Hugo Chavez e il suo nuovo alleato Mahmoud Ahmadinejad


La stampa internazionale sembra aver dimenticato Hugo Chavez. Il presidente venezuelano viene oggi citato solo per descriverne una presunta parabola discendente. Il 14 febbraio p.v. gli oppositori eleggeranno lo sfidante da contrapporre a Chavez nelle prossime elezioni presidenziali di ottobre. Ed il risultato non è certamente scontato.
Il tumore di Chavez sembra avere la meglio sulle sue politiche interne e estere, le immagini di un presidente malato, afflitto da mesi di chemioterapia e calvo, sembrano entusiasmare più delle sue iniziative.
In realtà il presidente venezuelano è attivissimo anche in questi mesi di ‘convalescenza’ (anche se non è chiaro ne il tipo di cancro che lo tormenta, ne i risvolti del trattamento sanitario).

Un evento trascurato dalla stampa internazionale (e non parliamo di quella di casa nostra) è stata proprio la visita del discusso presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad a Caracas.
Accomunati dalla visione anti-imperialistica e da un odio profondo nei confronti dell’amministrazione americana, i due leaders non sembravano poi così simili. Eppure il 10 gennaio scorso è andato in scena un siparietto molto divertente tra i due.

Da una parte abbiamo un presidente iraniano terrorizzato di fare la fine di Gheddafi, Mubarak e Ben Alì spazzati via dalla ‘primavera araba’, isolato diplomaticamente e sull’orlo di un embargo economico non trascurabile (anche se la Russia sembra giocare a nascondino nelle bilancie diplomatiche). La scelta di tirare dritto nelle sue politiche nucleari lo hanno costretto a cercare alleati agli antipodi del suo paese, cercando di spezzare quell’asse diplomatico che Obama sta cercando di ricostituire dopo le follie dell’ex Bush (che considerava gli alleati come pedine su una scacchiera).
L’odio verso gli americani si fa sentire anche all’interno degli stessi confini iraniani: recentemente, infatti, è stato condannato a morte Amir Mirzaei Hekmat, accusato di essere una spia della CIA.

Dall’altro lato abbiamo un Hugo Chavez molto ambiguo. I suoi numerosi contatti con i tradizionali nemici degli Stati Uniti stanno scemando molto velocemente. Gheddafi è stato ucciso lo scorso anno dalla rivoluzione, il siriano Assad è pronto a cadere e lo stesso presidente iraniano è indebolito dall’isolamento economico-diplomatico di cui parlavamo prima. Eppure il sentimento anti-americano che sembra apparentemente infuocare ancora Chavez, è smentito da alcuni incontri che recentemente hanno avuto luogo tra il Venezuela Bolivariano e alcuni presidenti non proprio socialisti.

Juan Santos e Hugo Chavez

Juan Manuel Santos, il presidente della vicina Colombia, ha ottenuto l’alleanza di Chavez nella lotta contro le temibili squadriglie delle Farc che hanno recentemente rialzato la testa. Chavez ha interrotto l’apologia della Farc (e probabilmente anche gli ingenti afflussi di denaro venezuelano diretto ai ribelli colombiani). Lo stesso incontro con il presidente peruviano, Ollanta Humala, ha fatto capire che, nonostante la facciata di irriducibile guerriero anti-imperialista, stia cercando di ritagliarsi un maggiore spazio in America Latina, anche tra i moderati.

Così Hugo e Mahmoud si sono trovati, ancora una volta, spalla a spalla, incensandosi a vicenda e promettendosi amore eterno. Perfino si permettono di scherzare sul nucleare iraniano: Chavez sorride affermando che sotto la collina dinnanzi al palazzo presidenziale sono nascosti missili atomici, pronti per essere diretti contro gli States.
Ma dietro gli scherzi e i sorrisi dei due, si cela la consapevolezza di entrambi che l’asse Caracas-Teheran non è sufficiente per sconfiggere la ragnatelica diplomazia americana. Non solo per la distanza che separa i due leaders, ma per la debolezza interna che contraddistingue i loro due paesi.

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