Gli ultimi socialisti: Hugo Chavez e il Venezuela


Hugo Chavez con l'usuale camicia rossa

Dobbiamo reinventare il socialismo. Non può essere il tipo di socialismo che abbiamo visto nell’Unione Sovietica, ma sarà chiaro che svilupperemo nuovi sistemi basati sulla cooperazione, non sulla concorrenza.

H.Chavez, 2005

L’argomento richiede la mia più profonda schiettezza. Sono sempre stato affascinato dai nuovi modelli socialisti, soprattutto quelli latinoamericani, ispirati dagli esempi di Che Guevara e Simon Bolivar, ma in molti versi distanti dai loro insegnamenti. Allo stesso tempo, tuttavia, rimango fortemente perplesso dinnanzi alle palesi privazioni delle libertà civili e alle dubbie condotte politiche dei governi neo-socialisti (Fidel Castro, Hugo Chavez, Lula, etc.)

Hugo Chavez è una figura indubbiamente interessante e per certi versi misteriosa. Sale e scende dalla ribalta internazionale solo quando prende posizioni contro l’imperialismo americano e insulta i suoi avversari mondiali (gli Stati Uniti certo, ma anche Gran Bretagna e Spagna tra molti altri). Difficile comprendere realmente lo spessore politico del presidente venezuelano senza essere influenzati dal filtro dei media e delle politiche ‘occidentali’. Chavez è variamente descritto come un despota ed un guerrafondaio amico di Ahmadinejad.

Il passato di Chavez è noto alla maggior parte dei cronisti: nasce in una famiglia umile della provincia di Barinas e si arruola nell’esercito appena raggiunta la maggiore età.
La dilagante corruzione dei governi venezuelani, ed in particolare di quello di Carlos Andres Perez, portano il paracadutista Chavez ad imbracciare le armi contro il potere politico e a partecipare ad una rivolta militare che investì tutto il paese.
Il golpe contro Perez fallì per la resistenza incontrata a Caracas, nella capitale, e Chavez passò alcuni anni nelle prigioni venezuelane per esservi poi liberato solo alla caduta del suo carceriere che venne sostituito da Rafael Caldera.

In pochissimo tempo, dal 1997 al 1999, Chavez riesce a fondare e far vincere un cartello di forze di sinistra che gli garantiranno il primo mandato da presidente del Venezuela. Il Movimiento Quinta República riuscì, infatti, a strappare il 56% dei consensi alle elezioni facendo leva su argomenti particolarmente sentiti dall’elettorato: analfabetismo, povertà, conflitti sociali e l’accessibilità del cibo ad ampi strati della popolazione.
Appena eletto istituì delle piattaforme (le famose missioni bolivariane) che si impegnarono per l’emancipazione sociale dei cittadini più indigenti del Venezuela. A tal proposito, sono molto interessanti le cifre e i grafici resi pubblici dopo i vari censimenti che si sono susseguiti durante il periodo Chavez. Essi dimostrano che i risultati raggiunti sono impressionanti: sia per le politiche sanitarie e educative (Chavez ha dichiarato sconfitto l’analfabetismo), sia per la lotta alla disoccupazione e alla diffusa povertà. Ovviamente l’altissimo status sociale fu finanziato con la nazionalizzazione delle risorse petrolifere del Venezuela.

Che si creda o meno alle cifre fornite dal governo (perchè di fonti governative si trattano), il popolo venezuelano ha dimostrato la sua riconoscenza al leader socialista in più di un’occasione.
Durante un duro sciopero infatti, una congiura ordita dall’ex presidente Perez e dalle gerarchie cattoliche (ed ovviamente con il beneplacito della comunità internazionale) creà una situazione di scontri che costrinsero Chavez a consegnarsi ai golpisti per evitare la guerra civile. Carmona Estanga si fregiò del titolo di presidente cancellando qualsiasi riferimento a Chavez ed al suo movimento. Curiosamente gli Stati Uniti non persero neanche un secondo a riconoscere il nuovo governo che avrebbe dovuto sostituire l’arcinemico socialista.
Un’impressionante mobilitazione popolare che chiese a gran voce la liberazione di Chavez portò il golpe al fallimento totale, restituendo così al leader socialista la carica di presidente.

In tutti questi anni Chavez ha potuto mettere su una sorta di alleanza politica tra paesi dell’America Latina, emancipandosi così dal dominio morale ed economico di Washington. Un progetto che non sembra essersi arrestato neppure con la malattia del presidente (attualmente soffre di tumore).

Hugo Chavez e Lula

Il Brasile di Lula (ora di Roussef), il Venezuela di Chavez e l’Argentina di Kirchner e perfino la Cuba di Castro formarono un asse economico che tutt’oggi minaccia la supremazia statunitense nell’area. Senza dimenticare l’appoggio di Chavez ai governi di Gheddafi e Ahmadinejad.

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