Elezioni Irlanda del Nord 2016: risultati definitivi e analisi del voto

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Parlamento nordirlandese di Stormont

Con la lenta e snervante assegnazione dei 108 seggi nordirlandesi al parlamento devoluto di Stormont si conclude questa eccitante tornata elettorale. In 3 giorni si sono susseguite conferme, crisi e successi personali dei partiti britannici.

In Scozia gli indipendentisti dello Scottish National Party hanno sfiorato la soglia del 50% di consensi. Forti di un consenso senza precedenti, si avviano non solo a governare lo stato più a nord del Regno Unito, ma, probabilmente, anche ad indire un secondo referendum sull’indipendenza.

In Galles il Labour arretra notevolmente e perde la maggioranza parlamentare. Gli indipendentisti del Plaid Cymru, pur non emulando il successo dei fratelli scozzesi, riescono comunque a registrare notevoli avanzamenti.

Gli occhi erano puntati ieri sui risultati provenienti dalle sei contee dell’Irlanda ancora parte del Regno Unito e, come tali, elettori in quest’ultimo appuntamento elettorale.

La storia turbolenta dell’Irlanda del Nord ha portato, come sappiamo, alla stipula di diversi trattati alla fine degli anni 90′ per garantire la pace e il cosiddetto power-sharing (condivisione del potere) tra i maggiori partiti locali.
Pertanto le elezioni politiche sono fondamentali per conoscere non chi governerà (perché governeranno più o meno tutti i partiti nordirlandesi) ma in quale quota. 

Dall’anno della prima formazione del governo, l’ufficio del First Minister è sempre stato occupato da un esponente unionista (chi vuole la conservazione dello status quo con il Regno Unito), mentre quello del vice da un nazionalista (che, invece,  vorrebbe la riunificazione con l’Eire). Questo è dovuto, essenzialmente, al fatto che le posizioni di premier e vice vengono assegnate al primo e secondo partito a livello nazionale.
Gli altri ministeri vengono distribuiti in quota a seconda delle performance elettorali degli altri partiti.

Ecco perché in Nord Irlanda è importante sì vincere (per esprimere il primo ministro) ma è ancora più importante incrementare i propri consensi e i seggi al parlamento di Stormont.

Dal 2007 ad oggi il partito unionista radicale DUP domina le scene politiche ed esprime il primo ministro. Il 5 maggio il popolo ha confermato la sua fiducia nel partito creando una truppa di ben 36 seggi e un consenso assoluto del 29,2%. Arlene Foster potrà quindi tranquillamente occupare la carica più alta del Nord Irlanda per i prossimi anni.

In realtà la performance del Democratic Unionist Party non è stata particolarmente birllante: 36 seggi aveva e 36 ne ha confermati e, in termini di consensi, ha perso uno 0,8%. Ma questo grigio risultato è bastato.

Il maggiore avversario del DUP e più grande partito nazionalista è lo Sinn Fèin. Favorendo per decenni la lotta armata dell’IRA per la liberazione dell’isola dal giogo britannico era relegato a percentuali ininfluenti. Con il processo di pace, il partito è diventato invece un fondamentale punto di riferimento non solo per i nazionalisti più radicale (i repubblicani) ma anche per chi non si riconosce certamente nelle politiche unioniste e neppure in quelle timide nazionaliste dello SDLP.

Lo Sinn Féin, inoltre, negli ultimi anni sta vertiginosamente accrescendo i propri consensi anche oltre il confine. Proprio quest’anno si è confermato terzo partito in Eire.

Allo Sinn Féin, però, non è andata molto bene in Irlanda del Nord: ha perso 1 seggio (ora ne ha 28) e ben il 2,9% dei consensi rispetto al 2011. Un dato che non sarebbe particolarmente drammatico se non fosse che alle scorse elezioni europee si era imposto come primo partito alimentando dunque le aspettative sulle elezioni dello scorso 5 maggio. Il famoso esponente dell’IRA Martin McGuinness sarà di nuovo Deputy First Minister e con la sua riconferma si ribadirà lo status quo nel governo tra unionisti e nazionalisti.

