Il Regno Unito verso le elezioni 2015: aggiornamenti e previsioni di governo.


Partiti britannici

Il 55° parlamento britannico vedrà la sua naturale scadenza il 30 marzo 2015. Ancora non è stata fissata una data certa per le elezioni politiche britanniche, anche se i quotidiani oltremanica indicano il 7 maggio come plausibile polling day per i quasi 50 milioni di elettori. I membri della Camera dei Comuni di Londra che dovranno essere eletti saranno 650, come da tradizione nonostante i numerosi tentativi del governo Cameron di portarli a soli (si fa per dire) 600.

In altre occasioni abbiamo già parlato della corsa verso la soglia magica dei 326 deputati necessari per avere la maggioranza e spazzare via la paura di un nuovo hung parliament come quello degli ultimi 5 anni. Ad oggi la partita è più aperta che mai: il sondaggio di Populus eseguito tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio su un significativo campione di oltre 2000 persone ha evidenziato un margine di vantaggio per il Labour sempre più risicato (+3%) sui conservatori di Cameron.

Lo stesso sondaggio ha ribadito il totale annichilimento dei Liberaldemocratici di Nick Clegg, partner dei conservatori nel governo uscente, che si attestano intorno ad un deludente 7%. Il sistema tipicamente britannico, ironicamente definito dall’Economist ‘dei due partiti e mezzo’, sembra essere al tramonto. Dal 1922 gli elettori britannici hanno, alternativamente, premiato come primo partito Conservatori o Laburisti con dietro, sempre in terza posizione, l’eterno partito liberaldemocratico. Il crollo di consensi di Clegg nei sondaggi e soprattutto l’irresistibile ascesa dell’arcinoto UKIP (secondo Populus intorno al 14%) mettere fine dopo quasi un secolo a questo monotono sistema politico.

Giusto per darvi un’idea di quanto sia liquida la situazione elettorale: i Libdems di Clegg avevano ottenuto il 23% nelle elezioni del 2010 rischiando addirittura di diventare il secondo partito britannico, mentre l’UKIP raggranellava un misero 3,1% non riuscendo ad eleggere parlamentari.

Lo SNP in Scozia.
Partiti maggioritari nelle circoscrizioni scozzesi. Il giallo è l’SNP.

Se si parla del collasso del ‘sistema a due partiti e mezzo’ non si può non citare la crescente importanza dei Verdi (dati tra il 5 e l’8%), ma soprattutto del dominio incontrastato dello Scottish National Party a nord del confine inglese. Lo SNP della nuovissima prima ministra scozzese, Nicola Sturgeon, vola oltre il 50% nei sondaggi e, nonostante l’ormai nota sconfitta al referendum per l’indipendenza, ha oltre 20 punti in più del secondo partito in Scozia (i laburisti).

Sembra, comunque, dato per scontato da tutti gli analisti che ci ritroveremo nuovamente di fronte ad un hung parliament, dove però l’assenza di un cospicuo gruppo di libdems potrebbe costringere un rieletto Cameron a venire a patti con l’UKIP. Malelingue, invece, mormorano che ci sia già una bozza di accordo orale per una ‘grande coalizione’ tra Laburisti e conservatori in caso di hung parliament.

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