La rabbia del “Bel” Paese


Piazza del Popolo non è mai stata così bella. L’obelisco, le chiese, la terrazza del Pincio sono passate in secondo piano. Arrivo per le 14, quasi un’ora e mezza prima dell’inizio concordato. Finalmente ci siamo. Finalmente la manifestazione per urlare la mia rabbia, la nostra rabbia. Per dimostrare al mondo e all’Italia soprattutto che non siamo diventati automi. Abbiamo ancora dignità.

 

Folla di Piazza del Popolo

Non mi importa se siamo 60.000 o 200 mila o 300 mila. Non mi sarebbe importato poi molto fossimo stati anche 1 milione. La piazza del popolo si è rivelata degna di questo nome. Una miriade di persone libere venute da tutta Italia per protestare, per rivendicare un diritto: essere informati oggettivamente. Informare è un dovere, essere informati un diritto; questo uno dei tanti slogan della giornata di sabato.

All’inizio solo qualche centinaia di persone e qualche turista che si avvicinava curioso in cerca di qualche anglofono per chiedere spiegazioni. In alto, quasi perpendicolare sulle nostre teste, un mistico Gramsci con il suo famoso “Odio gli indifferenti”. Giusto aforisma per una degna giornata. L’Italia, in parte, ha dimostrato di non esser fatta solo di smidollati indifferenti, ma anche di guerrieri.  E proprio con lo stesso ardore di sabato, proprio con lo stesso “spirto guerrier ch’entro mi rugge” adesso sto scrivendo.

Per una volta i politici si sono mischiati con la folla di privati cittadini: Bersani, Franceschini, Dipietro e Vendola sono solo alcuni nomi che ho visto a giro. Ho intrattenuto relazioni con Franco Giordano e Gavino Angius. Nella sterminata folla, un sacco di volti noti(e incazzati) del giornalismo italiano. Personaggi in vista sciolti in un’indefinita massa di gente d’ogni risma.

Gli interventi sono stati tutti  favolosi, ma non so se li possa considerare tali senza l’entusiasmo della giornata.

“Il cittadino non informato o informato male è meno libero” è stata la bellissima frase di quel simpatico vecchietto che fu Valerio Onida, presidente emerito della Corte Costituzionale. Poi Saviano, messo sotto scorta e costretto a vivere continuamente sotto minaccia, per aver denunciato con le parole un tipo di criminalità. Saviano rinnova la memoria dei giornalisti caduti(tra tutti la nostra Cutuli e la Politkovskaja) per aver raccontato verità scomode, cadute per fare il loro lavoro onestamente. Chiede Saviano di non infangare la loro memoria mettendo il bavaglio ai giornalisti. Ma io sono più esplicito: la vergogna deve marchiare il volto di persone come Vespa, Belpietro, Fede che si fanno chiamare giornalisti, ma che si presentano al pubblico con il discorso già preparato. Sono indignato. Non per Saviano, ma per noi stessi. Per il mio paese che tanto amo.

Applausi scroscianti e spontanei per la Guzzanti, Dandini e Santoro. Un’autentica ovation quando si cita Marco Travaglio e il team del nuovo “Il Fatto Quotidiano“, di cui sono un accanito lettore.

Poi l’intervento cauto, ma comunque interessante, di Neri Marcorè e le canzoni della DeSio e di Cristicchi ( che sono riuscite a far ballare perfino quel tronco di mia madre).

Voglio concludere perchè in rete esistono resoconti ben più dettagliati dei miei. Ieri, sabato 3 ottobre, ho visto finalmente l’Italia che avrei voluto vedere prima. Ho visto un paese che lotta per raggiungere i propri obiettivi. Ho visto un paese solidale e intelligente. Per un attimo, si è spenta l’urgenza di dover emigrare, disgustato da questo paese e dalla sua indifferenza, proprio quella che portò al fascismo e che Gramsci aveva tanto combattuto. Ma è stata solo un epifania, come il ricordo di un sogno, portato via dalla grigia realtà del mattino. E’ l’Italia, ed io la amo anche per questo.

 

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