David Cameron e il governo alle prime armi


Dopo quelli che Nick Robinson (BBC News) ha definito “i cinque giorni che cambiarono la Gran Bretagna”, la situazione politica sembra quieta oltremanica. Curioso come la prima coalizione governativa che il Regno Unito ha visto da 65 anni a questa parte sia stata messa in piedi, appunto, in soli 5 giorni. La temibile empasse dell’hung parliament, ovvero del “parlamento appeso” (senza maggioranza assoluta di seggi) è stata brillantemente superata a tempo di record.

Cinque giorni di colloqui serrati hanno portato al felice (per ora) matrimonio tra Nick Clegg dei Lib Dems e David Cameron dei Tories. Malelingue sussurrano che, oltre alla palese somiglianza fisica, oggi assistiamo ad un avvicinarsi di posizioni politiche. Già si parla di LibCon.
Ad ogni modo, è probabile, come Robinson suggerisce, che David (superfavorito della vigilia) avesse già chiesto a Nick di sposarlo e che questo avrebbe tracheggiato. Gordon Brown non è mai stato preso sul serio, non era un buon partito.

Detto fatto. Clegg è stato il primo a citare “tagli selvaggi” alla spesa pubblica per non fare la fine della Grecia, oggi Cameron, dal canto suo, si scaglia contro alcune bizzarre categorie. Nel mirino del residente aureo del 10 di Downing Street sono i supermarket che “vendono 20 lattine di Stella per un cinquino”. Roba da far rabbrividire perfino Bersani e la sua lenzuolata.

Ammirevole il tentativo odierno di Cameron di porre l’accento della ripresa sul turismo e sulla cultura(mica come l’Alessandrina Italica che invece di sciogliere il nodo di Gordio, lo taglia). Di contro alla “Cool Britannia” del Labour, Cameron vorrebbe incentivare l’afflusso di turisti sul patrimonio che la GB, indubbiamente, possiede. L’operazione dovrebbe, secondo Cameron, risvegliare l’identità culturale britannica e far irrompere la nazione tra la top five dei paesi più visitati.
Ma il lampo di genio di David non conosce limiti propositivi. E’ un politico e certamente non regala perle di saggezza fini a se stesse. Ha pure parlato in soldoni suonanti, regalando una stima di crescita pari al 60% proprio grazie al turismo. Notevole e apprezzabile sforzo.
In altre parole, un premier britannico (conservatore per giunta) è riuscito a coniugare cultura e ritorno economico. Non pare difficile, eppure qualcuno dovrebbe spiegarlo ai Rutelli e ai Bondi.

“Se non abbiamo battuto la Germania a calcio, perchè non possiamo farlo nel campo del turismo” ha riferito l’esilerante premier. Non male per un quarantaquattrenne uscito dal prestigioso Eton College.

Insomma chiamatelo come volete: Tory Blair, Crunchy conservative…ma, per adesso, Cameron tiene tutti per le palle.

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