Negativi anche i trend degli altri 2 maggiori partiti nordirlandesi: l’unionista moderato UUP riconferma 16 seggi ma perde l’0,6% dei consensi e i nazionalisti dello SDPL possono contare solo su 12 seggi (ne avevano 14) e perdono il 2,2%.

Chi ha guadagnato quindi da queste elezioni?

In pratica tutti i consensi persi dai partiti tradizionali sono finiti nel computo totale dei verdi, di un indipendente ma soprattutto di un relativamente nuovo movimento chiamato People Before Profit.

PBP è un esperimento molto originale per l’Irlanda definito ‘a leadership collettiva’ ovvero senza una struttura partitica ben definita e chiaramente ispirato a idee marxiste. Un movimento di sinistra radicale insomma.

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Un felicissimo Carroll (PBP)

In queste elezioni è riuscito a bissare il successo ottenuto nella Repubblica conquistando ben 2 seggi e consensi oltre il 2% (si presentava solo in poche circoscrizioni). Risultato eccezionale ottenuto grazie e soprattutto alla vittoria a sorpresa di Gerry Carroll, primo nelle preferenze di West Belfast storico feudo dello Sinn Fèin.

 

QUA SOTTO I RISULTATI DEFINITIVI DELLE ELEZIONI 2016 IN IRLANDA DEL NORD

108 SEGGI TOTALI

Democratic Unionist Party (DUP) 38 seggi (=)

Sinn Fèin 28 seggi (-1)

Ulster Unionist Party (UUP) 16 seggi (=)

Social Democratic Labour Party (SDLP) 12 seggi (-2)

Alliance Party (APNI) 8 seggi (=)

Green 2 seggi (+1)

People Before Profit (PBP) 2 seggi (+2)

Traditional Unionist Party (TUV) 1 seggio (=)

Percentuali di voto in termini di consenso (prima preferenza elettorale):

Democratic Unionist Party (DUP) 29,2% (-0,8%)

Sinn Fèin 28 seggi 24% (-2,9%)

Ulster Unionist Party (UUP) 12,6% (-0,6%)

Social Democratic Labour Party (SDLP) 12% (-2,2%)

Alliance Party (APNI) 7% (-0,7%)

Green 2,7% (+1,8%)

People Before Profit (PBP) 2% (+1,2%)

Traditional Unionist Party 3,4% (+1%)

Le tre spiagge più belle di Irlanda

Secondo i rapporti ufficiali dell’Ente Turismo, ogni anno quasi 8 milioni di turisti si riversano in Irlanda per visitare le sue attrazioni:praticamente il doppio della popolazione dell’isola.

Pensate che il turismo rappresenta una delle maggiori entrate per l’economia irlandese.

Il report sottolinea anche e soprattutto la sostanziale staticità del turismo irlandese: tra le 6 mete più gettonate tra i turisti sull’Isola di Irlanda ben 5 si trovano nella capitale. Sembra, in effetti, che, per gli stranieri, l’Irlanda finisca a Dublino.

Una considerazione assolutamente ingiusta.

Guinness, folletti e trifogli, ma anche paesaggi selvaggi che chi si accontenta di Dublino non scoprirà mai.

Cominciamo, allora, a far conoscere le spiagge più belle di Irlanda.

THE SILVER STRAND

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La bellissima spiaggia di Silver Strand.

Nessuna incertezza nello scegliere la numero uno: la spiaggia più bella che si trovi in Irlanda è senza dubbio la Silver Strand (anche detta in gaelico An Trá Bhán).

L’immagine, per quanto bella, non rende giustizia allo spettacolare sito. Immaginate una profonda insenatura definita da alte scogliere, sabbia finissima e davvero quasi argentata e un mare così cristallino da sembrare verde. E, se siete fortunati, un silenzio mistico che riconcilia con il mondo e con la natura.

