Il Titanic è tornato a Belfast

Sono da poco tornato dall’ultima (ennesima) vacanza a Belfast. Vacanza si fa per dire, s’intende. Non mi sono lasciato sfuggire l’occasione di visitare la nuova, chiacchierata mostra sul transatlantico più famoso della storia.
Premetto che non sono un grande fan del lato ‘romantico’ del Titanic. Voglio dire: chi non ha visto il famoso film o fantasticato sulla storia della nave. Certamente però non mi definirei un ‘fissato’ come ce ne sono molti a piede libero. Ero e resto potentemente affascinato dal lato ‘storico-sociale’ del Titanic: le divisioni classiste, lo stile di vita a bordo della traversata, i motivi dell’emigrazione etc.
Mi sono quindi preso 3-4 ore libere da proteste, murales e dibattiti sulla guerra civile irlandese e mi sono diretto verso il nuovissimo Titanic Quartier di Belfast.

Il quartiere, che in realtà è l’area occupata dai vecchi cantieri della Harland & Wolff, si estende notevolmente lungo il famoso fiume Lagan. Pavimentazioni luccicanti, nuovi ponti e passaggi, note storiche e riferimenti al transatlantico fanno del ‘Titanic Trail’ (letteralmente ‘Sentiero del Titanic’) un interessante percorso per arrivare al famoso e pionieristico edificio che ospita l’esibizione.
Non fidatevi troppo dei segnali turistici e/o stradali che vi indirizzano al main building perchè, probabilmente, chi li ha ideati doveva avere come antenato Dedalo di Atene. Ovviamente, i pianificatori hanno voluto sfruttare al massimo l’area, ma davvero non c’è necessità di farsi km di lungofiume se non si è mossi da interesse ornitologico. Consiglio, vivamente, a chi non ha tempo da perdere di prendere la linea 26 del Translink.

L'edificio principale
L’edificio principale

La costruzione dell’imponente Titanic Belfast (si è il suo nome ufficiale: gli irlandesi non brillano certo di creatività) è costato qualcosa come 78 milioni di sterline (circa 96 milioni di euro) e si è prolungato per soli 3 anni (altro che la Salerno-Reggio).
La mia personalissima impressione è che sia un gioiello modernistico dal gusto un po’ di kitsch che con il Titanic ha poco a che fare. Ma le mie nozioni architettoniche sono più legate alle capanne protostoriche che non al XXI secolo.

L’atrio dell’edificio è di sicuro effetto scenico e l’esibizione può iniziare al I° piano, ovviamente dopo aver pagato un costosissimo biglietto di 13 sterline (quasi 21 euro). Per la gioia di giapponesi (e non solo), rilasciano anche un ‘biglietto ricordo’, la cui utilità mi sfugge tutt’ora.Le gallerie sono nove in tutto e si snodano su diversi livelli: si inizia con un interessante finestra sulla Belfast agli albori del XX secolo, ovvero quando la nave è stata costruita. Si citano nomi, cifre e personaggi della White Star Line resa universalmente nota dal film. L’impatto iniziale è sicuramente ‘diverso’ dalle mostre nostrane: ologrammi, filmati e giochi di luce vorrebbero far calare il visitatore nell’atmosfera dei tempi.

Le due gru gemelle della H&W
Le due gru gemelle della H&W

La Harland & Wolff (le cui gru gemelle Sansone e Golia svettano ancora a Belfast come testimoni di una storia lontana) e la storia dei suoi cantieri è ricostruita grazie a dettagliati pannelli esplicativi. Tutte le creazioni navali della H&W sono citate dai pannelli interattivi e le foto d’epoca lasciano solo intuire la grandezza del bacino di carenaggio più grande al mondo.
La galleria ricorda solo alcuni dei 35 mila volti che lavoravano al cantiere per pochi soldi. Nessun accenno nell’esposizione alle condizioni sociali dei lavoratori, alla mancanza di garanzie, di sicurezza e soprattutto nessun riferimento alle discriminazioni religiose che subivano i cattolici sul lavoro (le percentuali di lavoratori cattolici alla Harland & Wolff erano bassissime).

