La serena malinconia di Orciatico


Tedeschi, inglesi, americani, goti e burgundi: migliaia di eserciti affamati di cultura e pace dei sensi spersi tra i dolci declivi toscani. E gli italiani, dove sono finiti? Svezzati dall’ avido capezzolo del passato, abbiamo smarrito la nostra identità e soprattutto la consapevolezza di avere paesaggi unici al mondo.
Orciatico, senza ombra di dubbio, aiuta a riscoprire questa allocchita realtà. Là dove l’olezzo delle fabbriche stenta a infrangere la barriera dei colli pisani, là dove l’unico rumore è mosso solo dal filosofeggiare di un vecchio dopo qualche bicchiere di rosso.
Troppo minuto per essere limitato in una sterminata mappa, Orciatico si presenta agli occhi dell’avventore poco attento come uno dei tanti centri di dorsale toscani. Sarò forse troppo giovane per perdermi nella malinconica essenza dei piccoli centri medievali (o post-medievali), eppure questa piccola macchia mi ha conquistato.  Non merita neppure una citazione sulle più complete enciclopedie, è qualcosa di non consueto, e proprio per questo conserva l’alone intonso dei paesi alla vigilia del boom economico, dove una volta primeggiavano gli Etruschi.
Ad Orciatico quella nostalgia di epoche remote e mai vissute si acuisce.

Escluse le serpentine piccole strade che si snodano dalla vetta alle pendici, il paese non offre molto di più. Campeggiatori della domenica siete avvertiti. Una chiesa, poco più di un oratorio, è banalmente collocata nel nucleo ideale del piccolo abitato.

Sopraelevata rispetto al piano di calpestio della strada, é messa a monito della disinvolta terza età locale che ama passare il tempo sulle secolari panchine della piazza. I giovani non hanno resistito al richiamo della  “donna, la taverna e ‘l dado” di angiolieriana memoria.
Il tempietto, dedicato a San Michele Arcangelo, ha un sapore vagamente romanico e sembra affondare le sue radici storiche in epoca tardomedievale, quando, probabilmente, aveva il potere di battesimo tipico delle pievi. Eppure, la sua forma, ricorda piuttosto una costruzione recente, frutto plausibile di una moderna ricostruzione o restauro.
L’atmosfera criptica, nonostante ciò, permane e le decorazioni contribuiscono a tale effetto. Il crocifisso ligneo (XVII secolo?) è uno degli ultimi retaggi storici di questo centro, oggetto di fervido culto e ammirato con gelosia dai ‘forestieri’ dei contigui paesi.

Gli affreschi parietali, di dubbia qualità, appaiono piuttosto recenti (direi XIX secolo o forse anche più tardi) e riproducono la commercialissima iconografia degli evangelisti e una Madonna con Bambino.

Appena usciti dalla chiesa, quasi a rafforzare il medievale binomio tra il potere laico e quello religioso, sorge una piccola torre in pietra locale.

Per non farla lunga, se volete riscoprire le radici sociali del nostro lembo di terra e dar adito a quelle strane nostalgiche voci dentro voi, consiglio una visita (anche se veloce) ad Orciatico.

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2 pensieri su “La serena malinconia di Orciatico

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