Il Regno Unito verso il referendum sull’Europa: Brexit o non Brexit? PARTE 1


The UK and EU flags

Nel gennaio 2013 un preoccupato Cameron promise ai suoi elettori una rinegoziazione generale dei rapporti tra Unione Europea e Gran Bretagna. Alla vigilia delle elezioni 2015, in un disperato (e fortunato) tentativo di togliere terreno agli euroscettici dell’UKIP, promise invece un IN-OUT referendum sull’adesione del paese nella Comunità Europea.
Oggi la macchina burocratica ed elettorale britannica si è messa in moto per rispettare quella promessa.

In realtà, se mai sia esistita, la luna di miele tra Gran Bretagna e Unione Europea è durata ben poco. Il problema dell’euroscetticismo britannico travalica la parentesi attuale e affonda le sue radici addirittura già dagli anni 70′. Se il referendum popolare del 1975 portò all’adesione con un plateale 67%, i leader di partito dell’epoca ebbero non poche difficoltà a mettere tutti d’accordo. La maggior parte dei partiti (Tories compresi) presero pubblicamente posizione per il Si all’Unione, ma finirono flagellati dai nomi eccellenti che, invece, si impegnarono in campagne di segno opposto alla linea ufficiale. Perfino la più autoritaria premier britannica dell’ultimo secolo, Margaret Thatcher (all’epoca appena eletta leader dei conservatori) faticò a tenere a bada i suoi.

referendum uscita europa

Senza parlare del Labour e del suo governo che dovettero prendere atto della sostanziale divisione interna sul tema europeo, vedendosi così costretti a rimanere neutrali nel referendum del 75′ e a lasciare libertà di voto ai propri elettori.

Dopo 30 anni dallo storico voto che sancì l’adesione del Regno Unito all’Unione Europea, la situazione è drammaticamente cambiata. E, come ben sappiamo noi italiani, il progetto europeo e il supporto popolare nell’idea europea è entrato fortemente in crisi.

Nel paese è radicata, da sempre, la sensazione che l’Unione imponga regole e vincoli sovrastando la sovranità britannica sull’economia e sulle decisioni politiche interne.
L’abbattimento delle barriere doganali ha permesso, negli ultimi anni, l’arrivo di milioni di immigrati europei senza bisogno di VISA o di particolari permessi per lavorare.
Insomma sempre più elettori vedono il rapporto con l’Unione Europea totalmente sbilanciato con poco ritorno per la Gran Bretagna.

La plateale vittoria di Nigel Farage e del suo partito UKIP alle ultime elezioni europee ha minacciato frontalmente l’esistenza stessa del governo Cameron, ritenuto troppo remissivo nei confronti dell’Europa e delle sue richieste. Incalzato dai sondaggi non particolarmente favorevoli alla rielezione di Cameron, il premier ha dovuto inserire nel manifesto elettorale 2015 la promessa di un nuovo referendum, stavolta per uscire dall’Unione. Materializzando così la minaccia che i media hanno prontamente ridenominato Brexit: ovvero la British Exit.

Il resto è storia recente.

Molti analisti scommettono che la vittoria schiacciante dei conservatori alle elezioni 2015 si è concretizzata proprio grazie al ritrovato euroscetticismo dei Tories che hanno potuto così, in extremis, acchiappare più di qualche voto dalle grinfie dell’UKIP che si è fermato al 13% (contro il 26,6% del 2014).

L’indomani del voto ha visto un Cameron impegnato in Europa per chiedere maggiori concessioni atte a frenare la crescita esponenziale dell’immigrazione in Gran Bretagna e, magari, ad evitare il referendum.
Ma, evidentemente, è prevalsa l’idea comune fondante della libera circolazione all’interno dell’Unione costringendo così il governo Cameron ad accelerare sul referendum per non perdere la faccia davanti agli elettori.

La gara è aperta dunque. Quando e come da decidere anche se Ottobre 2016 sembra una data realistica, soprattutto per evitare la sovrapposizione con altri appuntamenti elettorali.

Molte sono le dinamiche in gioco: sarebbe un errore pensare che il referendum possa semplicemente decretare o no la Brexit. Revisione degli accordi internazionali, isolamento politico e situazione economica sarebbero solo alcuni dei problemi da affrontare in caso di uscita dall’Unione Europea.
Senza contare che, come ha affermato l’ex leader liberaldemocratico Nick Clegg:

‘Non c’è in gioco solo un’unione, ma due. Se voteremo l’uscita dall’UE, non ho alcun dubbio che lo SNP sfrutterà l’occasione per convincere il popolo scozzese a lasciare anche il Regno Unito.’

 

 

Per conoscere la posizione dettagliata dei partiti britannici sul referendum europeo e i sondaggi clicca sulla PARTE 2.

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