La Scozia verso l’indipendenza, o no?


Abbiamo già parlato delle passate elezioni locali in Gran Bretagna, dell’ottima rimonta dei laburisti, del collasso della coalizione di governo ToriesLibDems e della inaspettata (ma cercata) rielezione di Boris Johnson alla carica di sindaco di Londra.
Uno degli argomenti che questo blog segue con crescente interesse è il processo di devoluzione scozzese e il tanto ventilato referendum per l’indipendenza della nazione di William Wallace da Westminster.
E’ sicuramente difficile riassumere e soprattutto comprendere la difficile situazione politica d’oltremanica, soprattutto per gli stranieri. Purtroppo, quindi, è indispensabile una piccola introduzione al panorama politico scozzese prima di affrontare i risultati emersi nel 2012 a nord del Vallo di Adriano.

Negli ultimi anni, sotto la spinta del partito nazionalista scozzese (lo SNP di Alex Salmond), i consensi per un’ipotetica indipendenza si sono moltiplicati. E’ recente, infatti, la notizia del lancio della campagna ‘Yes Scotland’, ovvero la gigantesca operazione messa in atto da Salmond e i suoi per portare Edinburgo verso l’indipendenza.
Ovviamente, la vittoria del si non è scontata. Come in Irlanda, la comunità unionista scozzese è numerosa e farà tutto il possibile per allontanare lo spettro della fine del Regno Unito.

Si discute su tutto. Sondaggi a parte (che smentiscono oggi quello che affermavano ieri), i fatti sembrano suggerire che il popolo scozzese non sia ancora totalmente convinto dall’indipendenza. Salmond ed il partito nazionalista tutto spingono, infatti, per posticipare il referendum costituzionale verso autunno 2014; mentre i movimenti unionisti lo vorrebbero indire immediatamente. Probabilmente, questi ultimi (e i conservatori britannici) sono sicuri, al momento, di poter conservare la maggioranza di ‘No’ e archiviare così l’umiliante pagina indipendenza.

L’incertezza in cui versano i nazionalisti sembrerebbe confermata anche dalle loro pressanti richieste di inserire nella scheda elettorale una terza opzione equidistante dal si e dal no all’indipendenza. Potrebbe infatti presentarsi per gli elettori la possibilità di scegliere anche una devoluzione portata agli estremi, come alternativa all’indipendenza.
Questo escamotage ha tutto il sapore della paura di una sonora sconfitta per i repubblicani che potrebbe dilaniare il movimento una volta per tutte.

Sorgono poi una serie di questioni che mettono in dubbio i reali vantaggi di una scissione scozzese. D’altronde i due paesi sono legati dall’Atto di Unione da oltre tre secoli e non sarà facile per il Salmond di turno ottenere oltre che l’indipendenza geografica e politica, quella psicologica.
Che fine farà ad esempio l’unione monetaria? Quale conio adotterà una Scozia indipendente, se non avrà più la sterlina?
Sicuramente molti scozzesi adotterebbero l’euro come moneta corrente nel loro paese. Il momento economico non sembra tuttavia essere particolarmente propizio per un avvicinamento economico all’Unione Europea che versa in condizioni disastrose. Plausibilmente, dunque, la Scozia indipendente userebbe per un certo periodo di tempo il pound britannico per poi smarcarsene in periodi meno burrascosi.

Questa e molte altre domande (ad esempio a quale paese andranno i diritti di estrazione petrolifera nel Mare del Nord) assillano le menti dei politicanti e di chi dovrà dichiararsi a breve per il salto nel buio o per la continuità con la monarchia. Una cosa è sicura: se la Scozia è stata parte dell’Unione per così tanto tempo, è certo che gli unionisti, il governo britannico e soprattutto la famiglia reale tutta faranno salti mortali per evitare o far fallire il referendum costituzionale.

Non sarà facile per gli eredi di Wallace ottenere la tanto sospirata libertà.

Per approfondire:

La Scozia, Alex Salmond e gli ostacoli all’indipendenza

Il nazionalismo scozzese

 

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