David Miliband e la successione di Gordon Brown


Morto un papa se ne fa un altro. E’ la legge. Il New Labour (che poi tanto New non è più) non fa eccezione. Devono e vogliono voltare pagina, allontanando l’antipatia che Brown aveva attirato sull’intero partito. Il secondo (insperato) secondo posto non è bastato a salvare la nave del cancelliere di Tony Blair che, astutamente nel 2007 si era messo in salvo su una scialuppa proprio mentre il Titanic affondava. Il misero 29% ha frantumato le religiose speranze di Brown e dei suoi seguaci che, comunque, parlavano di successione anticipando una sonora sconfitta elettorale. Il poveretto ha definito la tornata elettorale ” un suo esclusivo errore”, salvando il salvabile.

Si è aperta così la successione alla carica di segretario del partito laburista britannico e certamente David Miliband sembra avere molte possibilità per ambire ad essere il nuovo Brown.

Il buon David fu già Ministro delle Realtà Locali poi venne promosso da Blair al  Ministero dell’Ambiente e infine godette di crescente fiducia nel ruolo chiave di Segretario di Stato per gli Affari Esteri e del Commonwealth, in altre parole il Ministro degli Esteri Britannico del governo Brown. Insomma Miliband ha un curriculum di tutto rispetto.

Ha detto di voler ricostruire il partito portandolo ad essere “un grande campione nel campo delle riforme sociali ed economiche”. Anche lui, come molti altri politici britannici, presagiscono nuove auree epoche di virgiliana memoria.

La sua età può essere un buon punto di forza: è stato, infatti, il più giovane ministro degli esteri in trent’anni. E, nonostante questo, si è rivelato un osso duro in campo internazionale.
Nel 2008, dopo gli attacchi di Mumbai, si è recato in India e ha ammesso che la “generica guerra al terrore” è un concetto erroneo. Propose infatti la risoluzione del conflitto del Kashmir per togliere aria ai terroristi islamici, scatenando così la reazione seccata delle autorità indiane.

In effetti, seppur la questione si presentò molto spinosa, le sue parole dimostrano un raro acume politico. Miliband è, infatti, uno dei pochi a scindere le varie cellule terroristiche internazionali, evitando così un calderone indistinto:

” The idea of a “war on terror” gave the impression of a unified, transnational enemy, embodied in the figure of Osama bin Laden and al-Qaida. The reality is that the motivations and identities of terrorist groups are disparate. Lashkar-e-Taiba has roots in Pakistan and says its cause is Kashmir. Hezbollah says it stands for resistance to occupation of the Golan Heights. The Shia and Sunni insurgent groups in Iraq have myriad demands. They are as diverse as the 1970s European movements of the IRA, Baader-Meinhof, and Eta. All used terrorism and sometimes they supported each other, but their causes were not unified and their cooperation was opportunistic. So it is today.”

Questo scriveva nel 2009 sul Guardian. (Qui per leggere integralmente l\’intervento di Miliband).

Perfino nello Sri Lanka, durante la fase finale della lotta dei nazionalisti di Colombo contro le Tigri Tamil, fu accusato di “supportare il terrorismo” per aver invocato un armistizio al fine di salvare migliaia di vite civili (Leggi qui).

Insomma David Miliband pare essere il naturale successore di Brown alla testa dei Labours. Certo è che, se ha conservato anche la metà della tenacia che aveva da ministro, non c’è da meravigliarsi se i laburisti torneranno a Downing Street molto presto.

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