alone
I´ve built my dreams around you

And the boys of the NYPD choir were singing Galway Bay
and the bells were ringing out
for christmas day.


Traduzione

Era la vigilia di Natale, piccola
Nella cella per gli ubriachi
Un vecchio mi disse
Non ne vedrai un altro
Ma poi cantarono una canzone:
The Rare Old Mountain Dew
Ho girato il viso
E ti ho sognata
Fu una cosa fortunata
Entrarono diciotto a uno
Ho la sensazione
che quest’anno sia per te e me
e allora buon natale
ti amo piccola
vedo tempi migliori
dove si avvereranno tutti i nostri sogni.

Hanno macchine grandi come pub
Hanno fiumi d’oro
Ma il vento ti passa attraverso
Non è un posto per vecchi
Quando all’inizio mi prendesti per mano
In un freddo giorno di natale
Mi assicurasti che broadway mi stava aspettavando
Sei bella, sei carina
Regina di new york
Quando la band smise di suonare, ne chiesero ancora
Sinatra dondolava, gli ubriachi cantavano
Ci baciammo in un angolo
E ballamo nella notte

E i ragazzi del coro NYDP cantavano “Galway Bay”
E le campane risuonavano
Per il giorno di natale

Sei un mantenuto, sei un teppista
Sei una vecchia puttana drogata
Li’ sdraiata quasi morta con la flebo in quel letto
Tu feccia tu verme
Tu piccolo frocio da quattro soldi

Buon natale coglione, prego Dio che

sia l’ultimo perte

E i ragazzi del coro NYDP cantavano ancora

“The Galway Bay”
E le campane risuonavano
Per il giorno di natale

Avrei potuto essere qualcuno
chiunque potrebbe esserlo
Mi togliesti i sogni
Quando all’inizio ti trovai
Li ho presi con me, piccola
Li ho messi con ciò che mi appartiene
Non posso farcela da solo
Ho costruito i miei sogni attorno a te

E i ragazzi del coro NYDP cantavano” The Galway Bay”
E le campane risuonavano
Per il giorno di natale

Only our rivers run free

Da quando mi hanno fatto conoscere questa canzone, non riesco a smettere di cantarla.

Ieri sera, per esempio, ho improvvisato un mini concerto in un pub intonandola. In effetti la scena ha suscitato ilarità  perchè, oltre a sperare di insegnare qualcosa , curiosamente, mentre la canto, chiudo gli occhi, immaginando le sensazioni che l’autore voleva trasmettere. Non credo si tratti solo di una canzone, è qualcosa di più. Una poesia certo. Una splendida ballata irlandese anche. Tuttavia, io preferisco considerarla uno straziante grido verso una libertà mancata perchè, come diceva Tacito, una vita da schiavi non vale la pena di essere vissuta.

La canzone, scritta da Mickey McConnell nel 65′, è stata cantata da molti celebri artisti irlandesi tra cui i celeberrimi Christy Moore e i Wolfetones (entrambi adorati dal sottoscritto). Vi posto la canzone e la traduzione del testo (vi dovete accontentare di una mia personale), senza il quale non penso possa esserne colto il senso.

Testo tradotto:
Quando le mele continueranno a maturare a Novembre,
quando i fiori ancora sbocceranno da ogni albero

quando le foglie saranno ancora verdi a Dicembre,
sarà allora che la nostra terra sarà libera,
vago per le sue colline e le sue valli
e ancora attraverso il mio dolore riesco a vedere
una terra che non ha mai conosciuto la libertà
e dove solo i suoi fiumi scorrono liberi
Bevo per la morte del suo vigore,
questi uomini che preferirebbero morire,
piuttosto che vivere nelle fredde catene della servitù,
per riavere diritti che erano stati negati,

oh dove sei adesso che abbiamo bisogno di te,
ciò che brucia laddove la fiamma era solita essere,
Te ne sei andata come la neve dell’inverno passato,
e solo i nostri fiumi scorreranno liberi?
Com’è dolce la vita, eppure noi piangiamo,
Com’è succoso il vino ma è secco,
Com’è profumata la rosa ma sta appassendo,
Com’è delicata la brezza ma sospira,
Come la bellezza della gioventù quando sei vecchio
come quando la gioia è negli occhi ma non puoi vederla
e quando c’è dolore nello splendore del sole e nei fiori
e ancora solo i nostri fiumi scorrono liberi.

Per il testo originale: http://en.wikipedia.org/wiki/Only_Our_Rivers_Run_Free