Il revisionismo rivaluta anche Pinochet


Il Generale Pinochet

Che di matti a giro ce ne fossero a migliaia, lo sapevamo. Dell’esistenza di persone come il revisionista David Irving che negano l’olocausto e il sistematico sterminio nazista ne tenevamo conto. D’altronde non si può essere tutti normodotati. Ed è giusto, a mio parere, dare a queste persone (come pure a quel raccapricciante Ahmadinejad) la possibilità di dire le loro sciocchezze: perchè la repressione genera la diffusione della menzogna.

Certo però che in taluni casi, il revisionismo raggiunge davvero livelli inauditi. Oggi sono rimasto scioccato dalla notizia che, in Cile, il governo conservatore di Sebastian Piñera ha ordinato di cancellare la parola dittatura accanto alla storia del periodo di Pinochet.
Il suo ministro dell’Istruzione, Harald Beyer, ha infatti dato disposizioni di revisionare i libri di storia cileni per rivalutare il generale, definendo il suo governo solo come ‘regime militare’. Come per dire che la feroce soppressione delle libertà civili individuali e le torture furono legittimate dal ‘pericoloso’ governo socialista democraticamente eletto di Salvador Allende.
La destra conservatrice cilena, rimasta lontana dal potere per oltre 20 anni, dimostra così di non aver fatto totalmente i conti con il proprio passato dittatoriale. Come storici, potremmo dare un’infinita di definizioni alla parola dittatura ed ognuna di esse avrebbe dei difetti e delle forzature. Ciascuno di noi interpreta la storia singolarmente e la contestualizza a proprio modo.
Alcune cifre, tuttavia, aiuteranno ad etichettare il periodo che va dal golpe della Moneda del 1973 e l’assassinio di Salvador Allende fino al plebiscito del 1989 e alle dimissioni di Pinochet nel 1990. Il rapporto Retting (Informe Rettig) fu stilato al fine di quantificare le malefatte dei diciasette anni di Pinochet (qui il testo completo originale del rapporto):

– 2.279 persone persero la vita per mano della dittatura
– di queste, 164 sono classificate come vittime di violenza politica e ben 2.115 palesano violazioni dei diritti umani.

Le fredde cifre aiutano senza dubbio a chiarire l’efficacia dell’apparato di repressione golpista di Pinochet; ma non rendono giustizia alle barbarie avvenute in luoghi resi tristemente famosi (Villa Grimaldi e Colonia Dignidad, solo per citare i più famosi).
Emblematica in tal senso l’allocuzione di Thor Halvorssen Mendoza, paladino delle libertà civili e presidente della Human Rights Foundation che si espresse duramente nei confronti di Pinochet e dei suoi scagnozzi:

‘Egli (Pinochet ndt) ha reso inerme il parlamento, soffocato la vita politica, censurato i sindacati, e ha fatto del Cile il suo sultanato. Il suo governo fece sparire nel nulla 3,000 oppositori, arrestò 30.000 persone (torturandone migliaia)…il nome di Pinochet sarà per sempre legato ai Desaparecidos e ai voli della morte, alla tortura istituzionalizzata che avvenne nel complesso di Villa Grimaldi.’

 

'Qui si tortura': i cileni denunciano nel 1983

Che Pinera cerchi in ogni modo di rivalutare forzatamente il passato cileno, da parte mia continuerò a considerare Pinochet un violento dittatore e Salvador Allende una vittima del terrorismo di stato. Con la complicità della onnisciente CIA.

Annunci

Un pensiero su “Il revisionismo rivaluta anche Pinochet

  1. Wonderful to see this here. For those of us who lived anywhere in Latin America tuhorghout the 1970s, the 9/11 date engraved on our consciousness is 9/11/73, Pinochet’s brutal devastation of the Allende years. Along with so much death (the imprisoned, the tortured, the missing, and those forced into lifetimes of exile), a subsidiary loss was art. The Allende years were known, among much else, for beautiful murals and a general flourishing of creativity in all genres. But what sustained so many during the long years of dictatorship was also art: the songs, poems, theater, and visual arts. This is where a people place their hope, waiting for the day when it may blossom again. Victor Jara’s Estadio Chile became a song sung tuhorghout the world. Art’s role in times of greatest despair as well as greatest joy is a constant reminder of how necessary it is.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...