Ovviamente tutto questo non è gratis. Non fraintendetemi: non c’è da pagare un euro. Tuttavia per cominciare occorre percorrere diversi chilometri su una mulattiera che diverge dalla strada principale (attenti alle pecore!). Dopo l’impervio tragitto (seguite direzione  Malin Beg da Glencolumbkille) ecco infine aprirsi l’immenso spettacolo del ‘lido d’argento’. Non rilassatevi però: ci sono ancora centinaia di scalini per raggiungere la spiaggia vera e propria.

La Silver Strand si trova in Donegal, la parte più bella e selvaggia di Irlanda. Eventualmente dopo la spiaggia si può puntare verso la Slieve League che si trova in prossimità.

**Solo per i coraggiosi e con l’aiuto di sole e temperature miti.**

ROSSBEIGH BEACH & DERRYNANE

Se non siete abbastanza avventurosi da visitare la Silver Strand, potrete sempre optare per la meridionale Rossbeigh.

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Sebbene la spiaggia sia difficile da trovare (occorre superare Glenbeigh per la deviazione) rimane comunque una meta accessibile anche ai più pigri.
Si tratta di una ‘spiaggia da passeggiate’: alcuni chilometri di sabbia e ciottoli chiusi tra montagne e dune altissime che ben si presta a lunghe e rilassanti camminate. Un paesaggio sicuramente meno selvaggio e romantico della Silver Strand ma la cui bellezza non ha niente da invidiare.

A differenza dell’altra, la Rossbeigh Beach è inserita in uno dei circuiti turistici più battuti di Irlanda: il Ring of Kerry, ovvero una strada ad anello che percorre in lunghezza tutta l’estremità sud-occidentale di Irlanda. Se questo rende la visita sicuramente più facile da includere nel programma di viaggio, ahimè, comporta anche la presenza massiccia di altri turisti che rovinano il misticismo della spiaggia.

Se Rossbeigh è troppo affollata, potrete ripiegare (si fa per dire) sulla bellissima Derrynane.

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DERRYNANE (RING OF KERRY)

Anche Derrynane si trova sul Ring of Kerry ma, a differenza dell’altra, è meno conosciuta. Per raggiungere la spiaggia si attraversa un piccolo e selvaggio parco fino ad arrivare ad un interessante cimitero antico: un percorso quindi più articolato.

La spiaggia è molto fine e quasi bianca e l’acqua non è fredda come quella del Donegal, ma scoraggia comunque bagni fuori stagione. Un particolare interessante di Derrynane è la presenza fissa di uccelli e di piccoli granchi che popolano la spiaggia nelle giornate assolate.

Vicino alla spiaggia, se siete interessati alla vicenda storica di Daniel O’Connell, c’è la Derrynane House.

 

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Elezioni in Irlanda 2016: i risultati definitivi

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Ci crediate o no, i 158 seggi del parlamento irlandese non sono ancora stati assegnati. Certamente i bilanci delle elezioni politiche 2016 sono già ampiamente emersi, ma lo spoglio e il riconteggio delle schede elettorali è ancora in corso a diversi giorni dall’election day.

I risultati, come da copione ultimamente, hanno sconfessato incredibilmente i sondaggi della vigilia e apriranno inediti scenari. Prima di leggerli, tuttavia, qualche informazione e qualche numero sono d’uopo per capire la politica irlandese.

Com’è noto l’isola di Irlanda è divisa in due: le sei contee del Nord fanno ancora parte del Regno Unito e non sono ovviamente state interessate da questa tornata elettorale e le 26 contee del Sud (Eire).

La popolazione irlandese si aggira intorno ai 4 milioni e 600 mila cittadini di cui solo poco più di 3 milioni e mezzo gode del suffragio. Nelle elezioni generali della scorsa settimana si è registrata una delle affluenze al voto più basse di sempre: solo il 65% degli aventi diritto è andato a votare il 26 febbraio. Dal dopoguerra ad oggi è andata peggio solo nel 2002 quando votò uno sparuto 62%.

