Elezioni cilene, il ritorno di Michelle Bachelet?


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La Bachelet al voto

E’ vero, le elezioni italiane sono spassose. Materiale per i comici nostrani almeno per un lustro. Ma anche il Cile non scherza.

Lo scorso giugno si sono tenute primarie sul suolo nazionale per decidere i candidati alla elezioni politiche appunto. Fin qui tutto bene. I risultati sono stati schiaccianti per la coalizione di sinistra che ha visto il trionfale ritorno di Michelle Bachelet con oltre il 73%.
Il suo opponente è stato definito da un ‘misero’ 51%, ovvero il tanto discusso Pablo Longueira.

E anche qui tutto ok.

I due schieramenti politici (Nuova Maggioranza per la Bachelet e Alleanza per il Cile per Longueira), quindi, hanno cominciato ad affilare le armi in vista delle elezioni di domenica.
Se non fosse che 18 giorni dopo, Pablo Longueira (esponente di spicco della politica cilena e soprattutto ministro dell’economia dell’attuale governo cileno) si è dovuto ritirare dalla corsa. Neanche il tempo di decidere i manifesti elettorali. Esilarante.

Non è tutto. Perché Longueira era stato chiamato a sostituire il ‘favorito’ per le primarie della destra cilena: l’imprenditore Laurence Golborne. Aveva conti alle isole vergini britanniche ed è stato così costretto al ritiro.

Longueira, quindi, rappresentava la speranza del riscatto per la destra cilena. E anche lui ha dovuto rassegnare le dimissioni. Ufficialmente per problemi personali di salute. Si mormora che una devastante depressione abbia portato Longueira ad aprire le porte alla candidata ufficiale della destra (almeno per ora!) Evelyn Mattei.

Quindi domenica troveremo la Bachelet faccia a faccia con la Mattei. Una sfida tutta al femminile. Molti sono, tuttavia, gli outsiders tra cui Franco Parisi, celeberrimo commentatore televisivo cileno ed economista, e il guru della sinistra ecologista, Alfredo Sfeir.

Sul tavolo educazione gratuita, revisione legge elettorale e le condizioni sociali/economiche del paese. Da una parte, la Bachelet (già stata primo ministro dal 2006 al 2010) propone un’idea del paese più aperta verso la modernità, proponendo, tra le altre cose, l’avanzamento dei diritti per le coppie ‘non tradizionali’. La Mattei, invece, è ancorata a idee conservatrici legate al governo uscente di Pinera.

I sondaggi, per adesso, premiano la socialista Bachelet: pesante è l’eredita che il ministro Mattei ha ricevuto da Pinera. La candidata di sinistra però mette insieme una coalizione davvero diversificata fatta, oltre che da socialisti, da comunisti e cristiano-democratici. Qualcosa di simile all’Unione del 2006. Fossi nella Bachelet, quindi, non sarei così sicura di vincere.

Eventualmente, il ballottaggio si terrà il prossimo 15 dicembre. Ci sarà da divertirsi.

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