Margaret Thatcher e la guerra delle Falkland (Parte II)


Inaugurando l’approfondimento sulla ‘Lady di ferro’ parlando di un evento squisitamente interno come lo sciopero dei minatori, qui vogliamo invece focalizzare l’attenzione sulla guerra combattuta tra l’Argentina e il Regno Unito per il possesso delle isole Falkland (Malvinas) nel 1982. Curioso come un piccolissimo lembo di terra, costituito da poche isole, abbia tenuto occupato due eserciti per alcuni mesi e causato più di mille morti e migliaia di feriti. In effetti, prima ancora di parlare delle fasi belliche, dovremmo cercare di comprendere i motivi politici (o geo-politici) e finanche economici che accessero la miccia della violenza.

Generale Galtieri

Le voci tradizionali della storiografia (seria o frivola che sia) incolpano la giunta militare argentina, guidata dal generale Galtieri, di aver ordito una ingiustificata invasione delle Falkland al fine di ottenere una veloce vittoria (che poi non c’è stata) e riconquistare preziosi consensi perduti nella crisi economica dei primi anni 80′.
Effettivamente l’Argentina stava attraversando una disastrosa recessione in termini economici ed il Processo di riorganizzazione nazionale, nome autoimpostosi dalla Giunta Militare al potere, ne era sicuramente consapevole. Inoltre la lotta, senza esclusione di colpi, tra la feroce dittatura militare e le formazioni para-terroristiche della sinistra stavano esacerbando la società e la politica, mettendo le basi per la teorizzazione di quella che sarà poi nominata la Teoria dei due demoni (Theory of the two demons in inglese, Teoría de los dos demonios in spagnolo). Da una parte stavano i guerriglieri antigovernativi dell’Esercito Rivoluzionario del Popolo (ERP: Ejército Revolucionario del Pueblo) e i peronisti dei Montoneros (MPM), dall’altra la Giunta Militare che governava l’Argentina con il pugno di ferro.
La repentina invasione delle Malvinas poteva essere dunque una ghiotta occasione per il presidente Galtieri per distogliere l’opinione pubblica dai numerosi problemi interni ed, eventualmente, salvare una dittatura sull’orlo del baratro (effettivamente la Giunta verrà spazzata via l’anno successivo alla guerra delle Falkland).
In realtà, come spesso accade, fa la sua comparsa in queste dirty wars anche il petrolio e le risorse naturali presenti sull’isola e che spiegherebbero non solo l’interesse della vicina Argentina, ma anche la ferocia con cui la Thatcher si riprese le isole.

Ad ogni modo, un’analisi sui motivi e le colpe della guerra non possono essere risolte in poche righe e, rischiando l’incompletezza, dobbiamo attraversare l’Atlantico e tornare alla nostra protagonista: Margaret Thatcher.

Lo sbarco delle truppe - Falklands 1983

Nei momenti successivi all’operazione Rosario in cui un manipolo di soldati argentini piantò la bandiera con il sole sul suolo delle Falklands, l’opinione pubblica britannica non credeva che una guerra così lontana potesse risolversi con una vittoria inglese. Probabilmente la Lady era l’unica, perfino nel suo stesso governo, ad essere determinatamente convinta di stroncare quella che vedeva come un’illegittima occupazione del suolo britannico.
Eppure alla Thatcher bastarono tre soli mesi (da marzo a giugno) per dichiarare la vittoria e la riconquista dei territori persi all’inizio di quella che doveva essere per l’Argentina una blitzkrieg.

La Thatcher, grazie alla provocazione bellica dell’Argentina, riuscì a ristabilire la geopolitica ante bellum ma soprattutto a reinserire la Gran Bretagna nel consesso delle nazioni militarmente pericolose. Che tradotto significava far valere i propri diritti anche in tempo di pace. La nazione comandata dalla Thatcher stava perdendo lo smalto internazionale, sia per i problemi legati alla violazione dei diritti umani in Irlanda del Nord (di cui parleremo nella III° parte) sia e soprattutto per il ruolo marginale che aveva avuto in importanti processi diplomatici dell’anno precedente all’attacco:

“Un anno (il 1981, ndt) che iniziò con un governo radicale islamico che aveva preso il potere a Teheran e che finì con l’Unione sovietica dell’Afghanistan.
Nel frattempo, il presidente americano Jimmy Carter dette un contributo a negoziare l’imperfetto trattato di pace di Camp David tra l’Egitto e Israele che, nonostante avesse fermato le ostilità tra Gerusalemme ed Il Cairo, non aveva compiuto seri passi per la risoluzione della grave situazione dei Palestinesi, un omissione che continua a perseguitarci anche oggi.

Il ruolo della Gran Bretagna in questi importanti eventi fu quello di un debole spettatore che guarda impotente eventi concatenati fuori dal suo controllo.
In Iran i rappresentanti britannici furono così compiacenti che fallirono dal prevedere che la radicalizzazione del clero della nazione avrebbe portato al rovesciamento di un alleato chiave pro-occidentale, mentre le proteste del governo britannico per l’invasione sovietica dell’Afghanistan furono a malapena registrate al Cremlino.”

Le parole di Con Coughlin, in un articolo del 2008 al Telegraph, ben descrive la situazione di marginalizzazione internazionale di cui soffriva il Regno Unito. Dalla disastrosa Crisi di Suez del 1956, gli inglesi non erano più riusciti ad imporre la loro egemonia senza subire l’ombra di Washington. Scott Lucas individua proprio nella vittoria delle Falkland il vittorioso tentativo della Thatcher di riprendersi autonomia internazionale dai tempi di Suez:

“(Suez, ndt) fu l’ultimo significativo tentativo della Gran Bretagna di imporre la sua volontà militare all’estero senza il supporto degli Stati Uniti, fino alla guerra delle Falklands nel 1982.”

La Thatcher potè così presentarsi alle elezioni dell’anno seguente con una spilla sulla giacca che diceva: ‘io ho vinto la guerra con l’Argentina, io ho scacciato i nemici e io ho riportato la Gran Bretagna in primo piano’. Quello che però la spilla non citava era il galoppante tasso di disoccupazione che non si arrestava, complice le sanguinose politiche interne del governo conservatore.
La vittoria alle Falklands furono certamente uno dei pilastri su cui poggiò la rielezione dell’83. La Thatcher riuscì a strappare oltre il 42% dei suffragi ottenendo una maggioranza di 144 MPs alla Camera dei Comuni.

Margaret Thatcher

Il ‘Fattore Falkland’ (Falklands Factor) aveva dato i suoi frutti: un’ondata di nuovo nazionalismo invase il Regno Unito e ipotecò la rielezione di Margaret Thatcher al numero 10 di Downing Street.

Alcuni links:

Il trionfo della Thatcher nel 1983. BBC News

Sleepless Margaret Thatcher ‘stayed up for the entire Falklands War’. Daily Mail

Video-Documentario sulla guerra delle Falkland, in italiano (4 parti).

L’annuncio della guerra di Margaret Thatcher alla Camera dei Comuni.

 

 

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8 pensieri su “Margaret Thatcher e la guerra delle Falkland (Parte II)

    • Any of our British Overseas Territories who express an afotceifn and desire to maintain a close affiliation to the UK, such as exhibited by the Falkland Islanders, deserves our full support. Delighted to hear about your assignment Amy.IanPS A big Thank you to ex PM Maggie Thatcher.

      Mi piace

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