I seggi in palio al XXXII° Dáil Éireann (il parlamento irlandese) erano 158 distribuiti su 40 circoscrizioni elettorali. Per formare un governo sarebbero appunto bastati 79 TD’s (Teachta Dála: una sorta di titolo onorifico per i parlamentari irlandesi): una quota non raggiunta per queste elezioni.

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Ecco i risultati definitivi:

Fine Gael 25,52% 49 seggi

Fianna Fail 24,35% 44 seggi

Labour 6,61% 6 seggi

Sinn Fèin 13,85% 23 seggi

Indipendenti 17,83% 23 seggi

AAA-PBP 3,95% 6 seggi

Verdi 2,72% 2 seggi

Socialdemocratici 3% 3 seggi

Emergono dunque dati importanti da cifre e percentuali:

1 Il governo targato Fine Gael – Labour è arrivato al capolinea. Enda Kenny molto probabilmente non sarà riconfermato Taoiseach (premier) e si dovrà optare per una grande coalizione alla tedesca o per nuove elezioni. Tutto questo in barba ai sondaggi della vigilia che davano si il Fine Gael in affanno, ma comunque vicino alla maggioranza assoluta.

2 Se il grande sconfitto rimane il partito di governo Fine Gael, ancora peggio è andata ai suoi partner laburisti che in 5 anni hanno perso 27 seggi e quasi il 13% in termini assoluti di consenso elettorale. Perfino la leader del Labour, Joan Burton, ha rischiato di non essere rieletta al Dáil Éireann. Una storia molto simile a quello che è capitato ai libdems britannici cui gli elettori non perdonarono all’alleanza con i Tories.

3 Se i consensi per il governo è crollato non è certo per merito dell’opposizione. Il maggiore sfidante di Kenny, il Fianna Fáil di Micheal Martin, ha guadagnato solo il 6,9% contro più del 23% perso dai partiti governativi. Dove sono andati tutti questi voti?

4 Grandi attese erano su Gerry Adams e lo Sinn Féin. Ad inizio 2015, il partito nazionalista ex braccio politico dell’IRA, era quotato al secondo posto e insidiava addirittura il primo. Si parlava già di rivoluzione nazionalista. Ma i risultati, seppur sicuramente positivi per un partito che fino ad otto anni fa aveva il 6%, si sono rivelati ben sotto le aspettative. Lo Sinn Féin ha in effetti guadagnato solo il 4% e una truppa di 9 seggi al Dáil.

5 I veri vincitori sono in effetti gli indipendenti: ovvero candidati non allineati con nessun partito che hanno raccolto la quota necessaria per essere eletti. Pensate che se tutti gli indipendenti si riunissero sotto una sola sigla sarebbero il terzo partito di Irlanda con oltre il 17% dei consensi elettorali.

Cosa succederà adesso?

Anche nel caso di una grande coalizione è poco probabile che Enda Kenny venga rieletto premier. Più realisticamente verrà identificata una figura meno invisa al Fianna Fail e che possa mettere insieme più consensi.
La grande coalizione eviterebbe un nuovo, rischioso appuntamento elettorale ma l’immobilismo che ne deriverebbe potrebbe consegnare il prossimo governo (vicino o lontano) allo Sinn Fèin.

Entrambi i partiti, comunque, per adesso giurano e spergiurano di non voler formare una grande coalizione. Ma per discussioni e compromessi è ancora presto: l’urna elettorale è ancora calda.

 

Elezioni politiche Irlanda 2016: l’isola al voto

4/2/2016 General Election Campaigns Starts
Elezioni generali in Irlanda: manifesti elettorali a Dublino.

Ieri il cittadino irlandese, dopo una sostanziosa ‘full breakfast‘, si è messo in cammino verso la stazione elettorale più vicina alla propria residenza. Là, nel segreto dell’urna, ha deciso se confermare la fiducia nel governo di Enda Kenny oppure optare per uno qualsiasi dei partiti di opposizione.

