Le Falklands verso un referendum


Le Isole Falklands/Malvinas

I tempi della Thatcher sembrano così lontani, così pure quelli dell’Argentina militarizzata della giunta, di Galtieri e dell’imperialismo sulle isole Malvinas. Oggi, a distanza di trent’anni, le relazioni tra i due paesi (Argentina e Gran Bretagna) stentano a cementificarsi. L’uno provoca l’altro e la diplomazia non riesce a mettere la parola fine alla lunga disputa che coinvolge il possesso delle isole Falklands-Malvinas. Perfino le olimpiadi (vedi qui) diventano un occasione per ravvivare il contenzioso.
La guerra del 1982 ha provocato non solo una sonora batosta per gli argentini, ma anche l’inizio di una sorta di ‘guerra fredda’ tra i due governi. Entrambi, con fasi alterne, continuano ad accusarsi reciprocamente di imperialismo e neocolonialismo.

Improvvisamente i britannici si accorsero di quelle piccole e lontane isole che talvolta non erano pure annoverate tra i domini della corona. Solo dopo la vittoria della Thatcher, infatti, venne estesa la cittadinanza agli isolani che vennero considerati solo allora cittadini britannici a tutti gli effetti.
Ieri è stato scritto un ulteriore capitolo sulla questione delle Falklands: propio nel trentesimo anniversario della vittoria (1982-2012), il governo delle isole ha indetto un referendum per dimostare al mondo (e soprattutto all’Argentina) che la cittadinanza è e vuole restare sotto la Corona dei Windsor.

Manco a dirlo, il premier Cameron (che ha più volte citato la Lady di Ferro come suo modello) si è detto da subito entusiasta del progetto. E qualche maligno potrebbe aggiungere che proprio il governo di Londra avrebbe ‘consigliato’ (se non imposto) al governo isolano il suddetto referendum. Così William Hague, ministro degli esteri inglese, non ha perso un attimo e ha chiesto al mondo di ‘ascoltare quello che gli abitanti delle Falklands hanno da dire’.

Piattaforma petrolifera

 

La Kirchner, carismatica presidentessa dell’Argentina democratica, continua a raccogliere consensi in America Latina e rivendica con testardaggine le isole.

 

 

Ne fanno una questione di principio e di giustizia dicono, ma siamo davvero sicuri che i giacimenti di petrolio sottomarino non facciano gola? Le assidue e regolari visite di reali, ministri e personaggi in vista della compagine britannica vogliono solo riaffermare il principio di autodeterminazione o, piuttosto, ravvivare l’identità britannica di una sparuta comunità a migliaia di miglia da Londra?
Vedremo come andrà il referendum, fissato per adesso nella seconda metà del 2013. Quello che è sicuro, comunque, che le tensioni tra i due paesi non si risolveranno con una stretta di mano o con un voto.

Per saperne di più sulla guerra, clicca qui.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...