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Come avevamo anticipato in questo post, sono trascorsi i trent’anni che separano l’archiviazione di un documento ufficiale segreto dalla sua possibile pubblicazione. Dico ‘possibile’ perchè, ovviamente, esistono files che devono rimanere secretati ad kalendas graecas.
I documenti resi pubblici hanno creato scompiglio tra i media oltremanica, ma non sembrano aver inciso più di tanto sugli eredi politici di quel lungo corso politico che fu il thatcherismo. I conservatori non sembrano, infatti, aver dato molta importanza alle informazioni uscite dagli archivi nazionali britannici. Vediamone qualche punto riguardante i primi degli undici anni del governo Thatcher, molti dei quali risalenti al 1981:
Censura di stato: Che Margaret Thatcher non fosse uno spregiudicato difensore delle libertà individuali era cosa certa, ma i cables sottolineano come l’ingerenza della Lady di ferro fosse più profonda di quanto ci si aspettasse. Margaret Thatcher, infatti, minacciò di censurare integralmente una trasmissione televisiva destinata a rivelare il modus operandi dei servizi segreti di Sua Maestà (MI5 e MI6).
Il Premier ha, infatti, il potere di censura sui media per interessi ritenuti ‘superiori’ e il segretario della Thatcher, Sir Robert Armstrong, le consigliò in una lettera strettamente privata di esercitare questo suo diritto di veto sulla trasmissione in programmazione della BBC. Seppure il segretario si diceva ‘preoccupato’ sugli effetti di un’ipotetica censura di tale gravità, le raccomandò di sincerarsi che il programma non potesse avere effetti negativi sull’immagine pubblica dei servizi segreti, particolarmente attivi in quegli anni.
Tagli delle spese: un interessante cable dagli archivi riguarda il riammodernamento dell’appartamento presidenziale, al celeberrimo 10 di Downing Street. Il Parlamento domandò trasparenza per le note spese di quell’episodio e venne delineato un costo totale di oltre 1.800 sterline. Tuttavia le annotazioni personali della Thatcher tagliarono alcune note come le lenzuola e la lucidatura dei mobili. Esse, infatti, recitano in inschiostro blu:’ Usiamo una sola stanza, il resto può tornare al negozio’. Particolarmente interessante è l’appunto che la baronessa Thatcher fece riguardo la tavola per il ferro da stiro: ella si offrì di comprarla a sue spese, così come il lino necessario alla camera da letto.
Anche nei rapporti con il segretario di Stato per il Galles, Nicholas Edwards, emerge l’oculata gestione delle risorse pubbliche da parte della Thatcher. Il segretario viene infatti rimproverato di voler spendere 26 mila sterline per un piccolo appartamento a Cardiff. La Thatcher, pur definendo la proposta ‘una buona idea’ non si lascia incantare e invita a cercare altri preventivi perchè ‘non può credere che un appartamento con un bagno ed una camera possa costare 26 mila sterline’. E, con il solito inchiostro blu, perentoriamente chiude: ‘Cerca altre stime!’.
Un’idea della gestione pubblica così lontana dagli sprechi personalistici odierni.
Il problema Nord Irlandese: Nonostante quel che si possa leggere, sembra che il problema del nazionalismo irlandese fosse una costante spina nel fianco del governo Thatcher. Com’è noto, il 1981 fu un annus horribilis per le sei contee dell’Irlanda del Nord e per coloro i quali sostenevano la causa di un’Irlanda unita e libera dal controllo britannico (che perdura tutt’oggi).
Il 1981 vide l’inizio dell’evento mediaticamente più favorevole all’IRA e ai nazionalisti irlandesi: molti giovani prigionieri politici rinchiusi nel famoso carcere Maze (o Long Kesh) nelle vicinanze di Lisburn si lasciarono morire di inedia per protestare contro le condizioni carcerarie a cui erano sottoposti. Ben 10 ragazzi (per lo più tutti ventenni) morirono uno dopo l’altro per ottenere lo status di prigioniero politico e le famose cinque richieste (The Five Demands, che è anche il nome del sito di approfondimento con cui collaboro). Le cinque richieste, avanzate dai prigionieri e supportate dallo Sinn Fèin e dai nazionalisti erano:
1) Il diritto di non indossare le uniformi carcerarie
2) L’astensione dai lavori carcerari
3) Il diritto di libera associazione con altri prigionieri
4) Il diritto di organizzare occupazioni ricreative ed educative,
5) Il diritto a ricevere una visita, una lettera ed un pacco a settimana.
La discussione sull’atteggiamento tenuto dal governo Thatcher potrebbe occupare pagine e pagine. Preferisco dunque descrivere l’inflessibilità con cui la baronessa trattò la questione con una sua stessa citazione: ‘Crime is a crime is crime, it’s not political’ (vedi video). Quest’approccio, davvero poco umano, nei confronti di giovani che stavano lentamente morendo l’hanno trasformata nel nemico pubblico n°1 degli irlandesi. Un odio che ancora non si placa e che spinge moltissimi irlandesi ad invocare la morte della ‘bastarda senza cuore’ (uno dei tanti epiteti usati a Belfast per indicarla).
In realtà le verità emerse dalla pubblicazione dei files segreti rivelano un’altra faccia della medaglia. Dietro l’apparente durezza della posizione intransigente britannica, la Thatcher autorizzò per ben due volte l’apertura di un canale tra il suo governo e gli scioperanti della fame nel carcere di Maze. Non solo. Sembra infatti che ella fosse pronta a piegarsi ad alcune delle richieste, confermando la tanto contestata versione di Richard O’Rawe.
Le rivolte urbane di Liverpool: la Thatcher annota il suo stato d’animo dopo aver visitato Liverpool all’indomani degli scontri urbani di Toxteth (Toxteth riots) occorsi nel luglio del 1981 contro le forze di polizia. Nonostante la Baronessa fosse rimasta molto impressionata dai sentimenti anti-polizia delle comunità locali, ridimensionò il problema di una Liverpool devastata. La Thatcher infatti rifiutò in parte il piano di Micheal Heseltine per la ricostruzione di alcuni quartieri della città e gli stessi cables rivelano parallelismi tra la gestione delle rivolte di Liverpool e quelle di Londra dell’anno appena trascorso. La Thatcher rifiutò categoricamente l’invio dell’esercito per le strade di Liverpool e promise un’adeguata fornitura di equipaggiamento alla polizia che avrebbe dovuto, da sola, far fronte ad altre, ulteriori, rivolte.
Certamente il film incentrato sulla figura della Thatcher che sarà interpretato dalla bravissima Meryl Streep dovrà fare i conti con queste nuovissime e rivoluzionarie rivelazioni sulla figura della Baronessa di Ferro.



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