In realtà molti cittadini irlandesi avevano già espresso le loro preferenze elettorali il giorno precedente. Per accelerare il computo delle quote parlamentari, è stato permesso infatti, ad alcuni sperduti villaggi abbarbicati sulle isole remote dell’Ovest, di votare giovedì.

I risultati stentano ad arrivare. Per adesso in mano abbiamo solo un exit poll condotto su 5260 votanti in 200 seggi sparsi in tutte e 40 le circoscrizioni elettorali.
In accordo con il quale il partito di governo, il Fine Gael, sarebbe riconfermato primo partito di Irlanda ma ben lontano da avere la maggioranza dei seggi. Il tandem governativo con il Labour apparirebbe così chiaramente compromesso: al Labour non è stato perdonata l’allenza con Kenny e sarebbe crollato dal 20% a poco più del 7%.

Il maggiore partito di opposizione, il Fianna Fail di Micheal Martin, è dato al 22,9% incrementando certamente il bottino in termini di voti rispetto al 2011, ma totalmente lontani dall’insidiare minimamente la posizione di Kenny.

Se i dati del poll venissero confermati si prospetterebbe un’inedita Große Koalition per la repubblica di Irlanda (o Eire): il Fine Gael dovrebbe necessariamente formare un governo di compromesso con gli storici nemici del Fianna Fail se Enda Kenny vuole la riconferma a Taoiseach (titolo irlandese per premier).

Ridimensionato rispetto ai sondaggi ma comunque in netta crescita rispetto alle elezioni del 2011  rimane sicuramente il partito nazionalista dello Sinn Fèin. Adams e i suoi raccoglierebbero il 15%, più che raddoppiando il consensi nella repubblica dal 2011 ad oggi.

A breve i risultati ufficiali.

La difesa della memoria storica: la lezione di Dublino.

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Moore Street è una piccola e anonima strada a pochi metri dal famoso Spire di Dublino, il gigantesco stuzzicadenti visibile da ogni parte della città.

E, come buona parte della capitale irlandese, è interessata da risistemazioni urbanistiche di diversa natura: cantieri, restauri, ma soprattutto demolizioni per sostituire i vecchi fatiscenti edifici ottocenteschi con nuove fiammanti strutture d’avanguardia.

La routine di una grande città insomma.

Se non fosse che, nel 1916, quella strada è stata il cuore della disperata Rivolta di Pasqua: un manipolo di indipendentisti irlandesi si illusero di poter combattere il dominio inglese in Irlanda con piccole azioni di guerriglia.

La rivolta fu un totale fiasco dal punto di vista strategico: i ribelli dovettero arrendersi dopo pochi giorni e l’impero britannico ristabilì lo status quo. L’esecuzione dei capi della ribellione e la cruenta repressione che ne seguì portò però ad un rinnovato fermento nazionalista che in pochi anni portò l’IRA di Micheal Collins e Eamon de Valera ad ottenere l’indipendenza irlandese (1922).

Proprio negli edifici dal civico 13 al 19 di Moore Street si rifugiarono i circa trecento ribelli irlandesi che scappavano dall’artiglieria inglese piazzata in prossimità dell’ufficio postale di O’Connell Street.
I ‘volunteers‘ ripiegarono dentro le case della strada senza darsi per vinti e da lì si riorganizzarono eleggendo il numero civico 16 come nuovo quartier generale della rivolta.

La resa arrivò il 29 aprile su ordine di Patrick Pearse proprio da Moore Street, sei giorni dopo l’inizio della rivolta.

Esattamente 100 anni dopo l’Irlanda ricorda il suo ‘Risorgimento’ piangendo i suoi eroi e omaggiando la Rivolta di Pasqua. Il governo di Enda Kenny ha previsto interventi di restyling degli edifici storici per preparare Dublino ai grandi festeggiamenti del centenario.

