Margaret Thatcher, lo sciopero dei minatori e la repressione


Certo vedere una vecchia ultraottantenne con disagi mentali non è mai un’esperienza allegra. Quando poi si tratta di una donna inflessibile e determinata come era Margaret Thatcher, l’effetto viene amplificato. L’Azheimer ha divorato anche la ‘Lady di Ferro’, piegandola al destino della gente comune. Eppure quella figura senile ha diviso e continua a dividere non solo l’opinione pubblica britannica e irlandese, ma europea in genere. La si amò o la si odiò.
Qualsiasi opinione si abbia della Thatcher, comunque, non si può negare che abbia modellato il destino della Gran Bretagna a partire dagli anni 80′ e che sia stata, per molto tempo, forse la donna più potente (e odiata) del mondo.

Gordon Brown, David Cameron e perfino il tanto discusso Tony Blair, non raggiungeranno mai il livello di notorietà della Thatcher. Undici anni ininterroti di premierato (1979-1990) hanno riempito un numero infinito di pagine di giornali e portato in piazza milioni di persone. Il bilancio dei suoi anni è difficilissimo da tracciare con sistematicità: molti sono stati infatti gli eventi che hanno segnato quei lunghi undici anni. Parleremo per convenienza dunque solo di tre grandi fatti (in tre diverse parti) che hanno cambiato non solo il destino politico e personale della Thatcher, ma di tutto il mondo.

La politica interna ed economica degli anni della Thatcher è ricordata all’insegna del liberalismo sfrenato, da processi di deflazione (almeno nella sua prima fase) e soprattutto dall’abbandono delle politiche sociali e della lotta alla disoccupazione. La graduale applicazione del Thatcherism (Thatcherismo) portò all’azzeramento dei diritti dei lavoratori e, ovviamente, ad un inasprimento dei disagi sociali tra il popolo britannico, in nome di quell’indefinito nazionalismo vittoriano tipico degli inglesi.
La decisione della Lady di Ferro di riformare la produttività portò ad un piano di progressiva chiusura dei molti impianti minerari di carbone ancora presenti sul suolo britannico. L’estrazione del carbone, materia prima della rivoluzione industriale e chiave di volta del successo inglese nell’epoca vittoriana, non era più profittevole e doveva essere convertita o spazzata via dalle politiche neo-liberiste della Thatcher. L’elettricità ed il petrolio davano ragione al premier.

Un necrologio poco lusinghiero per MacGregor (1998)

Tramite la sua eminenza grigia, Ian MacGregor,  messo a capo del National Coal Board, Maggie Thatcher fu inflessibile nel gettare sulla strada oltre 20.000 lavoratori, impiegati nelle venti miniere disperse nello Yorkshire e nell’Inghilterra centrale; annullando di fatto l’accordo raggiunto nel 1974. 
Il disagio della prospettata disoccupazione mise in allarme non solo i diretti interessati (minatori e le loro famiglie), ma intere comunità che basavano sull’estrazione del carbone la loro unica fonte di reddito.

Altrettanto inflessibile fu il famoso sciopero dei minatori che seguì questa drastica decisione e reso tristemente famoso da Billy Elliott e da altri film da toni cupi e malinconici. Arthur Scargill, presidente del NUM (National Union of Mineworkers, il sindacato dei minatori), invocò lo sciopero ad oltranza che interessò centinaia di migliaia di lavoratori. Picchetti, proteste e astensione dal lavoro durarono per oltre un anno, scatenando spesso episodi di violenza tra crumiri e scioperanti (come la morte di un tassista che stava portando a lavoro un crumiro a Merthyr) e tra gli stessi scioperanti e le forze di polizia.


Durante gli scontri emerse chiaramente come la fredda mente politica della Thatcher considerasse i lavoratori e le loro rappresentanze. Essi erano ostacoli da eliminare e rendere inermi tramite la repressione di stato che fu impiegata senza remore. Lo stato di emergenza venne utilizzato come uno strumento per spezzare la rivolta e mitigare, se non abolire del tutto, il diritto di sciopero dei minatori.

La battaglia di Orgreave (Battle of Orgreave), il 18 giugno del 1984, mostrò al mondo la ferocia con cui la repressione britannica stroncava lo sciopero. I cinquemila lavoratori accorsi per protestare vennero attaccati dalla temuta polizia a cavallo britannica che scrisse una delle pagine più nere della sua storia.
Ovviamente, come sempre accade per questo genere di eventi, le due parti si fronteggiano nel guadagnare legittimità agli occhi dell’opinione pubblica. Particolarmente significativa, comunque, appare la testimonianza di Lesley Boulton

La foto più famosa dei fatti di Orgreave

“Un sacco di uomini si erano tolti le loro magliette e le avevano messe nelle loro tasche. E certamente questo non è il genere di cose che faresti quando stai organizzando un attacco ad una forza di polizia seriamente equipaggiata- avevano i loro lunghi scudi, portavano caschi protettivi, manganelli. Non affronti polizia come quella con null’altro che un paio di jeans e scarpe da ginnastica. Perciò abbastanza categoricamente affermo che non ci fu la minima intenzione da parte dei minatori di attaccare la polizia. Io stessa, con molti altri minatori, fui costretta a scappare e a trovare riparo.”

Lo scontro, che nulla ebbe da invidiare alle battaglie della seconda guerra mondiale, si concluse con centinaia di feriti ambo le parti e decine di arresti. Un dato da non trascurare è la sentenza del 1991 (sette anni dopo lo scontro) con cui la corte costrinse la polizia a risarcire 39 arrestati con centinaia di migliaia di sterline.

Lo sciopero si concluse solo un anno più tardi. Il sindacato dovette ammettere (seppur con un margine risicato) la sconfitta ed il ritorno al lavoro. Il caso si risolse con un nulla di fatto per i lavoratori. Tuttavia l’odio profondo per il governo Thatcher e per le sue politiche (che perdura tutt’ora, soprattutto in Galles e in Yorkshire) portò conseguenze inattese per una stanca cornice di lotte sindacali locali e limitate.
Il 1984-85 rappresentò la prima vera lotta nazionale davvero radicata nella società e sul territorio. Proteste e marce come quella di Mansfield fortificarono la percezione che lo sciopero non riguardava solo i lavoratori delle miniere di carbone ma coinvolgeva ampi strati della società.
Per gli uomini dai volti sporchi, la protesta si risolse con una sconfitta, ma una sconfitta con il sapore della vittoria: essi dovettero tornare a lavorare dopo quasi un anno senza paga, ma la sensibilizzazione e la solidarietà che avevano riscosso da una Gran Bretagna generalmente indifferente alle lotte sociali aveva fatto tremare Margaret Thatcher ed il suo irriducibile governo.

Alcuni links utili sul governo Thatcher e lo sciopero dei minatori del 1984:

Arthur Scargill e la sua versione del 1984, The Guardian

Le miniere chiudono, BBC News

Database per lo studio dello sciopero

Interessanti le foto d’epoca di questo video e soprattutto la lettura dei commenti per capire quanto la società sia tutt’ora divisa sullo sciopero

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4 pensieri su “Margaret Thatcher, lo sciopero dei minatori e la repressione

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