Cabina di I° classe con ologramma sullo sfondo
Cabina di I° classe con ologramma sullo sfondo

Il percorso ci porta poi a conoscere i locali della nave: dalle gigantesche caldaie ai  lussuosissimi alloggi di prima classe. Molto interessanti sono le ricostruzioni delle cabine di I, II e III° classe (vedi foto) che avvicinano il visitatore a quello che era davvero l’uso dello spazio all’interno del translatlantico più grande dell’epoca. Un po’ amareggiato dai silenzi della prima parte della galleria, mi aspettavo almeno qua qualche riferimento sulla tragedia degli emigranti (irlandesi e non) verso l’America. Niente di tutto questo per Titanic Belfast.

La sezione dedicata all’affondamento è ricca e dettagliata, anche se la fama della nave ridimensiona il divertimento della scoperta. Nulla di nuovo aggiunge a quanto detto finora da libri, film e documentari.
Lasciata la parte ‘storica’ dell’esposizione si entra infine in quella ‘moderna’: il ritrovamento del relitto e la costruzione del mito del Titanic. Mentre sulla prima parte vale decisamente la pena investire del tempo, la sala con poster, foto e locandine di film sul Titanic può essere saltata dal visitatore senza particolari rimorsi. In definitiva, essa non offre niente di più di Google Immagini o di un buon libro illustrato sull’argomento.

I vestiti originali dal film
I vestiti originali dal film

I vestiti originali e le riproduzioni delle apparecchiature di bordo usate da James Cameron per il suo kolossal hanno sicuramente impressionato molti (a giudicare dalle foto scattate in quei 2 metri quadrati dai turisti), ma hanno lasciato indifferente il sottoscritto.

Il piccolo e ipertecnologico ROV usato per la riscoperta del Titanic da Robert Ballard è sicuramente il pezzo forte dell’ultima sezione, così come la (ennesima) possibilità di interagire con i fondali su cui giace il Titanic. Il visitatore, con le sue manine, può decidere di spostarsi sul fondale interattivo di un fittizio Atlantico ed esplorare gli oggetti dal Titanic, ripresi dalle diverse escursioni in sito.
Proprio relativamente ai reperti dal relitto si muove la mia seconda critica. Ho letto in diversi articoli di aste dedicate agli oggetti (più o meno ricchi) recuperati dal Titanic. La scena iniziale del film di Cameron mostrava occhiali, bambole, scarpe. Ed era quello per cui ho speso ben 13 sterline. Volevo capire come vestissero i nostri antenati, come passassero il tempo durante il viaggio, la loro mentalità. Insomma incontrarmi e scontrarmi con la storia degli uomini e delle donne protagonisti del disastro più che con la storia della nave in se stessa. E sono rimasto irremediabilmente deluso.
Si abbandona la mostra con la sensazione di aver letto metà delle informazioni offerte dalle installazioni interattive, pur avendoci passato in compagnia alcune ore.  Non c’è alcun oggetto ‘protagonista’ della storia. Solo foto, ricostruzioni e quelle maledette diavolerie tecnologiche che mi hanno lasciato l’amarezza di essere stato sapientemente ingannato.

A giudicare dalle recensioni d’oltremanica, il Titanic Belfast sembra un’esperienza da non perdere assolutamente. Forse le mie aspettative erano troppo alte o forse non sono al passo con i tempi (e soprattutto con la pionieristica maniera anglosassone di ‘fare cultura), o più semplicemente avrei dovuto visitare il tutto con uno spirito diverso, meno umanitario e più distaccato. Mea culpa.

Per non farmi la reputazione da inflessibile castigatore, voglio citare un sito che ho conosciuto diversi anni fa, gestito da Claudio Bossi (che, se non erro, ha scritto recentemente anche un libro sul Titanic). Ecco, laggiù, in quel sito, ho trovato la Storia che cercavo del Titanic. Più che a Belfast. Manco a dirlo, vi invito a visitarlo (cliccando qui).
Sono davvero curioso di sapere se Bossi abbia visitato o meno il Titanic Belfast che, rimane, una tappa obbligata per gli appassionati.

Qua il sito ufficiale dell’esposizione. E, qua, una recensione (in inglese) più entusiasta della mia.