Il piano però ha suscitato le perplessità di alcuni attivisti che hanno parlato di ‘demolizione sistematica della memoria storica‘ perché effettivamente le intenzioni del governo prevedono l’abbattimento di alcuni edifici (in particolare il 13, il 18 ed il 19) che non sarebbero, a detta loro, ‘storicamente significativi’.

Alla risposte evasive delle autorità i dublinesi hanno risposto qualche mese fa con l’occupazione degli edifici. Un manipolo di irlandesi si sono dati appuntamento sulle impalcature di Moore Street, asserragliandosi e promettendo battaglia fino al ritiro del piano di demolizione. In pochi giorni, complice i social network e i media nazionali, centinaia di cittadini sono arrivati da tutta l’isola per dare manforte alla ‘nuova rivolta’, trasformando Moore Street in un continuo tripudio di canzoni ribelli, tricolori e cori di protesta.

Come già per il 1916, anche questa rivolta ha dato i suoi preziosi frutti: la battaglia è vinta.

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L’Alta Corte ha decretato che Moore Street e i suoi edifici storici saranno tutelati e integrati in un nuovo piano che prevede la creazione di un polo museale urbano.

Il gruppo Facebook ‘Save Moore Street 2016‘ e gli altri coordinamenti hanno promesso di vigilare sull’effettivo rispetto delle promesse e i cittadini si dichiarano pronti a nuove occupazioni. E c’è da scommettere che alle prossime elezioni generali (febbraio 2016) la faranno pagare cara al governo di Enda Kenny.

Sotto un emozionante video sui momenti salienti della protesta. Buona visione!

Le foto di questo articolo provengono tutte dal coordinamento facebook Save Moore Street 2016

La ballata irlandese più bella di sempre

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Lontano dal fragore dei bicchieri e delle band turistiche dublinesi, il patrimonio musicale irlandese davvero straripa di bellissime ballate tradizionali. Si viaggia dalle romantiche Sean-nós songs (ovvero con la sola voce) alle vivaci Rebel Songs (per lo più incentrate sulla storia irlandese vecchia e nuova) passando per le classiche canzoni da pub.

Pensate che la paternità della stragrande maggioranza rimane tutt’oggi sconosciuta: alcune provengono direttamente da componimenti poetici del XIX secolo. Altre, invece, sono riedizioni di canzonette popolari più o meno datate.
Le versioni più conosciute in Irlanda e all’estero restano, comunque, quelle riarrangiate in tempi recenti da interpreti d’eccezione (Sinéad O’Connor, Ronny Drew, Shane MacGowan, etc.).

Migliaia di ballate irlandesi sono state poi incise ad uso (gradito) di noi appassionati di musica folk celtica.
Una di queste, tra il gruppo di quelle meno conosciute al grande pubblico, è proprio Skibbereen.

Questo strano nome in realtà è un toponimo (An Sciobairín in gaelico: piccolo porto per barche) usato fin dal XVII secolo per indicare un piccolo villaggio nel sud dell’Irlanda. E proprio questo villaggio rappresenta lo sfondo ideale davanti al quale si svolge la struggente vicenda di un padre che è costretto ad emigrare dalla sua amata terra.

La prima versione nota del testo risale al 1880 e venne attribuita ad un poeta locale, tal Patrick Carpenter. Pubblicata poi nel 1915 da Hughes, ad oggi rimane una delle ballate strutturalmente più complesse e avvincenti del repertorio musicale irlandese.

Le strofe si sviluppano come un dialogo serrato tra un padre ed il proprio figlio e rivela la tragica vicenda dell’emigrazione irlandese in America in seguito alla terribile carestia irlandese. La canzone si conclude poi con la promessa di riscatto personale e rivolta contro il dominio britannico in Irlanda (cosa che avvenne effettivamente nel 1848).

In effetti anche un’altra (ben più famosa) ballata irlandese ci porta nel mondo turbolento e sofferente della grande carestia e delle rivolte del XIX secolo: Fields of Athenry (clicca qui). Ma la forza compositiva di Skibbereen è senza dubbio di diverso impatto.

Ne esistono diverse versioni, spesso molto diverse tra loro. Ecco una traduzione in italiano seguito dall’originale inglese (versione di Ronny Drew):

Figlio: O caro padre, spesso ti ho sentito parlare dell’isola di Erin,
delle sue alte colline, delle sue vallate verdi, delle aspre e selvagge montagne .
Dicono che sia una terra bellissima dove perfino un santo potrebbe prendere casa.
Allora perché l’hai lasciata, dimmi perché.

Padre: Oh figlio, ho amato la mia terra natia con energia e orgoglio
finché la rovina non si abbatté sui campi di patate; le mie pecore e il bestiame morì.
Non riuscì a pagare l’affitto e le tasse, e non potei salvarle.
Ecco quindi il crudele motivo per cui ho abbandonato la vecchia Skibbereen.

Oh ben mi ricordo quel triste giorno di Dicembre
quando il padrone e lo sceriffo vennero a prenderci tutti
diedero fuoco al mio tetto con il loro maledetto grigiore inglese
tirai un sospiro e dissi addio alla cara vecchia Skibbereen

Anche tua madre, Dio protegga la sua anima, cadde su quel suolo roccioso
svenne per l’angoscia vedendo la desolazione che aveva attorno
Non si rialzò più e morì restando però nei sogni immortali
Trovò una quieta sepoltura, caro il mio ragazzo, nella cara vecchia Skibbereen.

E tu avevi solo due anni e un corpicino gracile
non potevo lasciarti a i miei amici a portare il peso del nome di tuo padre
così ti avvolsi nel mio cóta mór (cappotto) nel cuore invisibile della notte
ho tirato un sospiro e ho detto addio alla cara vecchia Skibbereen.

F: O caro Padre, il giorno arriverà quando tutti gli irlandesi risponderanno alla chiamata della libertà e si raccoglieranno uno ad uno
Io sarò l’uomo che condurrà la banda sotto il segno della bandiera verde
E forte e chiaro alzeremo il grido ‘Vendetta per Skibbereen!’

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La bandiera originale della ribellione irlandese al dominio inglese del 1916, oggi conservata al Museo Nazionale di Irlanda (Dublino).

La versione inglese invece è qua sotto:

Oh father dear, I oft-times hear you speak of Erin’s isle
Her lofty hills, her valleys green, her mountains rude and wild
They say she is a lovely land wherein a saint might dwell
So why did you abandon her, the reason to me tell.

Oh son, I loved my native land with energy and pride
Till a blight came o’er the praties; my sheep, my cattle died
My rent and taxes went unpaid, I could not them redeem
And that’s the cruel reason why I left old Skibbereen.

Oh well do I remember that bleak December day
The landlord and the sheriff came to take us all away
They set my roof on fire with their cursed English spleen
I heaved a sigh and bade goodbye to dear old Skibbereen.

Your mother too, God rest her soul, fell on the stony ground
She fainted in her anguish seeing desolation ‘round
She never rose but passed away from life to immortal dream
She found a quiet grave, me boy, in dear old Skibbereen.

And you were only two years old and feeble was your frame
I could not leave you with my friends for you bore your father’s name
I wrapped you in my cóta mór in the dead of night unseen
I heaved a sigh and bade goodbye to dear old Skibbereen.

Oh father dear, the day will come when in answer to the call
All Irish men of freedom stern will rally one and all
I’ll be the man to lead the band beneath the flag of green
And loud and clear we’ll raise the cheer, Revenge for Skibbereen!

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Il monumento ai caduti della Grande Carestia a Skibbereen.

 

E’ o non è la ballata irlandese più bella e struggente di sempre?

Per altre ballate irlandesi clicca qui o clicca sulla categoria ‘Musica Irlandese’.

 

Buon Natale!

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Lo ammetto. La canzone di Natale irlandese più bella e apprezzata me la sono giocata nel 2011 (clicca qui per Fairytale of New York e altre).

Non mi resta quindi che augurarvi un Buon Natale con una canzone degli Irish Rovers in stile natalizio.